Molte sfide, molti difficili appuntamenti, in Italia e in Europa, sono di fronte al PD
Claudia Mancina (Democratica, 6 ottobre 2017)
A distanza di dieci anni dalla sua nascita, il PD appare contemporaneamente un partito necessario e un partito incompiuto. Necessario perché porta avanti, sia pure con lentezze, esitazioni e contraddizioni, una elaborazione delle tradizionali posizioni della sinistra, richiesta da un mondo che è cambiato e continua a cambiare; ma anche perché, in un quadro politico ormai da anni in smottamento, è l’unico partito che conserva una qualche parvenza di stabilità, l’unico dotato di statuto, procedure, regole democratiche.
Tuttavia incompiuto, perché l’operazione iniziata dieci anni fa, a suo modo audace, se si pensa alla immobilità del sistema dei partiti precedente, rotta soltanto dalla crisi politico-giudiziaria del 1992-93, è stata fin dall’inizio monca. Il PD era l’evoluzione fisiologica e la proiezione partitica dell’esperienza dell’Ulivo, fondato nel 1995 e consolidatosi nelle elezioni del 1996. Nasceva quindi con un ritardo di più di dieci anni; un ritardo dovuto ad opposizioni e resistenze non tanto sotterranee, destinate a pesare per tutta la sua vita successiva.
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sabato 7 ottobre 2017
Matteo Renzi alla Direzione PD: “Avanti con il Rosatellum 2. E fra noi non dividiamoci”
La Direzione approva all’unanimità la relazione del segretario
Il PD unito e la coalizione da costruire. Su questo duplice asse ha ruotato la relazione – alla fine approvata all’unanimità – alla Direzione del PD convocata per fare il punto sulla legge elettorale e dare un preciso mandato ai gruppi parlamentari. Mandato chiaro: continuate a lavorare sul cosiddetto Rosatellum 2, che da martedì sarà in aula a Montecitorio.
L’ipotesi legata al nome del capogruppo PD – Rosato ha anche tenuto un’informativa di merito – com’è noto è un sistema proporzionale ma con un’ampia quota di maggioritario uninominale.
A Renzi non sfugge – anzi, l'ha valorizzata – l’implicazione che il sistema elettorale produce: e cioè la costruzione di una coalizione nei collegi. Di qui la totale assenza di polemica diretta con MDP (che per Renzi è abbastanza inusuale…) e l’insistenza sulla necessità di guardare fuori dal PD proprio per mettere in campo un’alternativa vincente rispetto alle destre.
Il PD unito e la coalizione da costruire. Su questo duplice asse ha ruotato la relazione – alla fine approvata all’unanimità – alla Direzione del PD convocata per fare il punto sulla legge elettorale e dare un preciso mandato ai gruppi parlamentari. Mandato chiaro: continuate a lavorare sul cosiddetto Rosatellum 2, che da martedì sarà in aula a Montecitorio.
L’ipotesi legata al nome del capogruppo PD – Rosato ha anche tenuto un’informativa di merito – com’è noto è un sistema proporzionale ma con un’ampia quota di maggioritario uninominale.
A Renzi non sfugge – anzi, l'ha valorizzata – l’implicazione che il sistema elettorale produce: e cioè la costruzione di una coalizione nei collegi. Di qui la totale assenza di polemica diretta con MDP (che per Renzi è abbastanza inusuale…) e l’insistenza sulla necessità di guardare fuori dal PD proprio per mettere in campo un’alternativa vincente rispetto alle destre.
10anniPD / Il PD costruisca se stesso e la propria identità di partito riformatore
Il nuovo PD è nato. E ora è davanti a un bivio storico
Biagio De Giovanni (Democratica, 6 ottobre 2017)
1. Parlare del Partito Democratico proiettando la sua immagine nei prossimi dieci anni implica inserirlo nel difficile tema del destino politico dell’Italia in Europa. Un partito non è solo “programma”, anzi è soprattutto un’entità storico-politica che deve fare i conti con il corso dei tempi e con una capacità di previsione. È tanto più necessario assumere il tema nella dimensione accennata, quanto più convinto che se si continua a ragionare nei confini dei recinti nazionali, si perde il punto di prospettiva da cui pensare se stessi e il mondo, e se stessi nel mondo. E peraltro la lotta in Italia è contro i populismi, qui più forti che altrove.
Biagio De Giovanni (Democratica, 6 ottobre 2017)
1. Parlare del Partito Democratico proiettando la sua immagine nei prossimi dieci anni implica inserirlo nel difficile tema del destino politico dell’Italia in Europa. Un partito non è solo “programma”, anzi è soprattutto un’entità storico-politica che deve fare i conti con il corso dei tempi e con una capacità di previsione. È tanto più necessario assumere il tema nella dimensione accennata, quanto più convinto che se si continua a ragionare nei confini dei recinti nazionali, si perde il punto di prospettiva da cui pensare se stessi e il mondo, e se stessi nel mondo. E peraltro la lotta in Italia è contro i populismi, qui più forti che altrove.
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