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martedì 29 maggio 2018

Il bluff di Salvini. Ha usato Savona come alibi per far saltare il tavolo e andare al voto.

"Ipotizzare l'uscita dall'Euro, con un piano B studiato anche dal candidato Ministro, ha creato un disastro finanziario per l'Italia. L'ipotesi di non restituire 250 miliardi di Euro di debito pubblico, l'idea di creare una sorta di moneta parallela ha dato l'idea di un Paese allo sbando. Il Presidente della Repubblica ha esercitato le sue prerogative costituzionali come tutti gli altri suoi predecessori hanno fatto in più di una circostanza e io ne sono testimone anche personale. La Costituzione va almeno letta".
"Mattarella era pronto a firmare la nomina per il Ministero dell'Economia per il braccio destro di Salvini, Giorgetti. Ma la Lega non ha voluto. Savona ha un curriculum diverso dall'identikit del grillo-leghista: banchiere di lungo corso, uomo che ha partecipato ai convegni Bilderberg, esponente della finanza internazionale, professionalmente coinvolto in vicende come Impregilo, il ponte sullo Stretto, il Mose di Venezia.
Perché Giorgetti no e Savona sì? Cosa c'è sotto? Salvini ha usato questa vicenda come alibi perché preferisce fare campagna elettorale sulla pelle degli italiani, ma non vuole governare".
Lo ha scritto Matteo Renzi sulla sua eNews.

sabato 7 aprile 2018

L’Aquila, 9 anni fa. E non ci arrendiamo

Stefania Pezzopane @stefaniapezzopa · 5 aprile 2018

Nel centro storico ci sono oltre 100 gru a testimoniare la rinascita e la rigenerazione di una bellissima ed indomita città

Quando si avvicina il 6 aprile noi aquilani ci trasformiamo, è come una metamorfosi che ci riporta a quel momento, a quell’urlo dell’orco che distrusse quelle 309 vite e che lacerò in maniera indelebile le nostre vite. Attraversare questa notte le strade buie della città e ricordare in migliaia quegli amici, fratelli, figli, madri costituisce un momento irrinunciabile.
Sono trascorsi nove anni e quei volti innocenti sono lì a marcare una distanza tra il prima ed il dopo. Nove anni a combattere contro l’indifferenza, l’ostilità, la mancanza di risorse e di progetti. Nove anni anche di risultati, strappati con le unghie e con i denti, perché quando crolla una città nella sua parte più bella,più antica, più identitaria, lì dove hai vissuto, studiato, amato, lavorato, fatto politica, ti manca tutto e ti manca troppo.

sabato 24 marzo 2018

Buon lavoro ...e buona memoria.

Il commento dell'on. Marco Di Maio (PD) sull'elezione dei Presidenti di Senato e Camera

Buon lavoro a Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, nuovi presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Non ho votato per Fico, ma lo riconosco appieno come presidente. La seconda e la terza carica dello Stato sono il frutto di una “larga intesa” tra Movimento 5 Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

mercoledì 21 marzo 2018

Marino Fiorentini: "L'esperienza di questi anni va preservata nella sua parte migliore, ritrovando compattezza e coesione e riuscendo a parlare a quella parte del paese che ha più difficoltà a vivere il presente"

L'intervento di Marino Fiorentini, segretario del Circolo PD di Casola Valsenio, all'assemblea del 19 marzo, sul voto del 4 marzo e le prospettive politiche del PD e del centrosinistra.

Il risultato elettorale delle elezioni politiche del 4 marzo, per il Partito Democratico,  è certamente negativo ed al di sotto delle aspettative. A Casola, come nel resto del paese il nostro partito subisce una sensibile diminuzione del consenso registrando una palese difficoltà ad intercettare il voto dei giovani. Le iniziative svolte in campagna elettorale avevano sottolineato questo aspetto, in quanto la minor partecipazione, il minor interesse si erano registrati proprio nelle iniziative rivolte ai nuovi elettori ed alle categorie dei lavoratori autonomi.
Il 30% ottenuto alla Camera ed il 31% al senato rappresentano comunque il risultato più alto in termini percentuali della Romagna Faentina. I candidati nei collegi uninominali che interessano la provincia di Ravenna risultano tutti eletti (Marco Di Maio e Alberto Pagani alla Camera e Stefano Collina al Senato). Sono piccoli elementi di consolazione, ma che danno il senso di un Partito che mantiene un suo radicamento nel territorio ed una capacità di azione politica.

