La Cassazione ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset sui diritti tv, e ha deciso che sull’interdizione dai pubblici uffici (per 5 anni) dovrà essere la Corte d’appello di Milano a ripronunciarsi, rideterminandola al ribasso.
Berlusconi può decadere subito da senatore. La legge anticorruzione prevede infatti «l'incadidabilità sopravvenuta» per le pene superiori ai 4 anni. Dopo l'estate la decisione sulla pena: domiciliari o servizi sociali.
L'ex premier si sfoga in un video: ripete le sue invettive contro “la magistratura irresponsabile” ma dice “io resto in campo” perché sono “fiero di tutto quanto ho fatto”. Il discorso va avanti per nove minuti senza mai citare il Governo Letta, ma lasciando intendere che, per ora, non c'è il rischio crisi.
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giovedì 1 agosto 2013
mercoledì 10 luglio 2013
Processo Mediaset: il 30 luglio la Cassazione deciderà se confermare la sentenza che l'8 maggio ha condannato Silvio Berlusconi
Il 30 luglio prossimo davanti alla sezione feriale penale della Cassazione si svolgerà l'udienza per il processo Mediaset, che vede tra gli imputati l'ex premier Silvio Berlusconi. La fissazione della discussione è avvenuta sulla base del ricorso presentato dai difensori dell'ex premier. La Suprema Corte è chiamata a decidere se confermare o meno la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano, l'8 maggio scorso, ha condannato il leader del PdL a 4 anni di reclusione e all'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per il reato di frode fiscale. Oltre al ricorso di Berlusconi, i giudici della Cassazione dovranno esaminare quelli presentati dal produttore cinematografico Frank Agrama e dagli ex manager Mediaset Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano.
martedì 8 novembre 2011
308 voti: il Governo Berlusconi non ha più la maggioranza. Bersani a Berlusconi: "Sia responsabile, si dimetta!"
Sono solo 308 i voti a favore del rendiconto del bilancio dello Stato. Le opposizioni, presenti in aula, non hanno partecipato al voto, e hanno così reso ancor più evidente a tutti che il Governo Berlusconi è senza maggioranza.
Per il bene del Paese è ora di prenderne atto e compiere l'atto conseguente: dimissioni.
"Se ancora si annida in lei un briciolo di responsabilità di fronte all'Italia - ha affermato Pier Luigi Bersani, intervenendo in aula - rassegni le dimissioni. Noi faremo la nostra parte per il Paese".
Per il bene del Paese è ora di prenderne atto e compiere l'atto conseguente: dimissioni.
"Se ancora si annida in lei un briciolo di responsabilità di fronte all'Italia - ha affermato Pier Luigi Bersani, intervenendo in aula - rassegni le dimissioni. Noi faremo la nostra parte per il Paese".
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venerdì 14 ottobre 2011
Il governo salvo per un voto
E' un Sì stiracchiato quello che è passato nel voto alla Camera sulla 53esima fiducia posta dal governo. Dopo la bocciatura di martedì scorso sull' Articolo 1 del Rendiconto generale del bilancio dello Stato, questa volta i voti favorevoli sono stati 316 e i voti contrari 301. Il governo continua a perdere colpi dopo le defezioni tra i "responsabili" e gli "scajoliani".
"Questo governo morirà di fiducia. Oggi ha avuto un voto al ribasso. L’opposizione ha dimostrato di non accettare giochi di sopravvivenza sulla pelle del Paese. Da domani il problema politico risulterà ancora più evidente. Noi continueremo la nostra battaglia, come abbiamo fatto in modo incisivo in questi giorni, sia con la manifestazione nazionale a Roma del 5 novembre, sia con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è evidentemente rafforzata". Questo è stato il primo commento di Pier Luigi Bersani, segretario del PD dopo il voto alla Camera.
