lunedì 23 novembre 2009

L'art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana


PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

domenica 22 novembre 2009

Non finisce qui!


La Regione Emilia-Romagna sta studiando il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto che privatizza i servizi idrici e i servizi pubblici locali

La Regione scende in difesa del modello emiliano-romagnolo di gestione della fornitura di acqua e del ciclo rifiuti. Contro il decreto Ronchi, passato con voto di fiducia alla Camera, l’ufficio legale della Regione è al lavoro per studiare un ricorso alla Corte Costituzionale.
E anche se l’attenzione è concentrata sulla “privatizzazione” del ciclo idrico, l’allarme è forte se non maggiore sul ciclo rifiuti. In altre parole, i soggetti privati possono certo operare nella raccolta rifiuti ma tariffe e attività devono rimanere sotto lo stretto controllo delle istituzioni pubbliche.
Anche le Organizzazioni sindacali chiedono garanzie sull’impegno della Regione per mantenere il controllo pubblico dei servizi idrico e rifiuti. E’ forte infatti la preoccupazione sugli effetti del decreto Ronchi sulle norme regionali dell’Emilia-Romagna che affidano una forte responsabilità alle istituzioni pubbliche nella definizione della tariffa di riferimento e nel controllo (sanzioni comprese) sui gestori dei servizi ambientali. Quelle norme rischiano di sparire!
In particolare oggi, grazie al sistema di regolamentazione esistente in Emilia-Romagna, non è possibile far rientrare nelle tariffe costi incontrollati; inoltre c’è l’obbligo di reimpiego dei proventi delle tariffe per il miglioramento del servizio stesso.
Sui servizi idrici, inoltre, il DDL Ronchi, non solo taglia fuori gli enti locali dal controllo sulla fornitura e sulle tariffe, ma obbliga le società quotate in borsa come Hera, a “riequilibrare” la distribuzione delle quote in favore dei privati. Così gli enti locali, tra cui il nostro, che oggi controllano il 59% di Hera devono scendere al 40% entro il 30.6.2013 e al 30% entro il 2015. Per farlo i Comuni e i loro Consorzi (nel caso nostro ConAMI) dovranno vendere una parte delle proprie azioni, in tempi prefissati, con una chiara alterazione della concorrenza e del mercato (…mercato!?!) che porterà presumibilmente a una svalutazione delle stesse azioni, e dunque a un danno economico per i soci pubblici, ma anche privati.

Ormai nel PdL sono ...tutti contro tutti


"Il ministro Tremonti esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri. Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto". Lo afferma il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta secondo cui finchè c'era la crisi "il rigore conservatore" di Tremonti "ha funzionato" ma ora, sottolinea, "bisogna cambiare passo".
Intervistato dal Corriere della Sera (22.11.09), Brunetta spiega che tutti i ministri la pensano come lui. "Tutti soffrono per il potere di veto di Tremonti", afferma. "Il Tesoro - aggiunge - esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell'intero governo».
Poco dopo arriva la replica di Paolo Bonaiuti, portavoce del premier: "La linea di Tremonti è quella di Berlusconi".
Fino a quando?

La Scienza antidoto contro la guerra

Facciamo due conti. La portaerei italiana Cavour è costata 1.400 miliardi di euro: con quei soldi in Italia si costruiscono 4000 asili nido. Per un sottomarino classe Virginia ci vogliono 2,7 miliardi di dollari, quanto un anno di cure per 7,5 milioni di donne africane sieropositive. Andiamo avanti? Mantenere le armi del mondo costa ogni giorno 4 miliardi dollari: significa che ogni 24 ore (guardate l'orologio) bruciamo l'equivalente dei programmi Oms di controllo della malaria, malattia che provoca un milione di morti ogni anno.
Sono queste le cifre che scienziati e premi Nobel hanno snocciolato ieri a Milano nel corso di “Science for peace”, la conferenza mondiale organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi. (...)

sabato 21 novembre 2009

Superamento del bicameralismo perfetto e diminuzione del numero dei parlamentari: già presentata in Senato la proposta del PD


