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domenica 2 maggio 2021

DDL ZAN “Omotransfobia e misoginia, una legge per ridurre le disuguaglianze”

 

Il DDL Zan propone di inserire l'orientamento sessuale e l'identità di genere all’interno dell’attuale impianto giuridico in materia di reati e discorsi d’odio, intervenendo sul codice penale.

Nell’Unione europea tutti i grandi Paesi hanno leggi che tutelano le persone dall’odio legato all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Tutti tranne l’Italia, dove da quasi 25 anni si cerca di riempire questa grave carenza. Ora però l’occasione è arrivata, in Parlamento, con la proposta di legge (DDL) presentata dall’onorevole Alessandro Zan (PD).

La ratio del testo presentato dal deputato dem, si basa su un principio di democrazia talmente scontato che nessuna persona di buon senso dovrebbe provare a mettere in discussione, nemmeno lontanamente. Ovvero dare diritti a chi purtroppo ancora non ne possiede, fermando l’odio e le violenze. Come quelle subite dal ragazzo gay, a Pescara, aggredito e picchiato ferocemente da sette giovanissimi mentre passeggiava mano nella mano con il suo compagno. Eppure nel nostro Paese c’è chi insorge, pronto a una battaglia per contrastare il ddl, basando la propria tesi sul pregiudizio e senza offrire alcuna spiegazione concreta.

Il DDL è un testo integrato, avanzato, frutto di una sintesi delle proposte avanzate in Parlamento dove, accanto a una parte penale, che punisce i crimini d’odio per orientamento sessuale, identità di genere, c’è anche una parte di politiche positive, che punta alla promozione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo fenomeno. Ci sono quindi anche politiche di protezione, di sostegno e assistenza per le vittime di violenze.

Nel testo si parla di centri anti-discriminazione che non sono rivolti soltanto alle vittime di reato, ma a tutti quei casi di fragilità. Per esempio, le persone sbattute fuori di casa da genitori che non accettano l’omessualità dei loro figli, o a chi si trova in una condizione di disagio e violenza. Per loro è previsto un sostegno, un’assistenza psicologica e legale, oltre a una mediazione sociale. Proprio perché si ritiene fondamentale condurre queste persone a un pieno reinserimento sociale, dopo un primo momento di protezione e assistenza. Ovviamente siamo all’anno zero da questo punto di vista. Per cui bisognerà cominciare con un progetto pilota e pian piano creare questi centri in tutta Italia. Ecco, la legge si occupa di utilizzare un fondo, rinnovato ogni anno, proprio per raggiungere questo obiettivo.

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C’è chi sostiene che questa legge limiti la libertà di espressione. È assolutamente falso. Il DDL parte da una norma che esiste già, dalla legge Mancino – collaudata sul piano della giurisprudenza – la quale punisce i crimini d’odio per razzismo, etnia, nazionalità e religione. E abbiamo semplicemente esteso questa legge ai crimini per omotransfobia e misoginia. Per cui tutte le polemiche sulla libertà di espressione sono pretestuose e prive di ogni fondamento, ché se questo tipo di problemi davvero ci fossero, sarebbero già venuti alla luce con la legge Mancino.

L’Italia deve colmare questo vuoto e non possiamo permetterci di perdere questo treno. Non è più accettabile questa condizione di disuguaglianza. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riconosciuto come le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscano “una violazione del principio di eguaglianza”. Bisogna fermare l’odio e le violenze. E dobbiamo farlo adesso.

Finalmente sbloccato l’iter del ddl Zan. Impegno del PD premiato

“Nonostante il centrodestra si sia ricompattato per ragioni di loro opportunità politica, al di là delle posizioni delle posizioni espresse diverse in queste settimane, siamo riusciti a fare un primo passo avanti verso l’approvazione del ddl Zan“.
Lo dice il senatore del PD Franco Mirabelli, capogruppo dem nella commissione Giustizia.
“Ora è in calendario e il presidente Ostellari ha annunciato che la settimana prossima presenterà la relazione che aprirà la discussione. E’ un risultato importante, che raccoglie le sollecitazioni di tanti, rispetta il Parlamento e premia l’impegno del PD“, prosegue Mirabelli.
“Siamo soddisfatti anche di aver impedito che venisse calendarizzata la proposta propagandistica di FI e del centrodestra sull’istituzione di una commissione di inchiesta sull’operato della magistratura”, conclude Mirabelli.

