lunedì 12 ottobre 2015

NOTE CASOLANE - Professore grande firma

Casola Valsenio, la sua municipalità, la comunità tutta, il 23 e 24 ottobre prossimi ricorderanno Giuseppe Pittàno, Pécio, nel XX anniversario della morte. Anche noi vogliamo unirci a questo ricordo, riproponendo - 30 anni dopo - l'intervista di Deana Sbarzaglia e Roberta Marchignoli, che incontrarono il prof. Pittàno nella sua abitazione casolana, pubblicata su "Il Senio" nel novembre 1986.
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Giuseppe Pittàno, casolano, si autodefinisce “operaio della penna” ma è oggi, in Italia, il leader del libro scolastico – Per l’”asso vincente” della Mondadori sono più di 20 le opere principali – Con il dizionario “Latino lingua viva” ha raggiunto 1.400.000 copie.

La De Agostini lo ha definito “il leader indiscusso del libro scolastico a livello nazionale”.
In un articolo su “L’Espresso” è citato fra i professori universitari più quotati d’Italia.
Ci è parso perciò doveroso dedicare uno spazio sulla nostra rivista al Prof. Pittano, per mettere in risalto quella che è la sua vita di uomo di cultura e il suo rapporto con Casola, il suo paese d’origine.
Incontrare Pittano è stato interessante e anche divertente: “Sono un operaio della penna” ci ha detto, ed è cominciata così la nostra intervista, tra caldarroste, vino e ciambella.
“La mia carriera è iniziata come insegnante di italiano ai bambini di campagna. A quei tempi io non rispecchiavo, coi miei difetti fisici, l’immagine dell’uomo insegnante ed educatore, e oltre a questo contestavo ampiamente la mentalità e la situazione politica di allora.
La mia prima esperienza da insegnante la feci nel 1942, e nel 1943 dalla cattedra passai al carcere politico per un articolo antifascista che scrissi su “Il Resto del Carlino”, in cui parlavo del diritto della frequenza gratuita per i bambini nelle scuole. I bambini di Casola Valsenio, per esempio, se volevano continuare gli studi dopo le elementari, a quel tempo dovevano andare in collegio a Faenza perché là era la scuola, e pochi se lo potevano permettere.
Io, assieme ad altri, ho fondato la scuola media a Casola, aperta e gratuita per tutti i bambini.
La mia avventura di scrittore cominciò a Riolo Terme , dove facevo le cure. Incontrai un rappresentante della Mondadori di Bologna, che mi invitò, quasi per scherzo, a scrivere qualcosa per la sua Casa. Io lo presi in parola, e steso le prime 50 pagine.
A Bologna non se l’aspettavano e fecero tutto per disilludermi. Dopo un mese, però, ero a pranzo con Mondadori.
Da allora ho scritto svariati testi scolastici, dizionari, mi considero un latinista ma anche un linguista.
Una grossa soddisfazione è stato il dizionario di inglese per bambini. Attualmente sto preparando il Dizionario storico dei sinonimi e dei contrari per la Zanichelli, che andrà a far parte della collana dei grandi dizionari.
Ci sto lavorando da sei anni, ora sto rivedendo le ultime bozze. L’uscita di quest’opera è stata annunciata alla mostra internazionale del libro a Francoforte.
E’ un’opera finalmente tutta mia, senza collaborazione esterne. Sta per uscire inoltre un manuale di linguistica in 60 fascicoli in edicola”.
Il professor Pittano è anche un apprezzato collaboratore de “Il Sole – 24 Ore” dove si occupa di economia linguistica, lo studio delle origini delle parole correntemente usate nel linguaggio commerciale.
Recentemente sulla “Domenica del Corriere”, sono usciti suoi opuscoli allegati alla rivista che trattavano argomenti di linguistica, e tutti hanno avuto un successo enorme.
“Comunque l’opera che attualmente mi sta dando più soddisfazioni è ‘Lingua, Espressione e Comunicazione’ della Mondadori, che è in testa alle classifiche di linguistica.