"Questo governo morirà di fiducia. Oggi ha avuto un voto al ribasso. L’opposizione ha dimostrato di non accettare giochi di sopravvivenza sulla pelle del Paese. Da domani il problema politico risulterà ancora più evidente. Noi continueremo la nostra battaglia, come abbiamo fatto in modo incisivo in questi giorni, sia con la manifestazione nazionale a Roma del 5 novembre, sia con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è evidentemente rafforzata". Questo è stato il primo commento di Pier Luigi Bersani, segretario del PD dopo il voto alla Camera.
venerdì 30 settembre 2011
"Nessuno sopporta più Berlusconi". L'on. Santo Versace lascia il PdL
"'Nessuno sopporta più Berlusconi, a 75 anni dovrebbe andare in pensione'. L'imprenditore di moda Santo Versace lascia il Pdl". Questa la cronaca di Repubblica. "Per dire addio al Cavaliere e alla sua compagine politica si accomoda tra i banchi del Gruppo misto di Montecitorio: 'E' il mio regalo di compleanno per il premier'. Poi si lamenta del fatto che nel Pdl non si riesce a lavorare, non si combina nulla. E annuncia che sono parecchi i deputati che la pensano come lui e che potrebbero fare il grande passo.
'Ognuno ha i suoi tempi', spiega dopo che l'altro ieri non si è presentato al voto sul ministro Saverio Romano: 'La politica non può aspettare la magistratura, deve capire prima chi deve andarsene'. 'Nel governo tutti vogliono bene a Berlusconi - racconta Versace - ma nessuno lo sopporta più, tutti vorremmo che si godesse la vita. E' il momento che passi la mano'.
martedì 21 giugno 2011
Un altro voto di fiducia per il Governo. Otterrà i voti ma è alla frutta
Tra oggi e domani, al Senato e alla Camera, il governo dovrà superare il voto di fiducia prima sul decreto sviluppo e poi sul cambiamento della maggioranza. E’ assai probabile che riesca ad ottenere i voti necessari, salvo incidenti di percorso sugli ordini del giorno. Ma questo non cambia nulla. Ormai non c’è bisogno di argute analisi politiche per vedere che questa maggioranza e questo governo rischiano di portare l’Italia a sbattere.
sabato 26 marzo 2011
Quirinale in allerta per la moltiplicazione delle poltrone. Ma i "Responsabili" non si fermano: almeno 11 sottosegretari aspettano la nomina
Il decreto con il quale sono stati moltiplicati i posti di consigliere e assessore a Roma e a Milano ancora non è arrivato al Quirinale. E’ lo stesso con il quale il governo ha ripristinato i fondi per la cultura (la cultura è stata usata come uno scudo per varare anche la moltiplicazione delle poltrone). Non è detto che le norme siano considerate dalla presidenza della Repubblica così urgenti da poter essere previste con un decreto. Ma la fame di posti è crescente.
Adesso i Responsabili attendono il completamento del rimpasto: la nomina agli 11 posti ancora vacanti di sottosegretario. Se l`aspettano per la prossima settimana. Silvio Berlusconi glielo ha garantito l`altra sera a cena, ospitandoli a Palazzo Grazioli, e loro sono convinti che manterrà la promessa anche perché - sottolinea qualcuno - «c`è da votare in aula il conflitto di attribuzioni» sul caso Ruby”.
Adesso i Responsabili attendono il completamento del rimpasto: la nomina agli 11 posti ancora vacanti di sottosegretario. Se l`aspettano per la prossima settimana. Silvio Berlusconi glielo ha garantito l`altra sera a cena, ospitandoli a Palazzo Grazioli, e loro sono convinti che manterrà la promessa anche perché - sottolinea qualcuno - «c`è da votare in aula il conflitto di attribuzioni» sul caso Ruby”.
sabato 19 marzo 2011
Tutta l'opposizione è con l'ONU e con chi, in Libia, combatte contro il dittatore. Il Governo, invece, è diviso!
Della posizione del PD abbiamo detto. Il suo voto nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera è stato decisivo per fare passare la partecipazione dell'Italia alle operazioni militari per l'applicazione della Risoluzione ONU sulla crisi libica. Un voto che ha rivelato clamorosamente come il Governo non abbia una maggioranza in politica estera: Lega Nord e i cosiddetti "Responsabili", infatti, non hanno partecipato al voto!