martedì 20 marzo 2018

Il manifesto di Zingaretti per il rilancio del centrosinistra

L'articolo/intervento di Nicola Zingaretti, apparso su "Il Foglio" del 20 marzo 2018

Dobbiamo aprire insieme una fase nuova e partecipata di rigenerazione profonda del campo di forze politiche, sociali, culturali associative del centrosinistra: c’è bisogno di coraggio

Spero che la direzione nazionale svolta qualche giorno fa sia l’avvio di un confronto (da svolgere nei prossimi mesi con gli iscritti e gli elettori) ampio, non reticente, vendicativo, opportunistico.

La sconfitta che abbiamo subìto è drammatica. Siamo passati, dopo 5 anni di governo, dal 25% al 19% dei consensi. Si tratta, inoltre, dopo il referendum e la tornata amministrativa, della terza sconfitta consecutiva. Il crollo è sostanzialmente simile nell’intero territorio nazionale.

È il carattere di questa sconfitta che brucia e ci impone di riflettere con spirito di verità: il voto, anche contro di noi, è stato un voto popolare. Un tempo si sarebbe definito “di classe”. Non in quanto espressione di una classe omogenea e politicamente cosciente; ma in quanto espressione della parte del paese più sofferente, emarginata e priva di forza: non sono solo gli ultimi; sono anche i penultimi e pezzi consistenti del ceto medio che va via via scomparendo. E non chiama in causa solo questioni di reddito, ma generazionali e anche di qualità della vita, dei servizi, della sicurezza sociale, della solitudine percepita a fronte dei grandi processi che investono l’Italia e il mondo. Sono convinto che anche nel voto del No al referendum costituzionale, al di là del merito, si era già evidenziata questa frattura: la scelta del Sì percepita, come il voto civile e ragionato dei garantiti e quella del No come espressione di una rabbia che cresce dal basso.

lunedì 16 ottobre 2017

10anniPD / L’editoriale di Eugenio Scalfari: Libertà, eguaglianza, fraternità, questo dev’essere ed è lo spirito del Partito democratico

… sulla legge ELETTORALE: giusta e necessaria ...e anche il voto di fiducia

EUGENIO SCALFARI (La Repubblica, 15 ottobre 2017)

HO ASSISTITO ieri mattina al Teatro Eliseo alla rievocazione dei 10 anni da quando esiste il Partito democratico. I protagonisti di questo racconto politico erano Walter Veltroni che fu il fondatore e accanto a lui il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il segretario del Pd, Matteo Renzi. Dieci anni, decisivi nella politica italiana e importanti nella politica europea nella quale il Pd è sempre stato europeista.
I discorsi dei tre relatori sono stati degni degli applausi dall’inizio alla fine. La platea era gremita e altrettanto le tribune.

lunedì 9 ottobre 2017

10anniPD / Il Partito democratico rigeneratore della democrazia italiana

Beppe Vacca (Democratica, 9 ottobre 2017)

L’esercizio individuale della sovranità popolare che i cittadini italiani hanno conquistato nel dopoguerra chiede nuovamente di rispondere alla domanda: chi è il legislatore?

Il ritorno al proporzionale cambierà molte cose nella vita politica degli italiani. Nella Seconda Repubblica avevamo finito per mettere in scena una “democrazia delle facce”, quelle dei leader (o presunti tali) per cui i cittadini erano chiamati a votare.
Col proporzionale torna la “democrazia dei partiti” e il racconto della politica tende già a cambiare. Piaccia o no, questo ci chiede di elaborare l’identità del PD non solo in termini di programma di governo, ma anche di cultura politica diffusa, di capacità di influire sul senso comune per favorire una nuova “connessione sentimentale” fra la politica e gli italiani, e viceversa.
Tutto ciò richiede una capacità corale dei dirigenti, dei militanti e dei simpatizzanti di diffondere i significati della proposta politica promuovendo mobilitazioni civiche e proponendo proprie narrazioni sui problemi fondamentali della vita comune.

