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venerdì 2 marzo 2018

9. Cultura, accoglienza e sicurezza: una sfida da governare

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Quella dei grandi flussi demografici è una questione strutturale che non può essere ristretta in orizzonti temporali brevi e con la quale l’Europa, anche per via della crisi di natalità, dovrà necessariamente misurarsi negli anni a venire. Un fenomeno di questa portata non può essere né subito né inseguito: va governato. Di qui la messa in campo da parte del governo e del PD di un progetto compiuto rivolto al nostro Paese, all’Europa, ma anche all’Africa.
Perché l’Africa è lo specchio dell’Europa: se l’Africa cresce, l’Europa sta meglio. Il dialogo con i governi al di là del Mediterraneo deve essere improntato ai principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e dello sviluppo.
Principi che per il PD rappresentano il cuore dell’intero progetto di gestione dell’immigrazione, delle politiche di accoglienza e di integrazione.

8. Per una cultura dei diritti civili e delle pari opportunità

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

La legislatura che sta per concludersi ha rappresentato una grande stagione dei diritti civili, nella quale hanno visto finalmente la luce provvedimenti rimasti finora solo tra le buone intenzioni. Da unioni civili e coppie di fatto al biotestamento, dal Dopo di noi alla legge sugli orfani delle vittime di reati domestici, sono molti i provvedimenti che hanno visto la luce grazie alla passione e alla volontà delle donne e degli uomini del Partito Democratico.
Per la prossima legislatura ci sono altrettante battaglie da portare avanti.
• Prima di tutto, lo Ius soli: l’approvazione di una legge che preveda l’ottenimento della cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri in possesso del permesso di soggiorno e per i minorenni entrati nel nostro Paese entro il dodicesimo anno di età, purché abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale.

7. Un’università per tutti, combattere le diseguaglianze

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Per una società di diritti e opportunità, c’è bisogno di un modello largo, non più parametrato su una offerta angusta (per mancanza di finanziamenti), ma sulla domanda (ed è per questo che abbiamo introdotto il parametro del costo standard). Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di realizzarsi, indipendentemente dalle condizioni di partenza.
Costruendo un sistema per l’accesso all’università in linea con i paesi più avanzati.
Questa legislatura ha costituito uno spartiacque: i fondi per le borse di studio sono quasi raddoppiati ed è stata introdotta la misura della no tax area, grazie alla quale gli studenti provenienti da famiglie con Isee sotto 13 mila euro non pagano più le tasse universitarie e quelli sotto 30 mila euro le pagano in misura fortemente ridotta. Si tratta di interventi che vanno ampliati. Per consentire agli studenti meritevoli che ne abbiano bisogno di coprire l’intero costo di mantenimento degli studi. Per permettere a tutti gli studenti sul territorio nazionale di accedere a una formazione universitaria di riconosciuta qualità, mettendoli in condizione di poter scegliere liberamente a seconda delle aspirazioni e dei talenti.

6. Università e ricerca: far crescere il Paese, dare protagonismo ai giovani

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Riconosciamo all’università e alla ricerca una responsabilità sociale e politica fondamentale per il Paese: la formazione delle conoscenze e delle competenze e la generazione di futuro. Tale azione generativa si attua attraverso l’inscindibilità della formazione e della ricerca. In questa legislatura, grazie all’iniziativa del Partito Democratico, le risorse per università e ricerca sono tornate ad aumentare, dopo la stagione dei tagli del centrodestra. Abbiamo varato misure importanti, un progetto strategico da irrobustire e completare: diritto allo studio, reclutamento di nuovi ricercatori, investimenti per enti di ricerca e dipartimenti universitari più innovativi, valorizzazione dei dottorati, recupero e incremento degli scatti stipendiali di professori e ricercatori, e molto altro ancora.
La comunità accademica e della ricerca ha saputo sviluppare una forte e generosa resilienza di fronte alle criticità dell’ultimo decennio, causate dalla contrazione delle risorse e dall’involuzione strutturale del modello universitario operata dai governi di centrodestra. L’inversione di tendenza che i nostri governi hanno iniziato ad attuare si fonda su una rinnovata fiducia verso la comunità dei docenti, dei ricercatori e degli studenti che abitano le nostre università, che ci spinge a rilanciare una prospettiva di forte valorizzazione del sistema universitario e della ricerca nel nostro Paese. Per la prossima legislatura, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.