Anche l'UdC si è schierata a favore della Risoluzione dell'ONU. "Gheddafi è un criminale di guerra - ha detto Casini - ma in Italia, purtroppo, c’è un'opposizione responsabile e un governo di irresponsabili. La dissociazione della Lega Nord è semplicemente intollerabile".
Vendola, parlando a nome di SEL, ha affermato che "dobbiamo lavorare per impedire il massacro dei civili in Libia ma dobbiamo anche evitare che in Libia si replichino copioni tragici, che hanno visto soluzioni militari precipitare in pericolosi e terribili pantani”. ”Dobbiamo impedire – ha aggiunto – che Gheddafi completi la sua macelleria civile ma dobbiamo anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile. Serve davvero infinita saggezza da parte di tutti”.
L'IdV - malgrado nelle Commissioni Difesa e Esteri abbia dato solo un voto di astensione - "appoggia con convinzione la risoluzione 1973 dell’Onu ed è nettamente contraria ad un nostro intervento militare attivo in Libia". "Quindi - afferma IdV - appoggiamo ogni iniziativa volta a sostenere questa risoluzione che ha l’obiettivo di salvaguardare le popolazioni civili dal genocidio in atto da parte del rais libico".
Vendola, parlando a nome di SEL, ha affermato che "dobbiamo lavorare per impedire il massacro dei civili in Libia ma dobbiamo anche evitare che in Libia si replichino copioni tragici, che hanno visto soluzioni militari precipitare in pericolosi e terribili pantani”. ”Dobbiamo impedire – ha aggiunto – che Gheddafi completi la sua macelleria civile ma dobbiamo anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile. Serve davvero infinita saggezza da parte di tutti”.
L'IdV - malgrado nelle Commissioni Difesa e Esteri abbia dato solo un voto di astensione - "appoggia con convinzione la risoluzione 1973 dell’Onu ed è nettamente contraria ad un nostro intervento militare attivo in Libia". "Quindi - afferma IdV - appoggiamo ogni iniziativa volta a sostenere questa risoluzione che ha l’obiettivo di salvaguardare le popolazioni civili dal genocidio in atto da parte del rais libico".
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martedì 15 febbraio 2011
Berlusconi a processo
Silvio Berlusconi sarà processato il 6 aprile sul caso Ruby. Il Gip di Milano, Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato nei confronti del premier per i reati di concussione e prostituzione minorile. La procura ha stralciato la posizione del presidente del Consiglio rispetto agli altri indagati, Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. I reati ipotizzati fanno riferimento alle telefonate alla questura di Milano fatte dal Cavaliere per chiedere il rilascio di Karima Mahroug e ai presunti rapporti sessuali avuti con la ragazza quando era ancora minorenne.
Il giudizio immediato è legato all'evidenza della prova e la connessione tra i reati contestati a Silvio Berlusconi. Di conseguenza non ci sarà alcuna seduta preliminare e si procederà con il rito immediato.
Tra l'altro per il Gip, i reati imputati sono legati uno all'altro: la concussione sarebbe stata fatta per evitare che emergesse il secondo reato, la prostituzione minorile.
È stata negata inoltre la competenza del Tribunale dei Ministri: l'ufficio giudicante resta il Tribunale di Milano e saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione a comporre il collegio arbitrale il prossimo 6 aprile.
Nel decreto con cui il Gip di Milano ha rinviato a giudizio col rito immediato Silvio Berlusconi sono indicati anche tre funzionari della Questura di Milano che erano presenti la notte tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno quando arrivò la telefonata del Presidente del Consiglio che chiese di affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti. Oltre ai tre funzionari (Pietro Ostuni, Girogia Iafrate e Ivo Morelli) figurano tra le parti offese la stessa giovane marocchina e il Ministero dell'Interno.
Il giudizio immediato è legato all'evidenza della prova e la connessione tra i reati contestati a Silvio Berlusconi. Di conseguenza non ci sarà alcuna seduta preliminare e si procederà con il rito immediato.