sabato 7 ottobre 2017

10anniPD / Un partito necessario ma ancora incompiuto

Molte sfide, molti difficili appuntamenti, in Italia e in Europa, sono di fronte al PD

Claudia Mancina (Democratica, 6 ottobre 2017)

A distanza di dieci anni dalla sua nascita, il PD appare contemporaneamente un partito necessario e un partito incompiuto. Necessario perché porta avanti, sia pure con lentezze, esitazioni e contraddizioni, una elaborazione delle tradizionali posizioni della sinistra, richiesta da un mondo che è cambiato e continua a cambiare; ma anche perché, in un quadro politico ormai da anni in smottamento, è l’unico partito che conserva una qualche parvenza di stabilità, l’unico dotato di statuto, procedure, regole democratiche.
Tuttavia incompiuto, perché l’operazione iniziata dieci anni fa, a suo modo audace, se si pensa alla immobilità del sistema dei partiti precedente, rotta soltanto dalla crisi politico-giudiziaria del 1992-93, è stata fin dall’inizio monca. Il PD era l’evoluzione fisiologica e la proiezione partitica dell’esperienza dell’Ulivo, fondato nel 1995 e consolidatosi nelle elezioni del 1996. Nasceva quindi con un ritardo di più di dieci anni; un ritardo dovuto ad opposizioni e resistenze non tanto sotterranee, destinate a pesare per tutta la sua vita successiva.

10anniPD / Il PD costruisca se stesso e la propria identità di partito riformatore

Il nuovo PD è nato. E ora è davanti a un bivio storico

Biagio De Giovanni (Democratica, 6 ottobre 2017)

1. Parlare del Partito Democratico proiettando la sua immagine nei prossimi dieci anni implica inserirlo nel difficile tema del destino politico dell’Italia in Europa. Un partito non è solo “programma”, anzi è soprattutto un’entità storico-politica che deve fare i conti con il corso dei tempi e con una capacità di previsione. È tanto più necessario assumere il tema nella dimensione accennata, quanto più convinto che se si continua a ragionare nei confini dei recinti nazionali, si perde il punto di prospettiva da cui pensare se stessi e il mondo, e se stessi nel mondo. E peraltro la lotta in Italia è contro i populismi, qui più forti che altrove.

sabato 16 settembre 2017

Consip, vogliamo la verità

Sempre più chiaro il tentativo eversivo di una parte delle istituzioni contro il PD e la sua leadership. Mentre la Lega ladrona non restituisce il maltolto

Andrea Romano (Direttore di "Democratica")

La vicenda Consip non riguarda solo Matteo Renzi o il PD, ma la stessa solidità delle nostre istituzioni democratiche. Perché quando un magistrato della Repubblica, audito dal Csm, descrive le indagini condotte dal Noe come un lavoro “fatto con i piedi” da un gruppo di “esagitati” in preda ad un “delirio di onnipotenza”, infarcito di “chiacchiere da bar” e soprattutto finalizzato esplicitamente a colpire l’allora presidente del Consiglio (“Noi vogliamo arrivare a Renzi”), ci troviamo di fronte ad un fatto enorme e dal chiaro sapore eversivo.

La fotografia di quelle indagini che è stata consegnata dal procuratore di Modena, Lucia Musti, all’organo di autogoverno della Magistratura non può essere equivocata: un pezzo di Stato – quello rappresentato dai Carabinieri inquirenti del Noe poi indagati per falso e violazione del segreto d’ufficio – si è mosso con l’obiettivo dichiarato di colpire un altro pezzo di Stato – quello rappresentato da chi guidava il governo democratico della nostra Repubblica.