5. Combattere la povertà educativa

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Dispersione scolastica, bassi livelli di rendimento, disagi adolescenziali sono tutti sintomi di una malattia che possiamo indicare come povertà educativa e che colpisce le aree marginali del Paese. I governi a guida PD sono stati i primi a raccogliere l’invito lanciato da tempo dalle associazioni, dal mondo della scuola, dal mondo della ricerca educativa per fare qualcosa. Per la prima volta è stato istituito, in collaborazione con le fondazioni bancarie, un fondo per il contrasto alla povertà educativa per finanziare interventi innovativi e monitorati a contrasto. Questa azione va resa strutturale e inserita in una strategia più ampia. Dando di più a chi ha di meno, per dare a tutti le stesse opportunità. Per questo intendiamo istituire delle “aree di priorità educativa” nelle aree marginali con i più alti tassi di abbandono e di povertà, dove invieremo un esercito di maestre e di maestri: più docenti e comunità educante, appositamente formati e valorizzati in modo che gli studenti siano seguiti meglio e con piani educativi personalizzati.

4. Liberiamo la scuola dalla burocrazia e valorizziamo le sue professionalità

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Le scuole si devono allargare alla dimensione territoriale e si devono aprire alla costruzione di alleanze formative e organizzative. Le professionalità del mondo della scuola devono essere ulteriormente valorizzate. In particolare, riteniamo necessario:
• combattere la burocrazia, liberando la scuola e i dirigenti scolastici da compiti e funzioni non strettamente connessi al “fare scuola”, in modo che possano concentrarsi sulla progettazione, organizzazione e gestione delle attività didattiche e formative;
• far crescere nelle scuole la cultura e la pratica della valutazione e dell’autovalutazione;
• procedere alla revisione, snellimento, coordinamento e semplificazione delle normative relative alla scuola, per renderle comprensibili e facilmente utilizzabili da tutti;
• garantire ai docenti opportunità di crescita professionale;
• promuovere formazione iniziale, formazione in servizio e aggiornamento professionale;
• riconoscere la funzione specifica svolta dal personale Ata non solo nell’ambito del lavoro amministrativo, ma anche in quello di supporto alla didattica e relazione con gli studenti;
• definire il costo standard di sostenibilità anche per promuovere il pluralismo educativo e una migliore offerta formativa per il diritto allo studio.

3. Verso una scuola a misura di studenti

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Con un investimento di 4 miliardi abbiamo provato a costruire le basi per la scuola del futuro, partendo dal rafforzamento dell’autonomia scolastica, istituendo l’organico di potenziamento, investendo sui docenti attraverso assunzioni, formazione, aggiornamento, valorizzazione.
È stata aumentata la dotazione economica delle scuole con stanziamenti aggiuntivi al fondo per il loro funzionamento.
Abbiamo cominciato a cancellare il fenomeno storico del precariato determinato da anni di cattiva gestione, soprattutto del centrodestra. Abbiamo assunto in tre anni 132 mila docenti e ogni scuola ne ha avuti in media 7 in più per l’arricchimento dell’offerta formativa.
Gli insegnanti hanno potuto beneficiare di risorse per la loro formazione in servizio, di una card di 500 euro annui per spese culturali e di aggiornamento e del bonus per il merito poiché crediamo in una scuola che premi i docenti migliori secondo criteri trasparenti e condivisi dalla comunità scolastica. Abbiamo previsto un nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento per la scuola secondaria: mai più lunghi anni di precariato a cui seguivano costose abilitazioni e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato. Con un investimento di 140 milioni abbiamo reso l’alternanza scuola-lavoro curricolare per tutte le scuole secondarie superiori, ritenendola strategica per l’acquisizione di competenze trasversali e per la costruzione di un nuovo modello di didattica.

2. Cultura è produzione, non solo tutela

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Sostenere il lavoro creativo ad alto valore aggiunto vuol dire coniugare al futuro il nostro patrimonio, generare un ambiente fertile all’innovazione, dare impulso a nuovi modelli imprenditoriali, aumentando l’occupazione e favorendo l’accesso al lavoro nel settore culturale. Nello specifico, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.

1. Rigenerare i territori e le città attraverso la cultura

Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.