Tra l'altro per il Gip, i reati imputati sono legati uno all'altro: la concussione sarebbe stata fatta per evitare che emergesse il secondo reato, la prostituzione minorile.
È stata negata inoltre la competenza del Tribunale dei Ministri: l'ufficio giudicante resta il Tribunale di Milano e saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione a comporre il collegio arbitrale il prossimo 6 aprile.
Nel decreto con cui il Gip di Milano ha rinviato a giudizio col rito immediato Silvio Berlusconi sono indicati anche tre funzionari della Questura di Milano che erano presenti la notte tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno quando arrivò la telefonata del Presidente del Consiglio che chiese di affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti. Oltre ai tre funzionari (Pietro Ostuni, Girogia Iafrate e Ivo Morelli) figurano tra le parti offese la stessa giovane marocchina e il Ministero dell'Interno.
sabato 29 gennaio 2011
Anche Licio Gelli scarica Berlusconi
"Berlusconi è venuto meno a quei principi che pensavamo avesse. E guardi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo. Anche questo puttanaio delle ultime settimane. Ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia".
(Licio Gelli, 28 gennaio 2011)
(Licio Gelli, 28 gennaio 2011)
giovedì 20 gennaio 2011
Flop dei cosiddetti "Responsabili" alla Camera
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| Alcuni cosiddetti "Responsabili" |
Al momento del varo ufficiale la firma di adesione di Mannino in realtà non c'è ancora, ma Sardelli spiega che "andrà a firmare alla segreteria generale della Camera". Annuncio smentito poco dopo dallo stesso Mannino.
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lunedì 17 gennaio 2011
Una vergogna per l'Italia
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il massimo rappresentante del nostro Paese nel mondo, è indagato per concussione e induzione alla prostituzione minorile.
Non si tratta più di gossip, non si tratta di squallidi rapporti con escort di lusso adulte e consapevoli del loro agire. In questo caso l’invitata d’onore di feste e festini svoltesi nelle residenze di un ultra settantenne era una ragazzina: Karima El Mahroug, detta Ruby. Una minorenne di 17 anni che per legge andrebbe tutelata dagli adulti e non sfruttata anche solo come immagine, come una bella scultura da esporre in mezzo ad altri vecchi tromboni durante le cene.
(continua)
Non si tratta più di gossip, non si tratta di squallidi rapporti con escort di lusso adulte e consapevoli del loro agire. In questo caso l’invitata d’onore di feste e festini svoltesi nelle residenze di un ultra settantenne era una ragazzina: Karima El Mahroug, detta Ruby. Una minorenne di 17 anni che per legge andrebbe tutelata dagli adulti e non sfruttata anche solo come immagine, come una bella scultura da esporre in mezzo ad altri vecchi tromboni durante le cene.
(continua)
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venerdì 3 dicembre 2010
Una buona notizia. Il voto al Senato sulla controriforma universitaria della Gelmini dopo il 14 dicembre
La "controriforma" dell’Università slitta ancora una volta e adesso lega il suo destino a quello (incerto) del governo. La conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso che il disegno di legge Gelmini arriverà in Aula solo dopo il 14 dicembre, giorno in cui Berlusconi si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia. Ma nessuno sa se dopo quel giorno Governo e maggioranza ci saranno ancora. Si tratta di un rinvio rispetto alla proposta iniziale di PdL e Lega, che volevano portare la riforma a casa prima del 14 e quindi dell’eventuale crisi. E di un punto segnato dalle opposizioni che con Anna Finocchiaro, capogruppo del PD, chiedevano di non accelerare su una riforma che ancora ieri ha portato in piazza studenti e ricercatori.
