domenica 9 dicembre 2012

Marino Fiorentini: "Il Partito esce da questa esperienza rafforzato, solido e pronto a guidare l’Italia"

Intervista a Marino Fiorentini, Sindaco di Casola Valsenio dal 1995 al 1999 e Assessore provinciale dal 2006 al 2011.

Il 2 dicembre si è votato al ballottaggio per le Primarie del centrosinistra. Come giudichi i risultati a Casola Valsenio?
Il risultato maggiore ottenuto con queste primarie, sia a livello locale che nazionale, è sicuramente l’elevata partecipazione al voto. Questo sta a dimostrare come sia viva negli italiani, nel popolo del centrosinistra, la volontà di esprimere la propria opinione e come il Partito Democratico abbia saputo metterli in condizione, con questo strumento, di esercitare questo loro diritto con la massima libertà. A Casola Valsenio, come altrove, l’elevato numero di voti ottenuti dal Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, evidenzia la necessità forti cambiamenti radicali nel nostro sistema politico. Ritengo che il Segretario del partito Pier Luigi Bersani saprà cogliere questo forte segnale, non deludendo la fiducia che la maggioranza degli elettori ha riposto in lui.
Cosa hai condiviso di più e cosa ti ha convinto di meno della proposta programmatica e politica dei due candidati – Bersani e Renzi – che si sono confrontati al ballottaggio?
Quello che ho apprezzato di più nella proposta di Bersani è il proporre una linea politica molto attenta ai temi sociali, economici e fiscali con la manifesta volontà di attuare misure concrete contro le nuove povertà, contro le diseguaglianze sociali oggi crescenti, per favorire la parità di condizione per l’accesso al lavoro e il diritto allo studio. Politiche economiche indirizzate a ridare respiro alle piccole e medie imprese. Penso che la sua affermazione sia figlia di questi messaggi che ha saputo lanciare in modo pacato, senza creare illusioni od aspettative fuori luogo, ma trasmettendo sicurezza. L’ho trovato debole sui temi legati alla necessità di rinnovamento del mondo politico e della classe dirigente del partito.
E’ proprio questo invece che ho apprezzato di più in Matteo Renzi: la volontà di cambiamento, di essersi messo in gioco facendosi portavoce di chi sente questa esigenza come prioritaria. Ritengo sia un nodo ineludibile per contrastare l’antipolitica. Renzi ha inoltre portato una ventata di freschezza dimostrando capacità di analisi e notevole competenza sui temi politici ed amministrativi. E’ comprensibile il forte risultato ottenuto tra i nostri elettori più giovani.
Personalmente ritengo che innovazione non sia il contrario di valorizzazione dell’esperienza e conseguentemente non ho apprezzato il voler screditare in modo così netto le precedenti esperienze di governo del centrosinistra. Occorre saper distinguere fra i fatti e le parole, tra ciò che si può veramente cambiare e ciò che ci si può solo illudere di poter cambiare in un attimo. Mi auguro che passate le schermaglie con serietà e senza furberie il tema del rinnovamento politico sia assunto da tutti come valore comune e si riesca finalmente ad uscire assieme dalle diatribe che hanno minato il nostro campo in questi vent’anni anteponendo spesso mire personali agli interessi generali.

Dopo la vittoria di Bersani, si apre quella che sarà la campagna elettorale del PD per le elezioni politiche della primavera prossima. Che contributo potrà dare l’esperienza delle Primarie? Ne esce un partito più unito o più diviso? Più forte o più debole per candidarsi alla guida del Paese?
L’esperienza delle primarie è stata di grande utilità, sia sotto l’aspetto sociale che politico. Sicuramente il Partito esce da questa esperienza rafforzato, solido e pronto a guidare l’Italia. I sondaggi di questi giorni sono il termometro di come l’elettorato recepisca e condivida la politica del PD e sia pronto ad esprimere la propria preferenza verso quella che si presenta come l’unica e vera possibilità di svolta democratica nel nostro Paese. Ritengo importante che da parte di Renzi siano giunte parole di stima e lealtà nei confronti del Segretario evitando di allontanare quella parte di elettori, minoritaria, ma importante che ha condiviso la sua battaglia in questi mesi. Bersani saprà sicuramente guidare il Partito all’interno di una campagna elettorale difficile, facendo leva sulla concretezza, con poche promesse e molte certezze che la sua politica di governo saprebbe mettere in atto.

Sei stato amministratore pubblico, Sindaco di Casola Valsenio e poi Assessore provinciale a Ravenna, svolgendo una concreta e diretta azione di governo sul territorio. Sulla base della tua esperienza, quali punti indicheresti a Bersani come prioritari per l’agenda del Paese?
La mia esperienza è quella di un uomo di cinquant’anni che, fin da giovanissimo, si è appassionato alla politica, quella vera, fatta con pragmatismo, ma soprattutto con il cuore, al servizio delle istituzioni senza rincorrere interessi personali. Bersani, come me, ha sempre avuto il cuore a sinistra. E ciò che gli raccomando è di non dimenticarlo: fare scelte coraggiose, rigorose, ma ponderate. Deve puntare sul rilancio dell’economia rimettendo in circolo risorse che si possono trovare combattendo l’elusione fiscale e gli sprechi. Sono improcrastinabili misure di snellimento burocratico per chi in questo paese vuole lavorare e fare impresa.
I cittadini capiscono che ci troviamo di fronte ad un passaggio difficilissimo e sono disposti a fare sacrifici anche importanti, ma hanno bisogno di stabilità politica e sociale, hanno bisogno di ritrovare certezze a cui ancorarsi per ripartire. Si può toccare il fondo, ma non si può fare a meno di vedere la strada per risalire la china per quanto essa possa essere tortuosa e difficile. E’ ciò che manca in questo momento e per questo ritengo che anche la riforma del lavoro e delle pensioni fatta dall’ attuale governo, pur essendo in larga parte condivisibile, debba essere rivista e corretta.
Occorre inoltre puntare sulla formazione e sull’istruzione. Deve puntare sui giovani che noi padri e nonni dobbiamo saper accompagnare verso un Paese migliore che si dimentichi in fretta di una classe politica incompetente che lo ha portato verso il declino. C’è bisogno di ritrovare orgoglio e vivacità sociale e culturale per costruire un Italia migliore. Un'Italia dove il merito sia il primo metro per misurare le capacità di una Persona.

Le risposte all’intervista sono state scritte a quattro mani: da me e da mio figlio Alberto che ha 17 anni.
Ho detto che queste primarie (le prime vere nel nostro paese) hanno avvicinato gente alla politica. Ho avuto, penso come molti, un periodo di insofferenza notevole,verso la politica nazionale, mentre invece seguo con passione ed interesse, da molti anni, le primarie e le elezioni americane. In quest’occasione mi sono ritrovato a guardare i dibattiti televisivi, assieme alla mia famiglia, a leggere i quotidiani per poi discuterne assieme. Mi ha fatto molto piacere. Mi sono ricordato di quando con mio padre, io poco più che bambino, guardavo le tribune elettorali. Ascoltavamo Pajetta, Fanfani, Nenni, Moro, Berlinguer, Zaccagnini... Avevamo grandi aspettative e la sensazione di ascoltare discussioni vere fra gente che voleva costruire un paese migliore. La Politica era fatta di scontri aspri, ma trasmetteva speranza. Anche in queste settimane abbiamo respirato aria buona.

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