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mercoledì 19 agosto 2020

Zingaretti: Il mio piano per le riforme


La scelta di formare questo governo da parte del PD è stata lungimirante, ora tanti tifosi di allora fischiettano, ma io la difendo. Anche se non vanno nascoste le difficoltà, le contraddizioni e anche i prezzi che noi abbiamo dovuto pagare in nome della salvezza della Repubblica.

Ma senza questo governo, per esempio, non avremmo potuto fronteggiare la pandemia: Salvini l’avrebbe gestita come Trump o Bolsonaro. Inoltre il rapporto conflittuale con l’Europa da parte dei populisti illiberali non avrebbe permesso di ottenere per l’Italia gli straordinari risultati, in termini di risorse e anche politici circa l’orientamento generale della commissione che ha rotto con le politiche di austerità e si è aperta alla cooperazione, al rischio comune, alla solidarietà.

I fondi europei
Iniziamo da qui. Dal lavoro fatto. E da qui pensiamo alle prove terribili che ci attendono. Non possiamo sbagliare. Non è in gioco un’alleanza di governo ma la tenuta della nazione nei prossimi anni. Il Pd è il partito che intende guidare la transizione ad un’altra Italia. È il partito che risolve i problemi in un’ottica riformatrice e realistica. Quando ci si chiede cos’è il Pd io rispondo semplicemente: il Pd è la garanzia ed è il motore affinché le cose cambino in meglio. Ecco perché dopo l’emergenza, nella fase della ricostruzione spetta anche a noi indicare con chiarezza, nella coalizione di governo, i fronti che riteniamo prioritari. Nell’immediato e per il futuro. Le risorse del Recovery Fund vanno utilizzate su progetti credibili, concreti e di valore strategico. Si sta lavorando a Palazzo Chigi, in queste ore, con il coordinamento di Enzo Amendola per avere già a settembre un quadro delle scelte che si intende compiere. Comunque tali scelte vanno fatte in una prospettiva chiara: non dobbiamo tamponare l’emergenza con rivoli di sostegni e di interventi in ordine sparso e di carattere emergenziale.

Le nostre priorità
Il Recovery Fund è l’occasione per il riscatto dell’Italia. Ma il riscatto dell’Italia si avrà solo se quello che realizzeremo non ci porterà a riaccendere il vecchio sviluppo; bisogna, finalmente, tentare per la nazione un nuovo sviluppo qualitativamente più alto e avanzato. Abbiamo detto innovazione, ricerca, scuola, capitale umano, valorizzazione dei nostri talenti, green economy, digitalizzazione del Paese e drastico ammodernamento della pubblica amministrazione, con la semplificazione dei regolamenti troppo numerosi e complicati e della ancora così forte vischiosità della pubblica amministrazione. Impegno contro le discriminazioni di genere. E poi, è decisivo il rilancio di politiche industriali in grado di coordinare meglio le strategie e dare alle nostre grandi imprese pubbliche degli obiettivi Paese. E il sostegno molto più attivo al tessuto della piccola e media impresa: sul piano fiscale, adeguando anche i pagamenti all’erario da parte da tante partite Iva in modo da far corrispondere l’esborso per le tasse all’andamento reale dei ricavi. Occorre su questo una svolta della sinistra: quattro milioni e mezzo di partite Iva non nascondono tutti evasori italiani, ma fanno crescere l’economia, l’occupazione, un micro-indotto che è la condizione per ricostruire un ceto medio italiano. Questo è il modo anche più diretto ed efficace di aiutare il Nord, così colpito dal Covid. E infine infrastrutture moderne, risanamento strutturale del dissesto idrogeologico dei nostri territori, interventi nel Mezzogiorno d’Italia che dall’emergenza debbono passare alla capacità di sostenere i mille talenti, le mille imprese, i meravigliosi territori agricoli e turistici che ha il nostro Sud, con una qualità eccezionale rispetto a tutti i Paesi del mondo. La scuola, ecco il secondo fronte, è in una condizione di equilibrio incerto che può sfociare in una rivolta di massa. Non lo dico per mettere una bandierina polemica; piuttosto per continuare a svolgere come Pd un ruolo di allerta e anche di proposta in un settore che coinvolge milioni di persone. Tra operatori, insegnati e soprattutto famiglie. Sarebbe intollerabile dopo mesi di lockdown far perdere anche solo un’ulteriore ora di lezione, nell’incertezza o con una apertura a singhiozzo interrotta quasi subito da una nuova pausa del lavoro scolastico dovuta alle elezioni regionali e referendarie del 20 settembre. È stato un errore non ascoltare il Pd quando ha proposto di collocare i seggi elettorali in luoghi specifici per non pesare ulteriormente sul ciclo delle elezioni.