«È una nostra vittoria», dice per il PD Anna Finocchiaro, con le stesse parole usate dall’Unione degli studenti che parla di «Gelmini sfiduciata prima del governo». Anche ieri la protesta è andata avanti in molte città con occupazioni, cortei e anche qualche scontro con la polizia a Bologna e a Napoli. Gli studenti dell’Università Roma III hanno approfittato della presenza nella loro aula magna del capo dello Stato. E davanti allo striscione «presidente almeno lei non ci abbandoni» hanno consegnato a Giorgio Napolitano una lettera per spiegargli i motivi della protesta. «Rifletterò e vi risponderò» ha detto lui infilandola nella tasca del cappotto. Proprio ieri gli studenti hanno occupato anche il liceo Tito Livio di Padova, dove Napolitano studiò durante la guerra.
martedì 2 novembre 2010
martedì 5 ottobre 2010
Intesa tra PD e finiani sulla legge elettorale
Via il premio di maggioranza e le liste bloccate, soglia di sbarramento al 3%, possibilità di indicare il candidato premier, collegi uninominali e niente preferenze. Dopo che nei giorni scorsi Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini hanno aperto i canali di dialogo, gli esperti di legge elettorale del PD, dell’UdC e di Futuro e Libertà hanno iniziato il confronto per individuare un modello elettorale condiviso. Una prima intesa su alcuni principi di fondo è stata raggiunta, e la bozza che sta venendo fuori è rinviabile al sistema tedesco, però modificato introducendo elementi che ne rafforzerebbero il carattere bipolare.
Segnali positivi insomma non mancano, ma è presumibile che il via libera definitivo a un testo ci sarà solo quando si sarà verificato che potrà disporre della maggioranza dei voti in Parlamento.
mercoledì 22 settembre 2010
Cosentino, la Camera nega l’uso delle intercettazioni, ma la "maggioranza" resta sotto la soglia dei 316 voti

L'aula della Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni che riguardano Nicola Cosentino, parlamentare e coordinatore del PdL in Campania, ex Sottosegretario all’economia dell’attuale governo. Gli ascolti dei nastri quindi non potranno essere utilizzati per le indagini sui suoi collegamenti con la camorra.
I sì per respingere la richiesta sono stati 308, i no 285. A votare no sono stati PD, IdV, FLI, UdC e ApI. A votare sì sono stati PdL e Lega Nord.
"Mancano circa 15 voti. E' un fatto gravissimo" ha dichiarato a caldo il capogruppo dei Democratici Dario Franceschini, dopo il voto che ha impedito l'uso delle intercettazioni per Nicola Cosentino.
"La richiesta di voto segreto da parte del PdL parla da sola" osserva Franceschini. Il PdL ha deciso per il ‘voto segreto’ non per lasciare libertà di coscienza nel merito della questione, piuttosto perché un voto palese di FLI con il PD, l’Italia dei Valori e UdC, avrebbe minato l’immagine politica della maggioranza.
"Oltre a questo - prosegue Franceschini - costituisce un fatto gravissimo che manchino circa 15 voti, contando la differenza tra la somma di quelli che avevano annunciato di votare a favore dell'uso delle intercettazioni e il voto effettivo. Chi lo ha fatto si assume una grave responsabilitá personale e politica, sta ostacolando l'azione della magistratura nella lotta alla criminalità organizzata".
Franceschini aggiunge: "Su una cosa posso assicurare tutti: nessuno del Pd ha votato contro l'uso delle intercettazioni".
Luisa Bossa, deputata PD, componente della Commissione antimafia, ha commentato con rammarico, subito dopo il voto, l’ovazione che ha accolto, alla Camera dei deputati, il risultato con cui si è negato l’uso delle intercettazioni nel procedimento giudiziario a carico di Nicola Cosentino.
“Che tristezza quegli applausi a favore di Cosentino, un simbolo della casta che difende se stessa. In un Paese normale – ha dichiarato la democratica Bossa – se un uomo pubblico viene coinvolto in una inchiesta penale con l’accusa di connivenza con la criminalità organizzata, si dimette da tutti gli incarichi e va a difendersi nelle sedi giudiziarie. In Italia, invece, Cosentino rimane deputato per mettersi al riparo dall’arresto, rimane coordinatore del Pdl in Campania per continuare a gestire un potere, e la Camera nega l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni nel procedimento penale, provando ad ostacolare l’azione dei magistrati e, quindi, l’accertamento della verità. Se Cosentino non ha nulla da nascondere perché negare l’uso delle intercettazioni? Se si ha la coscienza pulita perché non sottoporsi totalmente all’azione giudiziaria?”.