Altre dichiarazioni di Senatori PD:

- 
ANNA ROSSOMANDO - vicepresidente del Senato e responsabile diritti del PD
“Legge Zan calendarizzata in commissione Giustizia al Senato! È stata lunga, ma questo risultato lo abbiamo ottenuto, le manovre ostruzionistiche non sono bastate. Ora andiamo avanti!”.

- MONICA CIRINNÀ – Senatrice PD
“La notizia fondamentale è che il ddl Zan sia stato incardinato in Commissione, dopo settimane di pesanti forzature del regolamento. La discussione è il principio della democrazia parlamentare, e viene finalmente garantita, anche su questo testo”. Lo dice la senatrice del PD Monica Cirinnà.
“Dispiace – prosegue Cirinnà – che il Presidente Ostellari abbia ritenuto di assumere il ruolo di relatore. In queste settimane ha dimostrato, purtroppo, di non avere a cuore l’imparzialità del suo ruolo: sono curiosa di capire come eserciterà, a questo punto, quello di relatore. Quel che è certo è che vigileremo sull’osservanza del regolamento e ci opporremo con forza a ogni ulteriore mossa ostruzionistica o tentativo di intaccare i contenuti del testo. La maggioranza del Parlamento, in sintonia con la maggioranza della popolazione, è favorevole a questo testo, che è urgente e necessario. Bisogna approvarlo in fretta”.

- VALERIA VALENTE – Senatrice PD, Capogruppo dem in commissione Affari costituzionali
“Finalmente la Commissione Giustizia del Senato potrà iniziare a esaminare il ddl Zan, l’ostruzionismo della Lega è stato battuto dalla convinzione del PD e delle altre forze che sostengono una legge di civiltà. Solo chi è a corto di idee come Pillon può ritenersi soddisfatto per avere ostacolato il confronto nella sede appropriata e può arrogarsi il diritto di sapere cosa vogliano gli italiani, da posizioni arretrate sui diritti quali quelle del Carroccio”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, , che sottolinea: “Dalla prossima settimana inizierà dunque il confronto nel merito, che è sempre prerogativa del Parlamento”.

Enrico Letta: “grato a Fedez su Ddl Zan”/ “Censura? PD vuole scuse e chiarimenti Rai”


«Ci aspettiamo parole chiare dalla Rai – dichiara Enrico Letta il giorno dopo il “caos” Concertone Primo Maggio, intervistato da Radio 24 – di scuse e di chiarimento. Poi voglio ringraziare Fedez, le sue parole forti che condividiamo in pieno, rendono possibile rompere un taboo, cioè che non si può parlare di diritti perché siamo in pandemia. Occuparsi di pandemia non vuol dire che non si possono fare battaglie per i diritti, ius soli, come ddl Zan».

“Chiederò visione contratto tra Rai e organizzatori concerto. Da Rai inaccettabili tentativi di condizionare artisti”, la dichiarazione del Senatore PD, Francesco Verducci, membro della Commissione Vigilanza RAI.