Fin dall’inizio della legislatura appena conclusa, abbiamo puntato tutto sulla cultura. La creazione del sistema museale nazionale (e il conseguente boom di visitatori, +30%, e degli incassi, +53%), l’assunzione di 1.000 funzionari tecnici dopo anni di blocco, la riforma dello spettacolo dal vivo (con un incremento rilevante di risorse), l’ArtBonus, l’investimento sulla domanda di cultura dei più giovani (con 18App), quello su librerie e lettura, la legge sul cinema e il riconoscimento del tax credit alle imprese culturali e creative sono solo alcuni tra i provvedimenti messi in campo dal PD. Il bilancio del Mibact è aumentato del 62,5%. Il ruolo dell’Italia è tornato centrale in Europa e nel mondo, anche grazie alle eccellenze nella tutela del patrimonio, dai caschi blu della cultura alle missioni di restauro nelle zone a rischio, e al primo G7 nella storia dedicato a questi temi. Il patrimonio culturale e il turismo sono finalmente riconosciuti come motore economico del Paese.
La produzione culturale assume i caratteri di un nuovo modo di fare cittadinanza, attraverso progetti di rigenerazione urbana e territoriale: dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza identitaria, attivare le città nella creazione di valore economico e sociale attraverso la cultura e la creatività, aumentare ulteriormente la visibilità, il racconto e la reputazione del nostro patrimonio, tutto, non solo quello più noto. Le nostre proposte si fondano su quattro progetti chiave.

Più cultura. Scuola e università al centro. Il programma PD

Pubblichiamo, punto per punto, il programma del PD per la cultura, la scuola e l’università
Quando in Italia si parla di cultura il pensiero corre subito al patrimonio storico, artistico, architettonico e museale di cui il nostro Paese è straordinariamente ricco. Giusto.
Così come è giusto rimarcare lo straordinario contributo che il nostro Paese ha dato, nel corso della storia, alla cultura umanistica del pianeta, esprimendo alcuni tra i più grandi geni della letteratura, delle arti figurative, della musica. E se è pur vero che nel corso degli ultimi anni siamo riusciti a far sì che il Paese tornasse a innamorarsi del suo incredibile patrimonio culturale, con una crescita spettacolare dei visitatori e degli incassi dei suoi musei, con un investimento nella valorizzazione del bello che ha avuto pochi eguali nel corso degli ultimi decenni, è vero anche che cultura non vuol dire soltanto passato. E non vuol dire soltanto sapere umanistico.
Cultura sono anche le imprese culturali e creative, che hanno beneficiato dell’introduzione degli incentivi fiscali per il loro sviluppo.
Cultura è cinema e spettacoli dal vivo, anch’essi protagonisti di un grande rilancio.
Cultura è design, è moda, è cibo, è capacità di progettare e di applicare la nostra arte ai canoni della produzione e alle esigenze dell’impresa.

giovedì 1 marzo 2018

6. Lo sport come educazione

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Le misure adottate dai governi a guida PD rappresentano la premessa di credibilità e fattibilità per una serie di riforme fondamentali, attese da decenni dal mondo dello sport. Dal credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici alla riforma del sistema pensionistico degli sportivi professionisti, dai canali preferenziali per le società dilettantistiche no profit nelle concessioni degli impianti pubblici alla maternità per le atlete, fino al rifinanziamento del Fondo sport e periferie: tutti i provvedimenti sono andati incontro alle esigenze di un settore troppo spesso dimenticato dalla legislazione. Certo, non basta. Abbiamo chiari in mente gli obiettivi per la prossima legislatura, a partire dall’approvazione di un Codice unico dello sport e dal superamento della distinzione tra atleti professionisti e dilettanti. Fondamentale poi rivedere il funzionamento del mercato dei diritti audiovisivi, potenziare e uniformare il programma di promozione dei valori sportivi nelle scuole, così come proseguire nell’opera di recupero e riqualificazione degli impianti dismessi. Perché molte zone disagiate del Paese possano ripartire anche dallo sport. Che è prima di tutto educazione.

5. La salute come diritto da tutelare

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Nelle classifiche internazionali il Servizio sanitario nazionale italiano è da sempre ai primissimi posti nel panorama internazionale. Oggi è rimasto uno degli ultimi a sopravvivere con le sue caratteristiche di unitarietà, universalità ed equità. E rappresenta uno strumento imprescindibile per assicurare il diritto alla salute, sancito nella nostra Costituzione. È un patrimonio che ci impegniamo a salvaguardare, rafforzare e difendere. Negli anni passati, quelli in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente, la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante al consolidamento della finanza pubblica attraverso la riduzione del Fondo sanitario nazionale negli anni 2011 e 2012, i mancati attesi aumenti per circa 30 miliardi di euro e una revisione della spesa tradottasi nel blocco dei contratti e delle assunzioni.
Rispetto alla stagione dei tagli, con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati a investire in sanità: il Fondo sanitario è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi; dopo un decennio abbiamo finalmente i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire a tutti l’accesso agli stessi servizi; con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. Sono stati approvati, infine, provvedimenti attesi da anni: dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale del personale sanitario alla riforma della dirigenza sanitaria, dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini alla riforma delle sperimentazioni cliniche e degli Ordini professionali, fino alla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