Il sistema sanitario
La costruzione di una nuova sanità. Sono mesi che se ne discute ma siamo fermi. Il Covid ha fatto emergere un’insufficienza in alcune parti d’Italia di strutture, di macchinari innovativi e di personale. Ma soprattutto è stata evidente, l’assenza di strutture sanitarie nel territorio; in grado di intervenire in modo più tempestivo, più economico e di evitare inutili ospedalizzazioni. Per i progetti in campo e per quelli che vogliamo intraprendere occorre attivare il Mes che è una linea di finanziamento molto più vantaggiosa rispetto alla ricerca di risorse sul mercato. Ed è senza condizioni. Ogni giorno sprecato è imperdonabile.

“Un mare in tempesta”
Inoltre reputo fondamentale riaprire una riflessione collegiale sulla politica estera. Il Mediterraneo è diventato un mare in tempesta, attraversato da conflitti, disordini permanenti e flussi migratori che rischiano di diventare difficilmente gestibili. La presenza italiana è allo stato attuale ininfluente. Eppure è il nostro mare e non possiamo cadere in un cono d’ombra o diventare semplici spettatori poco rispettati. Come nel caso tragico della morte di Giulio Re geni. Starci di più significa sviluppare forti relazioni culturali e interreligiose.
Aumentare la nostra capacità negli scambi commerciali, stabilire intese bilaterali di reciproca convenienza non solo economica ma anche nel campo della ricerca, dell’università, del rinnovamento delle tecnologie. E infine starci di più significa riprendere il filo di una coerente politica estera nei confronti di questi paesi così in difficoltà. Il primo Paese che hanno di fronte gli Stati che si affacciano nel sud del Mediterraneo è proprio l’Italia. Il nostro Mezzogiorno è la terra a loro più vicina, una sorta di portaerei gettata verso di loro.

Una nuova identità
Affrontare queste sfide significa dare significato e identità al Pd tenendolo lontano dalla sola tattica o manovra politica, spesso ripetitiva e confusa, per impegnarlo, al contrario, nei processi reali dai quali trarre, sulla base dei nostri valori tradizionali, il suo profilo e la sua forza. Quando di discute un po’ astrattamente di riformismo, rispondo che il riformismo è questo. Negli spazi reali far emergere la nostra funzione nazionale e democratica. Il riformismo non si predica. Se si predica senza accompagnarlo ad una concreta prospettiva politica, esso diventa astratto e ideologico. Ma una cosa deve essere chiara: noi siamo per la più assoluta valorizzazione delle forze del lavoro e dell’impresa. Tuttavia questa valorizzazione deve essere indirizzata a superare le storture e i mali di uno sviluppo antico del nostro Paese che ci ha portato lentamente verso il declino. Dunque il riformismo non è una innovazione per fare funzionare meglio i meccanismi che ci sono. Per far tornare i conti entro i limiti e le logiche di un capitalismo finanziario e predatorio. L’innovazione con gradualità, senso di responsabilità, coscienza delle cose che si hanno di fronte, deve spingere per il fine ultimo di un pensiero democratico. Che è rendere il Paese più giusto, più equilibrato, più armonioso, più competitivo, più partecipato. Queste sono le condizioni anche per produrre meglio. Il nostro riformismo è dunque lotta frontale contro la rendita, anzi tutte le rendite e promozione di ogni energia creativa operaia e imprenditoriale che è la condizione di una rinascita. Ecco perché quando penso al tessuto produttivo guardo a quella piccola e media impresa radicata nei territori, che non porta i profitti fuori dall’Italia, che dà lavoro, in alcuni casi stabilisce rapporti quasi familiari coni dipendenti, che inventa i nostri meravigliosi prodotti che hanno resistito nei mercati mondiali nelle crisi che ci hanno travolto. Gli obiettivi fin qui indicati so perfettamente che li dovremo perseguire in una situazione politica per certi aspetti anomala. Ma è inutile lamentarsi, tramare o fare confusione. Occorre un impegno corale per cambiare e ricostruire fiducia nel futuro. Abbiamo una missione: lasciare ai giovani un’Italia migliore di quella che abbiamo trovato. Ora è possibile.