‘Fedez ha fatto un discorso potente contro le discriminazioni. E tutti dovremmo ringraziarlo. Perché le discriminazioni, qualunque esse siano, per orientamento sessuale, o colore della pelle, o religione o idee politiche o aspetto fisico o qualunque altra, sono causa di infinite sofferenze e sono il virus che uccide le nostre società.
Fedez ha pronunciato le sue parole nel posto giusto, al momento giusto: il palco del concerto del Primo Maggio, nella giornata delle lotte per i diritti e per la dignità del lavoro. A qualcuno ha dato fastidio che Fedez abbia fatto nomi e cognomi. A me danno molto fastidio invece le parole violente brandite da alcuni politici contro una persona per il solo fatto che ami una persona dello stesso sesso. Parole violente che alimentano bullismo, discriminazioni, sofferenza. Fedez ha denunciato questo clima. A un concerto un artista ha molti modi di esprimersi. Attraverso la voce delle sue canzoni e la voce delle sue parole. Sono stati pessimi gli attacchi preventivi della Lega a Fedez, prima ancora che parlasse. Ed è inaccettabile il fatto che la Rai, e in questo caso Rai3 che in un tempo non lontano è stato luogo libero da ogni censura, abbia tentato goffamente di condizionare le parole di Fedez. Nel servizio pubblico l’unico discrimine sono il rispetto, l’educazione, i valori della nostra Costituzione. Valori che il discorso di Fedez ha rimarcato. Quello di ieri sera è un pessimo episodio per la Rai. Non può esserci censura delle idee e delle denuncie sociali o politiche. Chiederò, come membro della Commissione di Vigilanza, di visionare il contratto tra la Rai e gli organizzatori del concerto del Primo Maggio, per sapere quali sono esattamente le responsabilità del servizio pubblico. Ieri, Primo Maggio, nonostante la ‘solerzia’ di alcuni dirigenti Rai, il servizio pubblico ha trasmesso parole potenti contro ogni discriminazione.’

domenica 4 aprile 2021

Globalizzare pace, diritti e libertà


La Pasqua evoca sempre parole di pace, fraternità, solidarietà, valori indispensabili per un mondo che voglia vivere nei diritti, nella libertà, nella convivenza. Tuttavia non possiamo ignorare quanti conflitti, discriminazioni e intolleranze affliggono popoli e nazioni. E troppe volte assistiamo impotenti al prevalere delle armi, della violenza, dell'oppressione quando nessun conflitto può trovare soluzione con la prevaricazione, là dove invece l'unica via è affidarsi alla ragione, al dialogo, al negoziato. Far prevalere questa strada è primaria responsabilità di chi guida istituzioni sovranazionali e Stati nazionali. Ma c'è anche un dovere di agire delle opinioni pubbliche e della società civile. In un mondo globale, è tempo di globalizzare non solo mercati, scambi e monete, ma anche pace, diritti e libertà.

mercoledì 11 luglio 2018

Il PD rilancia sul salario minimo legale

Maurizio Martina, Graziano Delrio e Chiara Gribaudo presentano il disegno di legge per l’istituzione del salario minimo legale

Qualsiasi lavoratore dovrebbe percepire almeno 9 euro netti all’ora, ovvero una retribuzione sufficiente per assicurare una vita dignitosa, come dice l’articolo 36 della costituzione. È questa la proposta del Partito democratico presentata oggi attraverso un ddl che intende istituire un salario minimo legale anche in Italia.
Si tratta del terzo pilastro di un’agenda di maggiore giustizia sociale targata PD, che si affianca alla proposta per l’estensione del reddito di inclusione e a quella per garantire un sostegno alle famiglie con figli, entrambe presentate nelle scorse settimane.
Maurizio Martina, Graziano Delrio e Chiara Gribaudo hanno illustrato la proposta alla Camera, spiegando che si tratta di una “sfida” al governo e alla maggioranza.

mercoledì 23 maggio 2018

La legge 194 non si tocca, si applica

Alessandro Barattoni, segretario Federazione PD Ravenna
Mirella Dalfiume, coordinamento Donne Democratiche - Federazione PD Ravenna

Il 22 maggio 1978 fu promulgata la legge 194 – Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.
In questi giorni è partita anche sul nostro territorio un’offensiva sconsiderata e inaccettabile contro questa legge da parte del movimento pro vita.
E’ bene ricordare che la legge non ha introdotto la pratica dell’aborto ma ha tolto dalla clandestinità e dall’illegalità l’interruzione volontaria della gravidanza, grazie alla capacità delle donne di imporre all’agenda politica un drammatico vissuto femminile fino ad allora relegato nel privato ed esposto da un lato al rischio di morte, dall’altro alla galera.