sabato 2 settembre 2017

Di unità, di Congressi e di altre cose da tenere a mente

Paolo Calvano, Segretario regionale PD Emilia-Romagna

Al nostro partito, mai come ora serve unità. Unità, ripeto. Non unanimismo (magari - anche peggio - di facciata) su qualcosa o su qualcuno. Ma semplicemente unità. Perché e' solo mettendola in pratica tutti i giorni che possiamo dimostrare la nostra credibilità ai cittadini, è l'unico modo per far sì che le persone abbiano fiducia in noi. Unità non significa necessariamente candidature uniche nei Congressi o in altre contese, significa rispettarsi, riconoscersi reciprocamente e impegnarsi per migliorare le cose nella consapevolezza che gli avversari sono altri, si chiamano populismo, neofascimo, razzismo, disuguaglianza e non certo compagni di partito. Ricordiamocelo sempre. Perché dobbiamo imparare che quando ci confrontiamo, ed è giusto farlo nei Congressi o nelle Primarie, qualcuno vince ma poi c'è chi arriva secondo, chi terzo e così via, non ci sono sconfitti. Compito di chi vince è tenere insieme gli altri, senza considerarli avversari battuti. Compito di chi arriva secondo è lavorare con chi ha vinto. Se questo succede siamo un partito. Se ci dividiamo, se non siamo in grado di coinvolgere chi condivide con noi valori e idee per il futuro delle nostre città e del Paese, non solo ci consegniamo alla sconfitta ma rischiamo di mettere a repentaglio tante battaglie fatte e vinte dal centrosininistra in questi anni. Non scordiamocelo mai.

giovedì 24 agosto 2017

Separare la Romagna dall'Emilia? Una proposta fuori dal tempo che non gioverebbe a nessuno

Marco Di Maio (Deputato PD)

Mancava ancora in questa estate 2017 un ritornello che più o meno tutti gli anni si fa vivo: "Vogliamo la Regione Romagna", ossia dividere l'Emilia-Romagna per creare una nuova Regione. Una proposta fuori dal tempo in un'epoca in cui si chiede alle istituzioni di costare di meno (quanto costerebbe solo in termini di funzionamento un nuovo ente regionale!?), di essere più efficienti, di unire anziché dividere.
La mia opinione è che le Regioni italiane andrebbero ridotte di numero e non aumentate (ridiscutendo anche lo "statuto speciale" di alcune di esse); penso, poi, che nel caso dell'Emilia-Romagna tutto giochi a favore di una sempre maggiore integrazione anzichè di una separazione che non gioverebbe a nessuno. A cominciare dagli oltre 1 milione di romagnoli che ci vivono, per non parlare poi delle 100mila partite iva che qui hanno sede, delle migliaia di associazioni, dei 50 milioni di turisti che ogni anno scelgono la nostra terra.

giovedì 27 luglio 2017

Vitalizi, così poniamo fine a un sistema iniquo

Con il sistema contributivo per tutti, si riduce il divario tra istituzioni e cittadini

Matteo Richetti (Deputato PD)

Esiste una differenza sostanziale tra il populismo e la politica: il primo cavalca i problemi, la seconda prova a dare risposte. Potrei dire che questa proposta di legge per me è una risposta. Una risposta ad una lettera del 1985, indirizzata ai Presidenti di Camera, Senato e Regione Emilia – Romagna, con cui Ermanno Gorrieri, partigiano modenese e Ministro del Lavoro, aveva stimolato ad una riflessione sull’istituto dell’assegno vitalizio goduto dagli ex parlamentari ed ex consiglieri regionali.
Gorrieri, in quel frangente, non mise in discussione la legittimità giuridica dell’istituto, ma non si sottrasse dal sottolineare la presenza di aspetti di incongruenza nel rapporto fra la durata della contribuzione e l’entità degli assegni vitalizi, a cui si aggiungeva l’aspetto distorto della cumulabilità degli stessi.

domenica 16 luglio 2017

Te li do io i bonus

Tommaso Nannicini
http://www.tommasonannicini.eu/it/

Non c’è dibattito a cui partecipo sulla politica economica del governo Renzi in cui qualcuno non sollevi la lettura un po’ caricaturale del “governo dei bonus” (portando a sostegno di questa tesi analisi giornalistiche che continuano a distanza di mesi, come queste ricostruzioni su Repubblica o sul Corsera). Ormai la narrazione è passata e, in tempi di post-verità, c’è poco da fare. Ma proviamo lo stesso a vederli da vicino questi famigerati bonus.
La strategia economica del governo Renzi si è basata su un mix di riforme strutturali e di leve congiunturali. Da una parte, riforme strutturali disegnate per rilanciare la crescita potenziale, gli investimenti e la produttività nel lungo periodo. E dall’altra, leve congiunturali per dare ossigeno a famiglie e imprese nel breve periodo, a fronte dei costi delle riforme e di una ripresa ancora lenta. Questo mix è stato perseguito continuando il percorso di consolidamento fiscale (irrinunciabile in un paese con il nostro debito pubblico), ma a un ritmo più lento rispetto agli oneri eccessivamente onerosi che ci eravamo assunti in passato. Seguendo, per dirla con Giampaolo Galli, una “terza via pragmatica” tra austerità e politiche keynesiane. La disinvoltura con cui si parla di “bonus” deriva spesso dalla confusione tra interventi di tipo strutturale o congiunturale.