venerdì 31 luglio 2020

TASSA RIFIUTI (TARI 2020): Intesa raggiunta con le Associazioni Imprenditoriali sulle riduzioni da applicare sulla tariffa 2020 alle imprese dei diversi settori colpite dall’emergenza Covid19.

Le scadenze di pagamento TARI 2020 sono spostate al 31 ottobre (1^ rata) e 31 dicembre (2^ rata).

Giovedì scorso è stato definito un importate intervento di sostegno a favore delle imprese duramente colpite dall’emergenza Covid.19. Il Sindaco di Faenza, in qualità di Presidente dell’Unione della Romagna Faentina, unitamente al Sindaco di Solarolo, delegato al Bilancio e Tributi dell’Unione, hanno incontrato il Tavolo delle Associazioni Imprenditoriali Faentine, prospettando un’ipotesi di forte riduzione delle tariffe TARI per l’anno 2020, al fine di sostenere le imprese, sgravandole il più possibile da tributi locali, in questo anno per loro pesantissimo.

I Comuni dell’Unione della Romagna Faentina hanno dirottato a favore delle imprese € 1.377.000 di risorse inizialmente destinate dallo Stato a sostegno dei Bilanci comunali, gravati anch’essi da questa emergenza.

Queste risorse straordinarie stanziate dai Comuni, unitamente alla riduzione del costo complessivo del servizio rifiuti determinato da provvedimenti di ARERA (l’Autorità di controllo in materia) e dal negoziato fra HERA e Atersir (l’Autority regionale) hanno consentito complessivamente una riduzione del gettito TARI richiesto alle imprese dell’Unione di quasi 2 milioni di €.

Si riduce, così, mediamente di quasi il 32% la bolletta TARI per le imprese, con punte di quasi l’83% per le categorie maggiormente colpite. Entro questa settimana i Comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo delibereranno lo spostamento delle scadenze di pagamento TARI 2020 al 31 ottobre (1^ rata) e 31 dicembre (2^ rata).

Per molte imprese si tratterà di bollette particolarmente leggere, grazie alle forti riduzioni disposte dai Comuni.

lunedì 27 luglio 2020

Novità per fisco, lavoro, imprese ed enti locali. Governo al lavoro sul decreto di agosto

Novità per fisco, lavoro, imprese ed enti locali. Con il decreto di agosto, a cui sta lavorando il Governo grazie ad un nuovo scostamento di bilancio che assorbirà circa 13 dei 25 miliardi di nuovo deficit, sono al vaglio diverse misure per far ripartire l’economia e dare sostegno ai settori più in difficoltà.

Un provvedimento su cui il Governo sta lavorando da qualche settimana e che presumibilmente verrà approvato entro la metà di agosto, a sostegno del sistema produttivo e del reddito dei cittadini, per supportare la ripresa e intervenire dove necessario per preservare l’occupazione.