Quarant’anni di 194, una legge da applicare pienamente e difendere

Cala il numero degli aborti, ma con un numero sempre crescente di medici obiettori di coscienza a rischio la libertà di scelta

Quarant’anni fa, il 22 maggio 1978, entrava in vigore in Italia la legge 194, che da allora ha consentito alle donne, entro il novantesimo giorno di gestazione, di accedere alla interruzione volontaria di gravidanza per motivi di salute, economici, sociali o familiari.
Una norma che nell’Italia delle contestazioni e delle lotte per l’emancipazione, al culmine di una aspra battaglia politica e civile portata avanti da radicali, sinistra e associazioni femminili, sancì nero su bianco due principi fondamentali: quello della laicità dello Stato, che cessava di ritenere un reato ciò che per alcuni era “peccato”, e il rispetto della libertà di scelta in materia di scelte individuali.

martedì 9 gennaio 2018

Fatti concreti

GRUPPO PD DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

In questi quattro anni che cosa abbiamo fatto?
Ve lo raccontiamo con schede, sintetiche, chiare, che spiegano le scelte fatte, le leggi approvate.
Fatti concreti, che cambiano la vita delle persone.
Questo è stato il nostro lavoro di gruppo.

venerdì 29 dicembre 2017

Dalle unioni civili al biotestamento: la legislatura dei diritti


La legislatura si è chiusa nel peggiore dei modi, con un’aula semideserta e la mancata approvazione dello Ius soli. Ma con le norme introdotte l’Italia ha fatto un balzo in avanti dal punto di vista dei diritti.

Peccato che l’ultimo giorno di legislatura si sia chiuso con quell’aula del Senato semivuota e una legge sulla cittadinanza non approvata. Un gesto che purtroppo è riuscito a oscurare tutti questi anni di lavoro durante i quali sono state approvate delle leggi fondamentali che hanno finalmente dato dei diritti a chi ingiustamente ancora non li aveva. Ma purtroppo i numeri per l’approvazione della proposta di legge sullo Ius soli non c’erano, sarebbe stata una lotta persa dal principio e lo sanno bene proprio senatori come Monica Cirinnà (che intervistammo dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili) hanno dovuto lottare e non poco, rinunciando purtroppo a una parte importante della legge.

Quindi questa non è stata la legislatura dello Ius soli (il perché lo spiega bene Mario Lavia). Ma è stata di certo la legislatura delle unioni civili e del biotestamento, due leggi simbolo perché rappresentano alla perfezione il grande salto in avanti per un Paese ancora troppo spesso di stampo confessionale che ha causato anni di immobilità politica dal punto di vista dei diritti.

Ma a queste due leggi simbolo, si sono aggiunte altre importanti novità. Tra queste il Dopo di noi, la legge contro le dimissioni in bianco e il caporalato e, proprio qualche giorno fa, le norme che sanciscono diritti importanti per i figli delle vittime di femminicidio e per i testimoni di giustizia.

Ecco, in breve, le leggi più importanti introdotte in questa legislatura appena conclusa.

giovedì 14 dicembre 2017

Il biotestamento è finalmente legge

Una regolamentazione su questo tema era attesa da tempo: finalmente vengono garantiti al paziente dignità e autodeterminazione

Un lungo applauso ha accompagnato l’approvazione in Senato, con 180 sì, 71 no e 6 astenuti, del disegno di legge sul testamento biologico che introduce in Italia le Disposizioni anticipate di trattamento consentendo anche l’interruzione di nutrizione e idratazione artificiali.
Sono passati dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby e otto dalla scomparsa di Eluana Englaro. Un tempo infinito, durante il quale tante altre persone hanno chiesto fino all’ultimo dei loro giorni l’approvazione di una legge che prevedesse le Dat, ovvero  le Disposizioni anticipate di trattamento, tra questi anche Fabiano Antoniani, dj Fabo.
A votare a favore PD, M5S, Liberi e Uguali, ALA, Autonomie (con l’eccezione di Lucio Romano) e alcuni senatori del gruppo Misto. Contrari alla legge AP, Federazione della libertà-Idea, Udc, Forza Italia (che ha lasciato libertà di coscienza), Lega.
Presenti a Palazzo Madama anche alcuni rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni, tra i quali Emma Bonino, visibilmente commossa al momento dell’approvazione della legge, e Mina Welby.