Un’opposizione che sia alternativa di governo e non solo cane da guardia. L’aveva promessa Pier Luigi Bersani la notte della sua elezione a segretario del Partito Democratico. La stanno mettendo nero su bianco la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e il suo vice Luigi Zanda. Porta la loro firma infatti la proposta di legge che pone fine al bicameralismo perfetto e riduce sensibilmente il numero di deputati e senatori.
L’obbiettivo dei democratici è quello di trasformare una proposta unilaterale in una mozione bipartisan, condivisa da tutti gli schieramenti politici, non solo per darle maggiore spessore e quindi più concrete possibilità di diventare legge, ma anche per ribadire definitivamente che “le riforme non si fanno a colpi di ariete e con voto di maggioranza”.

Cosa cambia? Nel dettaglio il testo presentato dai senatori PD prevede la riduzione dei deputati da 630 a 506 e dei senatori da 315 a 212; la fine del bicameralismo perfetto e la trasformazione del Senato in Senato delle regioni; la ridefinizione delle competenze tra Camera politica e Senato delle Regioni. Senza contare che l’approvazione del nuovo assetto comporterebbe la preparazione di una legge elettorale da adattare al nuovo Senato.
"C'e' un impulso del Pd sul tema delle riforme vere che mostra di dare qualche frutto. Si dimostra – afferma il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani - che quando si parla di superamento del bicameralismo, riduzione del numero di parlamentari e di una riforma della Costituzione che non ne tocchi lo spirito e le parti fondamentali, noi siamo pronti non solo a discutere ma a far valere le proposte che abbiamo già presentato con la mozione firmata da Finocchiaro e Zanda".

Il flop della social card


A 12 mesi dal suo lancio – era partita ufficialmente l’1 dicembre 2008 - la carta acquisti (social card) ha raggiunto meno della metà dei "bisognosi" previsti dal ministero dell'Economia: 627.000 le richieste accolte e solo 450.000 i beneficiari attuali, di fronte a una previsione governativa di 1.300.000 persone.
La causa? Requisiti troppo stretti e procedure farraginose.
La carta acquisti è come un normale bancomat, utilizzabile "per il sostegno della spesa alimentare, sanitaria e il pagamento delle bollette della luce e del gas". Vale 40 euro al mese, caricati bimestralmente.
Gran parte delle carte sono andate al Sud Italia, con la Sicilia a farla da campione. Alcune regioni sono state fortemente penalizzate. In Veneto su 180.000 pensionati con limiti di reddito sotto i seimila euro, a gennaio erano state rilasciate solo 12.000 carte, contro le 100.000 attivate in Campania (dove i pensionati aventi diritto sarebbero 140.000).
Uno strumento caritatevole come la social card si è dunque dimostrato inefficace, per i numeri che si attestano sotto al 50% delle previsioni, e oneroso, perché la carta ha degli assurdi e alti costi di gestione.
Anche questo l’avevamo detto!

venerdì 20 novembre 2009

Da lunedì prossimo, ogni lunedì, pubblicheremo un articolo della Costituzione della Repubblica Italiana


Un articolo ogni settimana, per 54 settimane, ché tanti sono gli articoli contenuti nei Principi fondamentali e nella Parte I, quella dedicata a “Diritti e Doveri dei Cittadini”.

E’ importante conoscerla, la Costituzione. E’ importante riflettere sui suoi contenuti, sui principi e sui valori che sono a fondamento delle istituzioni democratiche e della convivenza civile.
La Costituzione è, deve essere, il punto di riferimento di ogni gruppo politico, di ogni associazione, di ogni comunità, di ogni individuo, senza distinzione politica, religiosa, di sesso, etnica o sociale.
E’ l’ispirazione dell’agire pubblico, per il miglioramento delle condizioni di vita, di benessere economico, di evoluzione sociale, di crescita civile e culturale dell’intera società.

Il Presidente Napolitano racconta i Principi Fondamentali della Costituzione
(da "La rinascita del Parlamento. Dalla Liberazione alla Costituzione", a cura della Fondazione Camera dei Deputati)

Quando "i nostri figli hanno troppi amici neri"!


