domenica 9 giugno 2013

Belrusconi parla di 'braccio di ferro', ma alle europee il Pdl sarà al fianco di Angela

di Roberto Gualtieri (l’Unità, 8 giugno 2013) 

Tra una riunione del PPE e l’altra, in cui i rappresentanti del PdL siedono a fianco dei colleghi della CDU/CSU e sostengono le politiche della Merkel in attesa di presentarsi insieme alle prossime elezioni europee con un candidato comune per il vertice della Commissione, Silvio Berlusconi ha chiesto a Enrico Letta di ingaggiare un duro braccio di ferro con la Cancelliera tedesca contro le politiche di rigore e di minacciare l’uscita dell’Italia dall’euro.

Non è chiaro se ciò debba essere considerato un’autocritica per la pessima performance del suo governo e sua personale nel negoziato che portò all’adozione del cosiddetto “six pack”, ossia del pacchetto di legislazione europea approvato nel 2011 (con il voto contrario del PD e del gruppo Socialisti e Democratici Europei - S&D), che ha riformato il patto di stabilità irrigidendolo e introducendo l’ormai celebre “regola del debito” (riduzione di 1/20 della quota eccedente il 60% del Pil dal 2016). E’ infatti precisamente la necessità di rispettare il percorso di avvicinamento a questo obiettivo che attualmente riduce il margine di manovra fiscale dell’Italia e rende la Commissione riluttante nel varare uno scorporo dal deficit strutturale di una quota degli investimenti di una qualche consistenza. Allora Berlusconi perse – e fece perdere all’Italia – una partita fondamentale, che ora aggiunge i suoi effetti recessivi all’altra scelta disastrosa compiuta nel 2011 sotto il suo governo: quella di accelerare al 2013 il pareggio strutturale di bilancio come richiesto dalla Bce, nonostate l’obiettivo concordato con la Commissione europea e il Consiglio fosse il 2014.
Ora, non c’è dubbio che senza un rilancio della domanda e in particolare degli investimenti pubblici nel quadro di una governance rafforzata dell’eurozona le tanto invocate riforme sul lato dell’offerta non sono sufficienti a rilanciare la crescita e l’occupazione. E che l’Italia deve essere combattiva e determinata nel cercare di allargare il più possibile le maglie della imminente decisione della Commissione per includere nello scorporo tutto il cofinanziamento dei fondi strutturali (e non solo il suo incremento) e nel battersi per un aumento dei sei miliardi dedicati all’occupazione giovanile nel nuovo bilancio europeo pluriennale. Così come è vero che, in attesa di una vera golden rule sugli investimenti (come quella chiesta dl gruppo S&D al Parlamento europeo) e di un bilancio dell’Ue degno di questo nome e in grado di emettere eurobond la possibilità di appellarsi alle “circostanze eccezionali” previste dal patto di stabilità per finanziare degli interventi straordinari deve essere attentamente valutata. E tuttavia, chiunque conosca un minimo i meccanismi politici e decisionali europei sa benissimo che sparate come quella di Berlusconi hanno come unico effetto quello di irrigidire gli altri stati membri e di rendere meno credibili gli sforzi per superare la linea dell’austerità. In attesa del prossimo vertice o riunione di gruppo del PPE, o della imminente campagna elettorale per il Parlamento europeo, in cui come al solito il PdL starà saldamente al fianco della Merkel.

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