Il giorno del biotestamento. Ecco cosa prevede la legge

Una regolamentazione su questo tema era attesa da tempo: finalmente vengono garantiti al paziente dignità e autodeterminazione

Sono passati dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby e otto dalla scomparsa di Eluana Englaro. Un tempo infinito, durante il quale tante altre persone hanno chiesto fino all’ultimo dei loro giorni l’approvazione di una legge che prevedesse le Dat, ovvero  le Disposizioni anticipate di trattamento, tra questi anche Fabiano Per il suo suicidio assistito è a processo il radicale Marco Cappato che proprio ieri è stato interrogato di fronte alla Corte d’Assise di Milano.
E oggi finalmente ci siamo. Dopo l’approvazione alla Camera lo scorso 20 aprile, la proposta sul biotestamento è ora in procinto di essere approvata anche in Senato e di diventare legge.
Il testo è composto da soli cinque articoli che però cambieranno sensibilmente il rapporto medico-paziente e la possibilità della persona o dei parenti della persona di dare indicazioni sulle volontà di cura del paziente stesso.

Ecco cosa prevede la legge, punto per punto.

domenica 26 novembre 2017

Biotestamento. Un incontro sulla legge in discussione in Parlamento, con l'on. Donata Lenzi

Il Partito Democratico di Faenza organizza un incontro con l'on. Donata Lenzi per presentare e approfondire i contenuti della legge sul biotestamento, approvata dalla Camera nella primavera scorsa e ora all'esame del Senato della Repubblica.

Così, l'on. Lenzi, relatrice del provvedimento, commentava il 20 aprile scorso, il testo approvato dalla Camera dei Deputati. Un  testo equilibrato, che valorizza la relazione medico-paziente, che attua dopo 70 anni l’articolo 32 della Costituzione.

Il PD farà tutto quanto possibile per la definitiva approvazione di questa legge entro la fine della legislatura.

“Dopo più di un anno di lavoro in commissione Affari sociali e un esame approfondito in Aula, la Camera ha approvato la legge sul testamento biologico lungamente attesa. Il testo base, come è giusto che sia, è stato più volte modificato accettando le proposte che venivano da quanti erano realmente interessati al confronto nel merito. Siamo così arrivati ad un testo equilibrato che valorizza la relazione medico paziente nel pieno rispetto dell’art. 32 della Costituzione. È un testo equilibrato che rientra in una visione mite nel diritto, una legge di principi, non una elencazione puntuale di situazioni che il Parlamento ha avuto tutto il tempo per approfondire ed emendare”.

mercoledì 22 novembre 2017

Intervista di HuffPost a Cesare Damiano sull'art.18

"Quella di Mdp sull'articolo 18 è una proposta bandiera, sarà rispedita in commissione"

Huffington Post ha intervistato il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, sulla proposta di MDP e Possibile sull'art.18: "Quella dell'onorevole La Forgia (il capogruppo di MDP alla Camera ndr) è un rispettabile progetto bandiera, ma non è una proposta realizzabile concretamente". Damiano, ministro del Lavoro durante il governo Prodi, e un passato in casa Cgil e Fiom, non crede più all'articolo 18 ("Ha smesso di funzionare") mentre in casa MDP la convinzione è opposta: l'articolo 18 va non solo ripristinato, ma anche esteso.

Presidente Damiano, Mdp chiede un ritorno dell'articolo 18. Il Jobs act, la riforma renziana per eccellenza, si fonda sul superamento dello stesso articolo. Fine dei giochi per recuperare un'intesa tra PD e MDP?
"La proposta dell'onorevole La Forgia prevede un ritorno alla tutela reale dell'articolo 18, quello del 1970, abbassando addirittura la soglia dai vecchi 15 dipendenti a 5 dipendenti e coinvolgendo quindi anche le piccolissime imprese. Dal mio punto di vista si tratta di un rispettabile progetto bandiera che, come sanno i proponenti, anche se avesse avuto un normale esame alla Camera, non avrebbe mai superato il vaglio del Senato e non avrebbe avuto a disposizione i tempi necessari per un'eventuale approvazione".

giovedì 28 settembre 2017

La nostra legge regionale sui #vaccini funziona!