sabato 18 febbraio 2017

Per una costruttiva e unitaria fase congressuale

Eleonora Proni (Segretaria Federazione provinciale PD - Ravenna)

Domani il nostro partito si incontrerà a Roma per decidere cose importanti che riguardano le scelte per il futuro del partito stesso che avranno però un peso anche per il destino del nostro Paese.
Per questo ho ritenuto di dover fissare e condividere le riflessioni e i sentimenti di questi giorni e l’atteggiamento, i pensieri e le attese con i quali affronto questo appuntamento.
Io sono stata eletta pochi mesi fa alla carica di segretario provinciale in una votazione che non ha visto né conflitti né scontri. Non mi sento di rappresentare una corrente o un gruppo ma mi sono presentata come donna di sinistra, con una esperienza amministrativa e con la consapevolezza di trovarmi a guidare un partito ricco perché plurale e capace di discutere.
Per queste ragioni le vicende e le lacerazioni di queste settimane a proposito di linea politica, di leadership e di ipotesi di scissioni le vivo sulla mia pelle come eventi dolorosi e per alcuni aspetti incomprensibili.

domenica 12 febbraio 2017

È l’ora dell’unità politica dell’Europa. Le forze di sinistra ripartano da qui

di Achille Occhetto (l'Unità, 10 febbraio 2017)

C’è bisogno di un nuovo riformismo sovranazionale che si contrapponga all’«America first» di Trump, ponendo al centro l’umanità tutta. Nessuna nazione può affrontare da sola le grandi sfide globali, ma l’architettura dell’Ue va ripensata

Il 27 marzo si celebreranno in Campidoglio i 50 anni dei Trattati di Roma. Sarà per l’Europa un importante momento di riflessione sulla sua crisi nel contesto di una più generale visione del mondo e della politica. Dovrebbe essere, a mio avviso, una buona occasione per prendere le mosse dalla consapevolezza che ci troviamo dinnanzi ad un tornante di proporzioni incalcolabili nella storia del mondo e dell’Europa, che avrà un indubbio riflesso planetario.

In realtà la politica europea –e il centro sinistra, in Italia – sembrano essere del tutto impreparati all’immane scontro contro le tendenze centrifughe e disgregatrici che si stanno parando davanti a noi. Per avere qualche possibilità di successo, nello sforzo volto ad arginare lo tsunami nazionalista, occorrerebbero, a mio parere, due condizioni preliminari. La prima è quella di non presentarsi come i difensori acritici delle attuali istituzioni politico-finanziarie internazionali; la seconda è quella di prendere decisamente nelle proprie mani la critica alla perversa globalizzazione delle politiche neoliberiste e di austerità. Se non si strappa dalle mani dei movimenti nazionalisti questa critica, la partita è persa.

sabato 28 gennaio 2017

Quali leggi elettorali dopo la sentenza della Corte Costituzionale?

di Giorgio Sagrini (del Comitato direttivo PD - Casola Valsenio)

Da sostenitore dell’Italicum – inteso come sistema elettorale più adatto a realizzare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità nel determinare la composizione di quella che doveva essere l’unica Camera legislativa del parlamento italiano – mi sento di esprimere soddisfazione per la decisione della Corte costituzionale che, di quella legge, ha rigettato – di fatto – solo il turno di ballottaggio, mantenendone inalterato l’impianto.

Ma solo per una ragione. La sentenza ha fatto giustizia di tutte le contestazioni di incostituzionalità, profuse a piene mani, nell’ultimo anno, dagli avversari della ‘riforma costituzionale” e dell’Italicum.