4. Una pensione per giovani

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Il sistema previdenziale e pensionistico non è solo uno degli elementi centrali del welfare, è anche un importante fattore di solidarietà tra generazioni: i lavoratori di oggi finanziano le pensioni di oggi, nella prospettiva che i lavoratori di domani paghino le loro. Per tutelare i giovani lavoratori che contribuiscono, dobbiamo preservare la stabilità finanziaria del sistema e al contempo dare delle garanzie sul loro futuro previdenziale, soprattutto per chi ha carriere lavorative saltuarie e precarie.
Per i lavoratori anziani, toccati dall’innalzamento dell’età di pensionamento, dobbiamo prevedere un piano per l’invecchiamento attivo, che aiuti la loro permanenza nel mercato del lavoro a condizioni lavorative, economiche e sociali adeguate, ma che consenta anche forme di uscita flessibile.
L’innalzamento dell’età di pensionamento, per non produrre effetti negativi sulle condizioni di vita delle generazioni più anziane, deve essere accompagnato da politiche di miglioramento dell’organizzazione del lavoro, da nuove forme di flessibilità dell’orario di lavoro, da nuove possibilità di combinare part time e sostegni al reddito e pensione, dal cambiamento delle mansioni in coerenza con l’età, dalla possibilità di combinare esigenze di cura e attività lavorativa.

mercoledì 28 febbraio 2018

Damiano: “Fiero del programma del PD su lavoro, stato sociale e lotta alle diseguaglianze”

Intervista a Cesare Damiano di Giulia Merlo – Il Dubbio, 28 febbraio 2018 in Politiche 2018

Una campagna elettorale agli sgoccioli, in cui la polemica non si è mai placata. Ora l’ultima, con gli attacchi a Renzi da sinistra. Cesare Damiano, leader dell’area LabourDem e candidato al collegio uninominale di Terni, non è certo un renziano ma difende il segretario: «Non mi stupisce l’accanimento: la legge del “nemico a sinistra” è sempre stata uno dei nostri mali. Da uomo di sinistra che vuole l’unità, dico che non la si ottiene a bastonate».

martedì 27 febbraio 2018

3. Terzo settore: semplicemente, una priorità

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Sostenere il Terzo settore è per il PD una priorità. Un settore di 700 mila lavoratori, pari al 4,3% del Pil. Uno spaccato importante della nostra economia, tanto che è uno dei settori che, in piena crisi, ha aumentato gli occupati. Il Terzo settore, con la presenza in tutto il Paese (dalle periferie delle grandi città ai piccoli borghi) e con cinque milioni di volontari, non è solo un aiuto decisivo per chi si trova in difficoltà, ma rappresenta un importante fattore di coesione sociale. L’intento della riforma che abbiamo approvato è stato quello di allargare la partecipazione attiva e responsabile delle persone, di valorizzare il potenziale di crescita sociale e occupazionale dell’economia sociale, di puntare su razionalizzazione e semplificazione. Per la prossima legislatura ci impegniamo a dare attuazione alla riforma e a introdurre:

2. Raddoppiare le risorse per il reddito d’inclusione

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Dopo decenni di convegni in cui ci si lamentava che l’Italia era l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura strutturale di contrasto alla povertà, un reddito di ultima istanza sottoposto alla prova dei mezzi, i governi a guida PD hanno finalmente colmato questa lacuna. Se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale di contrasto alla povertà, in pochi anni l’Italia ha fatto un passo in avanti gigantesco, arrivando a dotarsi di una misura strutturale
che vale oltre 2,3 miliardi di euro dal 2018. A gennaio, il 60% degli aventi diritto aveva già fatto domanda (300 mila famiglie su 500 mila). Nel corso dell’anno, le famiglie che potranno beneficiare del reddito di inclusione arriveranno a 750 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone (il 53% di tutte le persone in povertà assoluta).

1. Non autosufficienza: sostegno economico, servizi di cura e investimento sull’autonomia

Il programma PD. Prendersi cura delle persone.