Per quanto rigurda gli applausi della destra... Se il voto su Cosentino era un ‘test anticipato’ sulla tenuta della maggioranza di governo, rispetto al voto sui cinque punti che Silvio Berlusconi illustrerà il 28 alla Camera e il 30 al Senato, facciamo notare che la maggioranza matematica di 316 deputati non è stata raggiunta.
Se ne è accorto (?!) anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Dobbiamo verificare se la maggioranza c'è o non c'è - dice Maroni - il vero test è la settimana prossima con il voto palese, perché un governo si deve basare sul voto palese". La maggioranza oggi ha avuto 308 voti a favore, "ma questo non significa che ci sia, perché - spiega il ministro leghista - il voto segreto nasconde sempre incognite e giochi tattici. Quindi non dò rilievo al voto di oggi in termini di esistenza o meno della maggioranza".
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venerdì 17 settembre 2010
La Lega Nord colpita dalla questione morale e dalla “parentopoli”

Nonostante i latrati del Carroccio sulla Roma Ladrona che ruba i soldi al Nord, non sembrano essere imbarazzati quando si tratta di assumere o far assumere parenti o conoscenti per le vie brevi. Fra lo scippo dei correntisti per salvare la Credieuronord insieme a Giampiero Fiorani e l’impegno indefesso sulle quote latte a favore della lobby degli allevatori, la Lega è un partito un po’ particolare.E’ stato Zaia a lanciare l’allarme, preoccupato della pesante questione morale che sta coinvolgendo la Lega Nord. “Non possiamo permetterci di essere criticati per i nostri comportamenti amministrativi ”, ha dichiarato Zaia, “noi della Lega abbiamo il dovere d’essere doppiamente puliti rispetto agli altri, perché da noi i cittadini si aspettano il massimo del rigore”. La Lega a favore della legalità e della moralità? I casi giudiziari in Lega sono oramai diventati all’ordine del giorno. Da Edouard Ballman, il presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, aveva pensato fosse ok gestire le sue auto blu in maniera molto “allegra”; ai finanziamenti illeciti che il partito ha racimolato: il primo, quei 200 milioni di euro dalla Ferruzzi incassati dal tesoriere del Carroccio, che causò a Bossi una condanna per finanziamento illecito, per arrrivare al famoso patto di ferro con Giampiero Fiorani; pronto a salvare la Credieuronord con i soldi dei suoi correntisti pur di ottenere coperture politiche per i suoi progetti di scalata, Fiorani mise a disposizione della Lega anche soldi per attività politica generica, consegnati ad esempio ad Aldo Brancher con destinazione Roberto Calderoli, che ci doveva pagare alcune spese elettorali. La Lega contro il malcostume della politica? A parole, forse: ma quando si tratta della famiglia, i nordici padani si sentono italianissimi. Ci provò Bossi a mandare uno dei suoi figli a Strasburgo, a dare una mano all’europarlamentare Matteo Salvini, ma sull’onda della protesta popolare fu costretto a lasciar stare: poi, arrivò il Trota, e quello che successe lo sappiamo tutti. Forse sappiamo meno quel che sta mettendo in piedi il governatore del Piemonte Roberto Cota, accusato di aver “portato a segno” da quando è presidente “una clamorosa infornata di mogli, cugini e cognati” sotto l’ombra della Mole. E lo sapevate che Marco Reguzzoni, attuale capogruppo del Carroccio a Montecitorio e già presidente della Provincia di Varese è il marito di Elena Speroni, figlia di quel Francesco Speroni esponente di primo piano della Lega prima versione? E quando Flavio Tosi, sindaco di Verona, è stato rieletto, la moglie, dipendente regionale, è stata misteriosamente promossa a dirigente, così dicono.