Manuela Rontini (Consigliere regionale PD)

Sì, perché al 30 giugno 2017, cioè circa sei mesi dopo l’approvazione dell’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione ai nidi in Emilia-Romagna, la copertura vaccinale registrata per i bimbi nati nel 2015 è del 96,6% e oltrepassa quindi la soglia di sicurezza indicata dall'Oms.
In provincia di #Ravenna siamo arrivati al 98,6%.

mercoledì 13 settembre 2017

Quale destino per la legge sullo Ius soli?

Per tutto il mese di settembre il ddl sullo Ius soli non comparirà nel calendario dei lavori dell’Aula del Senato. Lo ha deciso la Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama, convocata per decidere proprio il calendario dei lavori dell’Assemblea. Una notizia che divide e amareggia, vista l’importanza dell’argomento.
Non è una resa, né una rinuncia. A spiegare nel dettaglio i motivi della cancellazione dal calendario, tocca al capogruppo PD al Senato, Luigi Zanda: “La nostra posizione è nota, non abbiamo cambiato idea sullo Ius soli, noi non vogliamo parlare dello Ius soli, ma vogliamo approvare questa norma, che resta per noi un obiettivo. Detto questo per approvare una legge serve una maggioranza che ora al Senato non c’è“.
E ora che si fa? Che destino avrà questa legge tanto attesa? Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, non demorde: “Si lavora per avere la maggioranza sul testo perché il punto non è fissarla all’ordine del giorno, è approvarla”.

Il ministro spiega poi che “il presidente della commissione al Senato è già all’opera, ovviamente è la volontà politica che giocherà la partita decisiva”. Nessuna retromarcia, quindi, non solo da parte del PD ma del Governo.
Le reazioni politiche a questa decisione non sono tardate ad arrivare. C’è chi contesta la scelta e parla di una resa culturale - come Mdp - e chi parla di un pericolo scampato - come la Lega e Forza Italia - lanciandosi in gesti sconsiderati di esultanza.
In tutto questo vociare, stupisce il silenzio dei 5 Stelle che, sempre in disparte sui temi civili, optano per una vuota richiesta di referendum, così da non dover prendere una decisione.

venerdì 7 luglio 2017

Finalmente l'Italia ha una legge contro il delitto di tortura. Grazie al PD!

Dopo anni di attesa, finalmente approvata la legge che introduce nel codice penale il delitto di tortura, così come richiesto dalla Convenzione ONU del 1984, ratificata dall'Italia con la legge n. 498/1988.

TORTURATORI IN CARCERE
Sono pesanti le pene contro chi tortura. Il nuovo reato introdotto nel codice penale punisce infatti con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano o degradante per la dignità della persona.

sabato 1 luglio 2017

Riformata la legge Fornero in favore dei più deboli

L'Ape social funziona, già migliaia le richieste.
Pensioni, le mensilità ora sono 14 e andare via prima si può

Si  può  già  considerare  un  successo l’operazione  Ape  social,  una  delle  novità più  attese  tra  quelle  contenute  nella  legge  di Bilancio  di  quest’anno,  pensata  dal  precedente governo. Con l'Ape social, le persone appartenenti alla  categorie  considerate  “socialmente  deboli”, potranno  chiedere  di  andare  in  pensione  prima della  scadenza  naturale,  senza  alcun  costo  o penalizzazione.
I  requisiti  per  richiederla  sono: aver  compiuto  63  anni  ed  essere  in  possesso  di almeno  30  anni  di  anzianità  contributiva,  essere disoccupato, oppure assistere un “parente diretto” portatore di handicap grave.

martedì 20 giugno 2017

Al via l’Ape social. Ed è subito boom di richieste

È partito lo strumento che permetterà a qualche decina di migliaia di lavoratori di anticipare la pensione

