sabato 16 aprile 2011

Piccoli comuni, una legge che fa bene all’Italia

La Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge per la tutela e la valorizzazione dei piccoli comuni, di quella “piccola grande Italia”, che è un enorme patrimonio di valori, di bellezze naturali, di beni storici ed artistici, di borghi antichi e suggestivi centri storici, di tradizioni culturali e popolari, di eccellenze eno-gastronomiche, di esperienze di qualità nell’artigianato, nell’agricoltura; si tratta di un mondo che è anche una frontiera significativa per la salvaguardia dell’ambiente e per una corretta e dinamica cura del territorio, capace di fermare ed invertire la tendenza, purtroppo così miopemente e dolorosamente diffusa nel nostro paese, all’abbandono, al degrado ed al dissesto idrogeologico.
È una proposta che viene da lontano ed è legata alla felice intuizione di Ermete Realacci, che ha saputo suscitare l’interesse e la appassionata motivazione di tanti amministratori locali, di tante realtà associative, di tante energie della nostra comunità.
Più di 150 deputati di ogni gruppo parlamentare hanno sottoscritto il disegno di legge. Decisivo è stato il contributo che con straordinaria autorevolezza è venuto dal presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Una proposta che ha un valore innanzitutto civile e culturale, ancor più importante delle specifiche misure legislative, finanziarie, ordinamentali. È una legge che esprime e vuole rilanciare una Italia vera e profonda che c’è ma che va sostenuta. È una legge che vuole dare forza ad un modello di paese che alberga già nel cuore e nella coscienza di tante piccole comunità, ma che in concreto deve poter vivere e crescere con decisioni e scelte adeguate: una Italia, un paese che è legato con orgoglio ed amore alla sue radici, alla sua terra, che vuole affermare con consapevolezza ed impegno la sua identità, che vuole conquistare il futuro puntando sulle sue energie e le sue qualità. Una Italia nella quale più forte e sentito è quel senso della comunità, oggi più che mai prezioso di fronte al degrado della etica pubblica ed alla disgregazione del tessuto civile, alla caduta terribile del senso della res publica. Una Italia che non cerca assistenzialismo o aiuti senza prospettive, ma che, invece, chiede di potersi mettere in gioco con i suoi sacrifici ed il suo spirito creativo, ponendo però fine nei piccoli comuni al depauperamento incessante dei servizi essenziali, allo spopolamento crescente, alla rarefazione delle attività economiche.
Questo è l’humus su cui si innesta la proposta, che questa volta dovrebbe essere approvata rapidamente dal senato, dopo che nella XIV° e nella XV° legislatura l’assemblea di palazzo Madama ha inopinatamente bloccato il provvedimento. In particolare sono previste per i piccoli centri sia misure di semplificazione e snellimento delle attività amministrative (in tema di appalti pubblici, di programmazione dei lavori pubblici, di assetto degli uffici); sia incentivi economici e fiscali per la ristrutturazione ed il recupero di immobili in favore di chi vuole vivere in un piccolo comune o avviarvi una attività produttiva; per i programmi informatici e-government e per la banda larga; per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali; per l’acquisiszione di stazioni ferroviarie o case cantoniere dismesse; vi sono norme per favorire la conservazione dei servizi pubblici (scuole, poste, servizio radiotelevisivo) superando la logica fredda e brutale di parametri numerici ed economicistici, miopi senza anima.
Queste norme sono accompagnate da incentivi per favorire l’esercizio associato e congiunto fra comuni vicini di servizi ed uffici, al fine di realizzare risparmi di spese e maggiore efficienza di gestione.
È assegnato un primo stanziamento di 48 milioni di euro. Naturalmente le disposizioni di questa legge sono un primo segnale rilevante, certo insufficiente per la promozione della “piccola grande Italia”. Tuttavia esse disegnano una politica generale che vuole scommettere su queste realtà non come una sorta di “piccolo mondo antico”, nobile ma ineluttabilmente in malinconico declino, bensì come un punto di forza e di eccellenza del sistema paese che sa esaltare e mettere in rete la ricchezza delle sue diversità e delle sue peculiarità. Ecco perché è una legge di assoluto respiro nazionale, attesa e voluta in ogni lembo dello “stivale”, al nord, al centro e nel mezzogiorno, una legge che fa bene a quella Italia che ama e crede nel nostro paese, che vuole vincere la difficile sfida di questo nostro tempo facendo leva su se stessa, sulla sua intelligenza e la sua laboriosità, che vuole coniugare modernità e innovazione con la piena e orgogliosa coscienza delle proprie radici e dei propri valori.
(Tito Iannuzzi - Europa, 15 aprile 2011)

Per diventare legge, manca solo l'approvazione del Senato!

Leggi la lettera dell'On. Dario Franceschini (Capogruppo PD alla Camera) ai Sindaci dei piccoli Comuni
Leggi il disegno di legge sui piccoli Comuni
Leggi cosa cambierà peri piccoli Comuni quando il provvedimento diventerà legge

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