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mercoledì 15 settembre 2010
Commissariata la Lega Nord/Emilia. Per Bonaccini (PD) è sempre più forte la distanza tra promesse e risultati. Che non ci sono!

Vedere Rosy Mauro al fianco di Angelo Alessandri, segretario della Lega Nord/Emilia, dimostra che il Carroccio non è un "monolite" ed evidenzia "un certo disagio ed imbarazzo". Lo afferma Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd, a margine di un dibattito alla Festa dell'Unità di Bologna. "Non sono abituato ad entrare nel merito dei problemi interni agli altri partiti - dichiara Bonaccini - ma di certo coloro che prefiguravano la Lega come un monolite mi sembra che di fronte ad espulsioni, commissariamenti e vicende varie che ancora non sono state chiarite dovrebbero ricredersi".
Per il segretario del PD "una figura importante come Rosy Mauro a fianco del segretario regionale Alessandri evidenzia un certo disagio ed imbarazzo". In ogni caso, aggiunge Bonaccini, "penso che il problema maggiore della Lega non sia questo ma il fatto che si comincia a capire che molte delle promesse fatte due anni fa in campagna elettorale non vengono minimamente ad essere mantenute".
Bonaccini parte dal "meno tasse per tutti" e dal "federalismo sbandierato, rispetto al quale gli unici provvedimenti adottati sono i tagli ai territori e agli enti locali" senza dimenticare "le centinaia di milioni di euro regalati ai comuni in dissesto di Catania e Palermo". Il segretario regionale del PD ricorda poi il "rifiuto alla nostra proposta di allentare il patto di stabilità, che oggi permetterebbe agli enti locali dell'Emilia-Romagna di investire circa un miliardo di euro in opere pubbliche".
Infine il tema della legalità e del "più sicurezza per tutti - conclude Bonaccini - che nei prossimi tre anni si tradurrà in migliaia di poliziotti e carabinieri in meno", mentre la Lega non si è mossa contro la cosiddetta "legge bavaglio" ed ha "chinato la testa di fronte ad ogni legge ad personam" in soccorso del miliardario.
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giovedì 5 agosto 2010
La maggioranza non c'è: solo in 299 si fidano di Caliendo

La Camera ha respinto la mozione di sfiducia contro il sottosegretario Giacomo Caliendo, sotto inchiesta per la loggia P3.
299 voti contrari da PdL e Lega, 229 a favore da PD e IdV, 75 astensioni da FLI, UDC e API. Un banco di prova che dimostra come il governo non abbia più la maggioranza uscita dalle elezioni.
I 299 voti raccolti dalla "maggioranza" sono ben al di sotto dei 316 di cui dovrebbe disporre. “299 è meno di 316, parlano i numeri. La matematica è più forte della politica - commenta Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera - In Parlamento c'è una maggioranza residuale che dovrà conquistarsi i voti volta per volta”.
Ieri alla Camera, di fronte alla mozione presentata dal PD e dall’IdV, è andata in scena la crisi dell’ex PDL con urla tra i deputati rimasti con Berlusconi e quelli di FLI che hanno seguito Gianfranco Fini, il nervosismo dei leghisti e l‘inedita arringa di un ministro della Giustizia in favore del suo sottosegretario, alla faccia del garantismo che rispetta la separazione dei poteri tra esecutivo e magistratura, tutta all’insegna della contestazione alle indagini in corso.
E' sempre più urgente, per il bene del Paese, lasciarsi alle spalle il berlusconismo e aprire una nuova fase politica. Il voto di ieri dice che non bisogna perdere tempo.
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lunedì 2 agosto 2010
Governo al capolinea
- Al Sud una persona su tre è a rischio povertà.
- Persi quasi un milione di posti di lavoro.
- La crisi fa chiudere 30 imprese al giorno.
Il PdL dichiara fallimento.
Dopo lo strappo tra Fini e Berlusconi, il Partito Democratico chiede al Presidente del Consiglio
di riferire in Parlamento.
L'Italia ha bisogno di lasciarsi alle spalle Berlusconi.
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