Oggi ho un giro annuale di oltre 120.000 copie e credo di essere uno dei maggiori contribuenti di Bologna, anche perché la mia professione ha il 100% di tassazione. Che ingiustizia!”
Il professore vive a Bologna dunque, ma i suoi molteplici impegni lo portano a viaggiare per mantenere i contatti con l’ambiente culturale nazionale ed europeo, ma nonostante questo Pittano è molto legato a Casola e ai suoi ricordi.
“Di Casola ne sono innamorato. Il mio secondo figlio lo feci nascere qui anziché a Bologna, stabilendoni a Casola 4 mesi prima che nascesse. È un peccato che i bambini non nascano più a Casola.
Domani verrà fuori un altro Alfredo Oriani… nato a Faenza.
Qui ho le mie radici. Parlo il dialetto meglio dell’italiano, sono rimasto molto primitivo.
Io vengo qui per riposarmi, per stare con i miei amici. Normalmente vivo in giro, errando.
Sono abbonato a tutte e due le riviste di Casola, leggerle è la prima cosa che faccio appena arrivo.
Penso che questo paese abbia fatto moltissimi progressi dal dopoguerra, esteticamente e culturalmente”.
Il Professore ha lasciato da tre mesi circa la cattedra a Bologna di “Didattica del Latino” al Magistero, la prima in Italia.
Dell’esperienza dell’insegnamento a Casola ce ne ha parlato con grande entusiasmo.
“Ho sempre insegnato con molto amore, cercando di trovare i lati positivi nel carattere di ogni mio allievo. Facendo leva su questi si ottiene tutto.
Quando insegnavo a Casola era anche divertente; avevo delle liti con gli scolari a proposito di “uccellini” e “oslini”.
Io non mi preoccupavo della resa quantitativa ma della formazione culturale e di crescita.
Una grande fortuna per la Scuola Media di Casola è stata quella di avere avuto per tanti anni come Preside il Prof. Augusto Rinaldi Ceroni e un corpo insegnanti tutto casolano. Sicuramente se avessimo avuto qualche insegnante non casolano, quasi tutti i ragazzi sarebbero stati bocciati.
Essendo noi insegnanti tutti del posto, conoscevamo famiglie, situazioni. Una volta fui “costretto” a promuovere un allievo che non doveva esserlo (Silvano di Buta), perché voleva stare in paese anziché andare a lavorare.
Ricordo che il babbo mi chiedeva sempre di aiutarlo, ma un giorno il ragazzo smise di venire a scuola. Io chiesi ad Arnaldo Nannini, allora mio scolaro, di avvertirmi non appena vedeva in giro quel ragazzo. Quando riuscii a trovarlo mi disse che aveva da fare, che era l’epoca del raccolto.
Allora io gli domandai:
“Come va il grano? Quanto ti dà per ettaro? E ti ricordi niente della guerra? E di quel fatto di Monte Battaglia dei partigiani?”
Insomma, dopo questa chiacchierata, conclusi:
“Bene Silvano, 7 in storia, 7 in geografia economica e 7 in italiano perché lo parli bene”.
“Ma non vale!”
“Come non vale?! Altroché. Io ti ho interrogato, e buonanotte”.
Robe che se le fai nelle città ti cacciano via.
Anche insegnare francese era divertentissimo.
Arnaldo Nannini una volta fece un compito con 84 errori e mi disse:
“Vò an’avì capì gnint. Me alò scrètt ‘le gat dans le fium. ‘E basta andé a tô è vocabuleri!”
Una volta Cenni delle ruspe per punizione doveva copiare per il Maestro Venturi la vita dei musicisti diciannove volte.
E lui disse al professore:
“Copìla vò, ch’l’è la vostra câmpa!”
Un’altra volta mi arriva un genitore a scuola e mi dice:
“Cum’ela che insignì ai bastird l’educazione sessuale?”
“Ma no, non l’abbiamo mai fatto.”
“Sì, invece. ‘E basterd l’è arivé a ca’ e l’a dett: ‘Incò i s’a insigné Lutero”.
Era una scuola molto bella. Eravamo tutti uniti.
C’era il Maestro Venturi, il Prof. Rinaldi Ceroni, il Prof. Paolo Spada e altri casolani.
Una volta, ricordo, venne un ispettore a ispezionare la catapecchia dove insegnavamo, e scrisse in fondo al rapporto:
“Questa scuola è un cesso”.
Però i miei anni più belli sono stati quelli”.

A cura di Deana Sbarzaglia e Roberta Marchignoli

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