C'era una volta - in Italia - la difesa della razza, una rivista che attraverso la ripetizione martellante di stereotipi razzisti fornì un pretesto a coloro che tra il 1938 e il 1943 scelsero di non vedere, o di non preoccuparsi di ciò che stava accadendo sotto i loro occhi, fra cui le avvilenti e raccapriccianti leggi razziali emanate dal ragime fascista. Una pagine indelebile della nostra storia, che ancora evoca tristezza e vergonga.
C'è oggi - a Coccaglio, comune bresciano - l' operazione White Christmas (Bianco Natale): "I nostri figli hanno troppi amici neri", ammoniscono i genitori (...)

giovedì 19 novembre 2009

Peccato. Salta la candidatura di D'Alema a Mr PESC.

Non sarà Massimo D'Alema a guidare la diplomazia dell'Ue. Per la carica di Alto rappresentante per la politica estera il Partito socialista europeo ha scelto la britannica Catherine Ashton, commissaria europea al Commercio, unica tra i candidati che non aveva alle spalle un passato da ministro degli Esteri. "Gli otto capi di governo socialisti si sono incontrati e hanno deciso all'unanimità di sostenere Catherine Ashton", ha riferito uno dei partecipanti alla riunione di Bruxelles. Successivamente il portavoce di Londra ha confermato che il primo ministro Gordon Brown ha accettato di non candidare Tony Blair alla presidenza del Consiglio europeo e di appoggiare la nomina di Ashton. La laburista Ashton, 53 anni, baronessa di Upholland, era stata sin dall'inizio una delle candidature "rosa" più quotate. Nell'esecutivo Barroso era entrata nell'ottobre del 2008 con il rimpasto che l'aveva vista sostituire Peter Mandelson, entrato nel governo Brown. E' una grande esperta del Trattato di Lisbona, essendo stata lei a seguirne l'iter alla Camera dei Lord, e di Welfare ma non di politica estera.

Due piccoli imprevisti e due figuracce (...di PdL e Lega Nord)


Nonostante l’ “espropriazione”, chi pensava che il voto sul decreto che privatizza i servizi idrici sarebbe stato facile …come bere un bicchier d’acqua, ha dovuto fare i conti con due “piccoli imprevisti”.
In primo luogo il Partito Democratico che, presente in aula per il 95%, si è schierato compatto e ha mandato sotto la maggioranza ben quattro volte, ottenendo l’approvazione di altrettanti ordini del giorno e la resa “definitiva e incondizionata” del ministro Ronchi. Messo alle strette, infatti, l’ideatore del decreto ha dovuto interrompere le votazioni e accogliere passivamente gli altri odg, trasformandoli in raccomandazioni e regalando al PD la sua 32esima vittoria sul governo.
Un episodio che ha aggiunto pepe al clima non proprio disteso che aleggia nella maggioranza e che ha monopolizzato l’attenzione di chi era in transatlantico. Il capogruppo PdL Cicchitto era fuori di se, continuava a ripetere ai suoi: “Così non si va avanti”. Cinque parole che sono un monito per quei ministri che una volta erano amici, compagni di squadra e d’avventura e che oggi fanno a gara di assenza costringendo lui, Cicchitto, all’ennesima figuraccia.

Ma le figuracce non sono un’esclusiva del PdL. Il secondo boccone amaro riguarda la Lega Nord che ieri, fra gli scranni di Montecitorio, ha lasciato la faccia e la credibilità.
Il partito del "popolo del nord” si è allineato al diktat del governo e ha votato la stessa legge che per mesi aveva criticato, rivendicando l’acqua come risorsa pubblica. La coerenza è andata a farsi un bagno in nome della poltrona, motivo per cui è toccato al patron del carroccio, Umberto Bossi, alzare la voce e richiamare all’ordine i pochi tormentati dal senso di colpa: “Non si muore per una legge, ma si muore se cade il governo”. Insomma, anche per il leghista duro e puro, l’importante è partecipare. Il come è del tutto secondario…