Proprio le parti maggiormente oggetto di contestazione – premio di maggioranza alla lista che supera il 40%, capilista di collegio bloccati, possibilità per gli stessi capilista di essere candidati in più collegi (fino a 10) – sono state confermate dalla Corte costituzionale.

E’ stato invece dichiarato incostituzionale il turno di ballottaggio tra le due liste più votate del primo turno, previsto dalla legge nel caso nessuna lista avesse raggiunto il 40%. Le motivazioni non sono ancora note e sarà interessante leggerle; osservo tuttavia che, questa, era la parte della legge considerata, dai più, a minor rischio di contestazione.

mercoledì 25 gennaio 2017

Voucher e responsabilità solidale negli appalti: le proposte del PD per cambiare la normativa

di Alberto Pagani (Deputato PD)

Mentre attendiamo il pronunciamento della Corte costituzionale sulla legge elettorale (l'Italicum, di cui mi occuperò nella prossima newsletter), l'11 gennaio la Consulta ha emesso il proprio parere sui tre quesiti referendari promossi dalla Cgil e sottoscritti da centinaia di migliaia di lavoratori, un dato che merita attenzione e rispetto.
Dei tre quesiti presentati, due hanno ricevuto il via libera mentre uno è stato respinto: le urne potrebbero dunque aprirsi per decidere se abrogare o meno i voucher ovvero i “buoni-lavoro” istituiti con la legge Biagi del 2003, e per abrogare la norma (risalente anch'essa alla legge Biagi e poi significativamente modificata dal governo Monti) che limita la responsabilità solidale tra impresa appaltante e impresa subappaltante per quanto riguarda i contratti di lavoro, con la conseguenza di non garantire adeguatamente i diritti retributivi e contributivi in caso di subappalto.

venerdì 6 gennaio 2017

Le due visioni di sinistra all’interno del PD

di Riccardo Nocentini (l’Unità, 2 gennaio 2017)

Da una parte l’idea di un partito liberal socialista dall’altra un pensiero social democratico

Il documento di D’Alema su Italianieuropei uscito il 31 dicembre (fondamenti per un programma della sinistra in Europa) e di Bersani del 29 dicembre su ilcampodelleidee.it, rappresentano un possibile terreno  di confronto.
Al di là delle etichette sull’azione politica degli ultimi 3 anni, Bersani parla di blairismo mal riuscito e di “populismo a bassa intensità”, D’Alema  di “ideologia della governabilità”, si evidenzia una diversa direzione da intraprendere.
Nel PD sono in campo due idee che si possono confrontare in maniera dialettica, oppure escludere a vicenda. Da una parte l’idea di un partito liberal socialista che pone il cambiamento e la lotta alle rendite di posizione come principio di partenza, dall’altra un pensiero social democratico che riporta al centro non il cambiamento ma, per usare il termine di Bersani, la “protezione” in termini di lavoro e  welfare. In entrambe le direzioni vengono comunque considerati strategici gli investimenti per far ripartire la crescita economica.

sabato 31 dicembre 2016

Ai lettori de l'Unità

Sergio Staino, Direttore de l'Unità (31 dicembre 2016)

Sono qui da una vita, come storico vignettista. Sono qui da pochi mesi come imprevisto direttore, e non ne avrei abbastanza da tracciare un bilancio di fine anno, come si dice. Se non fosse l’esempio di Gentiloni, che è là da molto meno tempo di me, ed esattamente come me non ha la minima idea di quanto ci resterà. Allora dirò alcuni pensieri chiari.

L’ Unità è una gran testata. Ne ha passate di tutti i colori ma non ha mai rinunciato, anche quando veniva da scusarsene un po’, all’epigrafe: “Fondata da Antonio Gramsci”. Ora vivacchia, forse moricchia, ma io ho preso la cosa molto sul serio. Francamente, non mi sento circondato da altrettanta serietà d’impegno, in particolare in quel Partito Democratico che sembra dall’inizio incerto fra vivacchiare e moricchiare.

Che cosa intendo per serietà? Intendo misurarsi con i problemi, le minacce e le speranze, della condizione del mondo in cui viviamo, ciascuno di noi con una sua dose di passato e di futuro; e prima di tutto riconoscerli, quei problemi. Ciò di cui in genere campicchia la nostra vita pubblica è molto al di sotto.