Parte con sprint la corsa all’Ape social. L’Inps comunica che sono “già oltre 300″ le domande presentate, a partire “dalle primissime ore di questa mattina”.
Si tratta del primo step dell’anticipo pensionistico (la cosiddetta Ape), una delle novità della legge di Bilancio di quest’anno pensata dal precedente governo, che consente ai 63enni un’uscita anticipata fino a 43 mesi prima del termine normale di pensionamento. Una misura in grado di stemperare le rigidità della riforma Fornero, senza scontentare al tempo stesso l’Europa.
Il primo passo riguarda le categorie disagiate (appunto, l’Ape social), una misura di welfare il cui costo per uscire anticipatamente è a carico dello Stato. Coprirà i soggetti che sono in difficoltà (quest’anno stimati in circa 60mila), ovvero i disoccupati, gli invalidi o lavoratori con parenti di primo grado con gravi disabilità, ma anche chi svolge un lavoro pesante come maestre d’asilo, infermieri di sala operatoria, edili, macchinisti e autisti di mezzi pesanti.

domenica 18 giugno 2017

Rispettiamo chi ha manifestato in piazza ma senza le nuove regole più lavoro nero e irregolare

Intervista al ministro delle Politiche agricole e vice segretario del Partito democratico Maurizio Martina su il Messaggero: “Noi rispettiamo la piazza di ieri anche se abbiamo un’opinione diversa. È stato importante che il governo abbia abolito i vecchi voucher, troppo esposti in passato ad abusi e storture a danno dei lavoratori”

Ministro, Susanna Camusso dal palco ha usato toni molto duri. Ha parlato di schiaffo alla democrazia e di voto rubato agli elettori.
«Noi rispettiamo la piazza di ieri anche se abbiamo un’opinione diversa. È stato importante che il governo abbia abolito i vecchi voucher, troppo esposti in passato ad abusi e storture a danno dei lavoratori. Ricordiamoci tutti inoltre che i voucher non sono stati introdotti recentemente ma diversi anni fa. Oggi i nuovi strumenti individuati, utilizzabili da famiglie e imprese, sono invece regolati e controllati molto meglio a garanzia prima di tutto dei lavoratori stessi. C’è la tracciabilità totale attraverso l’Inps».

venerdì 16 giugno 2017

Ius Soli, indegna gazzarra in Aula della Lega ma la sopraffazione non ferma i diritti

Il Senato incardina lo ius soli. Zanda: “Subito legge per dare cittadinanza a bambini e ragazzi che sono già italiani”
Nell’Aula del Senato scoppia la bagarre, mentre si incardina lo Ius Soli e la ministra Valeria Fedeli finisce in infermeria.

“Indecente bagarre Lega e silenzio complice di M5S mentre incardiniamo lo ius soli. Che tristezza anteporre ricerca del consenso a civiltà” commenta su Twitter la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, dopo che la protesta dei senatori leghisti nell’Aula di Palazzo Madama ha perfino impedito al presidente della Commissione Affari costituzionali di illustrare la propria relazione sul provvedimento, che è stato incardinato il 15 giugno u.s.

domenica 28 maggio 2017

Finocchiaro: "I voucher? Li abbiamo cancellati e non torneranno"

"I voucher sono stati cancellati con un decreto e non torneranno. Chi sostiene il contrario, non dice la verità. Con l'aggravante di voler lasciare nell'illegalità quelle tante piccole prestazioni di lavoro occasionale di modesta entità economica, che oggi non trovano alcuna tutela nel nostro ordinamento". Lo dichiara il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro.

"Il testo presentato oggi in commissione Bilancio dal relatore Mauro Guerra - prosegue la ministra - fissa paletti ben precisi in merito alla regolamentazione del lavoro occasionale, che impediranno le forme di abuso prodotte dal sistema dei voucher. In particolare, è introdotta per la prima volta una definizione di lavoro occasionale basata su identici limiti economici applicabili a tutti i prestatori e a tutti gli utilizzatori occasionali individuati dalla nuova disciplina: famiglie, microimprese fino a 5 dipendenti e pubbliche amministrazioni in presenza di esigenze temporanee ed eccezionali".