Ma come verranno distribuiti i fondi? Circa 4 miliardi saranno utilizzati per la rateizzazione pluriennale dei pagamenti fiscali e contributivi per ora rinviati al 16 settembre. Altri 6-7 miliardi per la proroga, con criteri selettivi, della cassa integrazione fino alla fine dell’anno. Circa 1,5 miliardi per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, 1,3 mld per la scuola, circa 5 miliardi per Regioni, Comuni e Province, 1-2 miliardi per sostegni ai settori dell’auto e del turismo.

Recovery Fund, ecco cosa prevede l’accordo

Appena raggiunto l’accordo per il Recovery Fund firmato in Europa gli sciacalli si sono subito messi all’opera.
Primo fra tutti Matteo Salvini che ha commentato: “In fondo al tunnel è in arrivo una fregatura grossa come una casa”. Una voce stonata che si allinea a quelle degli altri sovranisti europei, come Le Pen, colpiti nell’orgoglio per un risultato che non si aspettavano.
Anche Giorgia Meloni ha dovuto ammettere che Conte se l’è cavata bene anche se “poteva andare meglio” (forse con le ricette sovraniste?).
In realtà in tutta Europa la soddisfazione è davvero grande perché l’accordo si muove in un’unica direzione, quella della ripresa comune. E non era davvero una conclusione scontata, visto le distanze di posizioni iniziali. 
Un risultato che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito ”storico”, aggiungendo che ”questa volta l’Europa non può essere accusata di aver fatto troppo poco e troppo tardi”.

Cosa prevede l’accordo? 
L’accordo è stato raggiunto sulla cifra record di 750 miliardi di euro, suddivisi tra prestiti e sovvenzioni: i primi sono 360 miliardi di euro mentre i contributi a fondo perduto sono 390 miliardi. I soldi arriveranno probabilmente nel secondo trimestre del 2021 ma potranno essere utilizzati anche retroattivamente, dunque per coprire le spese sostenute da febbraio 2020 in poi.
Il prossimo autunno, quindi, ogni Paese presenterà un proprio piano nazionale di riforme che verrà sottoposto al ‘giudizio’ del Consiglio Ue che, con una votazione a maggioranza qualificata, deciderà se dare il via libera al piano, in base alle proposte presentate dalla Commissione.
Sarà invece il Comitato economico e finanziario (Cef), i supertecnici dei ministri delle Finanze dei Paesi, a valutare il rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali.
Se in questa sede, “in via eccezionale”, qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo.

Cosa si prevede per l’Italia 
In virtù di quanto previsto dall'accordo, l’Italia porterà a casa 208,8 miliardi di euro (una cifra superiore rispetto ai 172,7 del piano originale della Commissione) così suddivisi: prestiti: €127,4 miliardi (rispetto ai 90,9 proposti dalla Commissione UE), trasferimenti: €81,4 miliardi (poco meno rispetto ai 90 iniziali). 
Le risorse sono tante e c’è bisogno di utilizzarle al meglio, per questo bisogna correre per non sprecare nessuna opportunità.
Il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa ha ribadito che è arrivato il momento di presentare al più presto un programma di spesa e riforme: “Sicuramente abbiamo già predisposto un piano di rilancio, condiviso con i ministri le forze di maggioranza e presentato al Paese. Adesso abbiamo la necessità di metterci al lavoro da subito per individuare i progetti da presentare per chiedere e ottenere i finanziamenti europei”.
E per questo ribadisce l’imminente costituzione di una task force operativa: “Abbiamo già elaborato dei progetti e condiviso con le varie componenti della società, rimane un ultimo confronto con le opposizioni. La costituzione di una task force operativa, al di là di uno staff che ha già lavorato al piano di rilancio, sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni, perché dovrà partire al più presto”.