Dopo avere colmato nella legislatura appena terminata una lacuna storica del welfare italiano, quella del contrasto alla povertà, è arrivato il momento di affrontare altri bisogni sui quali l’Italia è ancora in ritardo: la cura delle persone non autosufficienti. Negli altri paesi europei, negli ultimi due decenni, sono state introdotte nuove politiche per la non autosufficienza; noi abbiamo iniziato in modo sistematico solo negli ultimi anni. Le cose fatte dai governi a guida PD sono importanti: la legge sul Dopo di noi, il riconoscimento
e il sostegno a chi si prende cura di un familiare malato o disabile (caregiver familiare), la previsione di un Piano nazionale per la non autosufficienza. Su queste basi costruiremo una riforma più ampia, che dia a tutte le persone non autosufficienti e alle loro famiglie diritti, sostegno economico e certezze. Partendo dalla consapevolezza che, per le persone non-autosufficienti, l’assistenza da parte dei collaboratori familiari non è un lusso ma una necessità esistenziale al pari delle spese mediche, vogliamo rendere le politiche per la non autosufficienza un diritto di cittadinanza e l’indennità di accompagnamento un diritto soggettivo legato al bisogno di cura individuale.
Per questo, aumenteremo l’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone, dando libertà di scelta tra un assegno di cura e un budget di cura, favorendo così il riconoscimento professionale e la regolarizzazione degli assistenti familiari. L’indennità aumenterà per tutti e arriverà a raddoppiare per i casi più gravi. I finanziamenti aggiuntivi saranno reperiti attraverso un contributo specifico di 0,5% della retribuzione lorda. Il costo del lavoro delle imprese si ridurrà in ogni caso rispetto a oggi per via della riduzione di quattro punti del cuneo contributivo.

Prendersi cura delle persone. Il programma PD

Pubblichiamo, punto per punto, il programma PD per lo stato sociale e la sanità.

Per rafforzare e difendere il modello sociale europeo, dobbiamo innanzitutto rendere più europeo e più universale lo stato sociale italiano.

lunedì 26 febbraio 2018

7. Gli italiani all’estero come risorsa per il Paese

Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.

Dobbiamo valorizzare i 5 milioni di italiani all’estero, una risorsa e una rete di conoscenze per tutto il Paese. Intendiamo mettere in campo interventi mirati per proseguire sulla strada del rilancio e della modernizzazione dei servizi consolari e dell’Aire. E per rendere il voto all’estero più sicuro, personale e inclusivo. Vogliamo realizzare una seria e aggiornata anagrafe delle associazioni italiane nel mondo con l’obiettivo di farle diventare colonna portante del sistema Italia all’estero. Creeremo un’anagrafe dei ricercatori italiani all’estero con aree di competenza, titoli, riconoscimenti e pubblicazioni, in modo da favorire la mobilità e la creazione di nuove collaborazioni, facilitando il contatto tra i ricercatori italiani emigrati e il sistema italiano.
Amplieremo il riconoscimento ufficiale di titoli, lauree, master, dottorati, specializzazioni post-laurea, abilitazioni e specializzazioni mediche per facilitare non solo il rientro in patria e la collocazione lavorativa di chi li ha ottenuti, ma anche la mobilità all’interno dell’Unione Europea e dell’Associazione europea di libero scambio, aree all’interno delle quali sono riconosciuti non solo i titoli di studio europei, ma anche quelli esteri già riconosciuti da uno stato membro.

6. L’Europa come forza di pace e sviluppo nel mondo

Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.

La sfida principale che attende l’Unione Europea oggi si chiama Mediterraneo. Un mare d’Europa e non un problema italiano come qualcuno vorrebbe far credere. Il G7 di Taormina e la presenza italiana nel Consiglio di Sicurezza Onu hanno contribuito a riaffermare la priorità del Mediterraneo allargato. Lo stesso vale per il nostro impegno a riaprire il negoziato politico in Libia, per l’azione multilaterale volta a fermare atroci tragedie come in Siria e per le nostre missioni militari, a partire dall’Iraq con il contributo alla sua libertà e alla sconfitta di Daesh.
Verso Sud e attraverso il Mediterraneo, l’Italia, insieme all’Europa, vivrà le sfide di questo secolo. Anche per includere nel suo progetto i Balcani e affermare principi di convivenza in Medio Oriente, pervaso da nuovi e vecchi conflitti. Allo stesso tempo, l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale.