Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Per una società di diritti e opportunità, c’è bisogno di un modello largo, non più parametrato su una offerta angusta (per mancanza di finanziamenti), ma sulla domanda (ed è per questo che abbiamo introdotto il parametro del costo standard). Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di realizzarsi, indipendentemente dalle condizioni di partenza.
Costruendo un sistema per l’accesso all’università in linea con i paesi più avanzati.
Questa legislatura ha costituito uno spartiacque: i fondi per le borse di studio sono quasi raddoppiati ed è stata introdotta la misura della no tax area, grazie alla quale gli studenti provenienti da famiglie con Isee sotto 13 mila euro non pagano più le tasse universitarie e quelli sotto 30 mila euro le pagano in misura fortemente ridotta. Si tratta di interventi che vanno ampliati. Per consentire agli studenti meritevoli che ne abbiano bisogno di coprire l’intero costo di mantenimento degli studi. Per permettere a tutti gli studenti sul territorio nazionale di accedere a una formazione universitaria di riconosciuta qualità, mettendoli in condizione di poter scegliere liberamente a seconda delle aspirazioni e dei talenti.
venerdì 2 marzo 2018
6. Università e ricerca: far crescere il Paese, dare protagonismo ai giovani
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Riconosciamo all’università e alla ricerca una responsabilità sociale e politica fondamentale per il Paese: la formazione delle conoscenze e delle competenze e la generazione di futuro. Tale azione generativa si attua attraverso l’inscindibilità della formazione e della ricerca. In questa legislatura, grazie all’iniziativa del Partito Democratico, le risorse per università e ricerca sono tornate ad aumentare, dopo la stagione dei tagli del centrodestra. Abbiamo varato misure importanti, un progetto strategico da irrobustire e completare: diritto allo studio, reclutamento di nuovi ricercatori, investimenti per enti di ricerca e dipartimenti universitari più innovativi, valorizzazione dei dottorati, recupero e incremento degli scatti stipendiali di professori e ricercatori, e molto altro ancora.
La comunità accademica e della ricerca ha saputo sviluppare una forte e generosa resilienza di fronte alle criticità dell’ultimo decennio, causate dalla contrazione delle risorse e dall’involuzione strutturale del modello universitario operata dai governi di centrodestra. L’inversione di tendenza che i nostri governi hanno iniziato ad attuare si fonda su una rinnovata fiducia verso la comunità dei docenti, dei ricercatori e degli studenti che abitano le nostre università, che ci spinge a rilanciare una prospettiva di forte valorizzazione del sistema universitario e della ricerca nel nostro Paese. Per la prossima legislatura, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.
Riconosciamo all’università e alla ricerca una responsabilità sociale e politica fondamentale per il Paese: la formazione delle conoscenze e delle competenze e la generazione di futuro. Tale azione generativa si attua attraverso l’inscindibilità della formazione e della ricerca. In questa legislatura, grazie all’iniziativa del Partito Democratico, le risorse per università e ricerca sono tornate ad aumentare, dopo la stagione dei tagli del centrodestra. Abbiamo varato misure importanti, un progetto strategico da irrobustire e completare: diritto allo studio, reclutamento di nuovi ricercatori, investimenti per enti di ricerca e dipartimenti universitari più innovativi, valorizzazione dei dottorati, recupero e incremento degli scatti stipendiali di professori e ricercatori, e molto altro ancora.
La comunità accademica e della ricerca ha saputo sviluppare una forte e generosa resilienza di fronte alle criticità dell’ultimo decennio, causate dalla contrazione delle risorse e dall’involuzione strutturale del modello universitario operata dai governi di centrodestra. L’inversione di tendenza che i nostri governi hanno iniziato ad attuare si fonda su una rinnovata fiducia verso la comunità dei docenti, dei ricercatori e degli studenti che abitano le nostre università, che ci spinge a rilanciare una prospettiva di forte valorizzazione del sistema universitario e della ricerca nel nostro Paese. Per la prossima legislatura, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.
5. Combattere la povertà educativa
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Dispersione scolastica, bassi livelli di rendimento, disagi adolescenziali sono tutti sintomi di una malattia che possiamo indicare come povertà educativa e che colpisce le aree marginali del Paese. I governi a guida PD sono stati i primi a raccogliere l’invito lanciato da tempo dalle associazioni, dal mondo della scuola, dal mondo della ricerca educativa per fare qualcosa. Per la prima volta è stato istituito, in collaborazione con le fondazioni bancarie, un fondo per il contrasto alla povertà educativa per finanziare interventi innovativi e monitorati a contrasto. Questa azione va resa strutturale e inserita in una strategia più ampia. Dando di più a chi ha di meno, per dare a tutti le stesse opportunità. Per questo intendiamo istituire delle “aree di priorità educativa” nelle aree marginali con i più alti tassi di abbandono e di povertà, dove invieremo un esercito di maestre e di maestri: più docenti e comunità educante, appositamente formati e valorizzati in modo che gli studenti siano seguiti meglio e con piani educativi personalizzati.
Dispersione scolastica, bassi livelli di rendimento, disagi adolescenziali sono tutti sintomi di una malattia che possiamo indicare come povertà educativa e che colpisce le aree marginali del Paese. I governi a guida PD sono stati i primi a raccogliere l’invito lanciato da tempo dalle associazioni, dal mondo della scuola, dal mondo della ricerca educativa per fare qualcosa. Per la prima volta è stato istituito, in collaborazione con le fondazioni bancarie, un fondo per il contrasto alla povertà educativa per finanziare interventi innovativi e monitorati a contrasto. Questa azione va resa strutturale e inserita in una strategia più ampia. Dando di più a chi ha di meno, per dare a tutti le stesse opportunità. Per questo intendiamo istituire delle “aree di priorità educativa” nelle aree marginali con i più alti tassi di abbandono e di povertà, dove invieremo un esercito di maestre e di maestri: più docenti e comunità educante, appositamente formati e valorizzati in modo che gli studenti siano seguiti meglio e con piani educativi personalizzati.
4. Liberiamo la scuola dalla burocrazia e valorizziamo le sue professionalità
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Le scuole si devono allargare alla dimensione territoriale e si devono aprire alla costruzione di alleanze formative e organizzative. Le professionalità del mondo della scuola devono essere ulteriormente valorizzate. In particolare, riteniamo necessario:
• combattere la burocrazia, liberando la scuola e i dirigenti scolastici da compiti e funzioni non strettamente connessi al “fare scuola”, in modo che possano concentrarsi sulla progettazione, organizzazione e gestione delle attività didattiche e formative;
• far crescere nelle scuole la cultura e la pratica della valutazione e dell’autovalutazione;
• procedere alla revisione, snellimento, coordinamento e semplificazione delle normative relative alla scuola, per renderle comprensibili e facilmente utilizzabili da tutti;
• garantire ai docenti opportunità di crescita professionale;
• promuovere formazione iniziale, formazione in servizio e aggiornamento professionale;
• riconoscere la funzione specifica svolta dal personale Ata non solo nell’ambito del lavoro amministrativo, ma anche in quello di supporto alla didattica e relazione con gli studenti;
• definire il costo standard di sostenibilità anche per promuovere il pluralismo educativo e una migliore offerta formativa per il diritto allo studio.
Le scuole si devono allargare alla dimensione territoriale e si devono aprire alla costruzione di alleanze formative e organizzative. Le professionalità del mondo della scuola devono essere ulteriormente valorizzate. In particolare, riteniamo necessario:
• combattere la burocrazia, liberando la scuola e i dirigenti scolastici da compiti e funzioni non strettamente connessi al “fare scuola”, in modo che possano concentrarsi sulla progettazione, organizzazione e gestione delle attività didattiche e formative;
• far crescere nelle scuole la cultura e la pratica della valutazione e dell’autovalutazione;
• procedere alla revisione, snellimento, coordinamento e semplificazione delle normative relative alla scuola, per renderle comprensibili e facilmente utilizzabili da tutti;
• garantire ai docenti opportunità di crescita professionale;
• promuovere formazione iniziale, formazione in servizio e aggiornamento professionale;
• riconoscere la funzione specifica svolta dal personale Ata non solo nell’ambito del lavoro amministrativo, ma anche in quello di supporto alla didattica e relazione con gli studenti;
• definire il costo standard di sostenibilità anche per promuovere il pluralismo educativo e una migliore offerta formativa per il diritto allo studio.
3. Verso una scuola a misura di studenti
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Con un investimento di 4 miliardi abbiamo provato a costruire le basi per la scuola del futuro, partendo dal rafforzamento dell’autonomia scolastica, istituendo l’organico di potenziamento, investendo sui docenti attraverso assunzioni, formazione, aggiornamento, valorizzazione.
È stata aumentata la dotazione economica delle scuole con stanziamenti aggiuntivi al fondo per il loro funzionamento.
Abbiamo cominciato a cancellare il fenomeno storico del precariato determinato da anni di cattiva gestione, soprattutto del centrodestra. Abbiamo assunto in tre anni 132 mila docenti e ogni scuola ne ha avuti in media 7 in più per l’arricchimento dell’offerta formativa.
Gli insegnanti hanno potuto beneficiare di risorse per la loro formazione in servizio, di una card di 500 euro annui per spese culturali e di aggiornamento e del bonus per il merito poiché crediamo in una scuola che premi i docenti migliori secondo criteri trasparenti e condivisi dalla comunità scolastica. Abbiamo previsto un nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento per la scuola secondaria: mai più lunghi anni di precariato a cui seguivano costose abilitazioni e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato. Con un investimento di 140 milioni abbiamo reso l’alternanza scuola-lavoro curricolare per tutte le scuole secondarie superiori, ritenendola strategica per l’acquisizione di competenze trasversali e per la costruzione di un nuovo modello di didattica.
Con un investimento di 4 miliardi abbiamo provato a costruire le basi per la scuola del futuro, partendo dal rafforzamento dell’autonomia scolastica, istituendo l’organico di potenziamento, investendo sui docenti attraverso assunzioni, formazione, aggiornamento, valorizzazione.
È stata aumentata la dotazione economica delle scuole con stanziamenti aggiuntivi al fondo per il loro funzionamento.
Abbiamo cominciato a cancellare il fenomeno storico del precariato determinato da anni di cattiva gestione, soprattutto del centrodestra. Abbiamo assunto in tre anni 132 mila docenti e ogni scuola ne ha avuti in media 7 in più per l’arricchimento dell’offerta formativa.
Gli insegnanti hanno potuto beneficiare di risorse per la loro formazione in servizio, di una card di 500 euro annui per spese culturali e di aggiornamento e del bonus per il merito poiché crediamo in una scuola che premi i docenti migliori secondo criteri trasparenti e condivisi dalla comunità scolastica. Abbiamo previsto un nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento per la scuola secondaria: mai più lunghi anni di precariato a cui seguivano costose abilitazioni e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato. Con un investimento di 140 milioni abbiamo reso l’alternanza scuola-lavoro curricolare per tutte le scuole secondarie superiori, ritenendola strategica per l’acquisizione di competenze trasversali e per la costruzione di un nuovo modello di didattica.
2. Cultura è produzione, non solo tutela
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Sostenere il lavoro creativo ad alto valore aggiunto vuol dire coniugare al futuro il nostro patrimonio, generare un ambiente fertile all’innovazione, dare impulso a nuovi modelli imprenditoriali, aumentando l’occupazione e favorendo l’accesso al lavoro nel settore culturale. Nello specifico, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.
Sostenere il lavoro creativo ad alto valore aggiunto vuol dire coniugare al futuro il nostro patrimonio, generare un ambiente fertile all’innovazione, dare impulso a nuovi modelli imprenditoriali, aumentando l’occupazione e favorendo l’accesso al lavoro nel settore culturale. Nello specifico, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.
1. Rigenerare i territori e le città attraverso la cultura
Il programma PD. Più cultura. Scuola e Università al centro.
Fin dall’inizio della legislatura appena conclusa, abbiamo puntato tutto sulla cultura. La creazione del sistema museale nazionale (e il conseguente boom di visitatori, +30%, e degli incassi, +53%), l’assunzione di 1.000 funzionari tecnici dopo anni di blocco, la riforma dello spettacolo dal vivo (con un incremento rilevante di risorse), l’ArtBonus, l’investimento sulla domanda di cultura dei più giovani (con 18App), quello su librerie e lettura, la legge sul cinema e il riconoscimento del tax credit alle imprese culturali e creative sono solo alcuni tra i provvedimenti messi in campo dal PD. Il bilancio del Mibact è aumentato del 62,5%. Il ruolo dell’Italia è tornato centrale in Europa e nel mondo, anche grazie alle eccellenze nella tutela del patrimonio, dai caschi blu della cultura alle missioni di restauro nelle zone a rischio, e al primo G7 nella storia dedicato a questi temi. Il patrimonio culturale e il turismo sono finalmente riconosciuti come motore economico del Paese.
La produzione culturale assume i caratteri di un nuovo modo di fare cittadinanza, attraverso progetti di rigenerazione urbana e territoriale: dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza identitaria, attivare le città nella creazione di valore economico e sociale attraverso la cultura e la creatività, aumentare ulteriormente la visibilità, il racconto e la reputazione del nostro patrimonio, tutto, non solo quello più noto. Le nostre proposte si fondano su quattro progetti chiave.
Fin dall’inizio della legislatura appena conclusa, abbiamo puntato tutto sulla cultura. La creazione del sistema museale nazionale (e il conseguente boom di visitatori, +30%, e degli incassi, +53%), l’assunzione di 1.000 funzionari tecnici dopo anni di blocco, la riforma dello spettacolo dal vivo (con un incremento rilevante di risorse), l’ArtBonus, l’investimento sulla domanda di cultura dei più giovani (con 18App), quello su librerie e lettura, la legge sul cinema e il riconoscimento del tax credit alle imprese culturali e creative sono solo alcuni tra i provvedimenti messi in campo dal PD. Il bilancio del Mibact è aumentato del 62,5%. Il ruolo dell’Italia è tornato centrale in Europa e nel mondo, anche grazie alle eccellenze nella tutela del patrimonio, dai caschi blu della cultura alle missioni di restauro nelle zone a rischio, e al primo G7 nella storia dedicato a questi temi. Il patrimonio culturale e il turismo sono finalmente riconosciuti come motore economico del Paese.
La produzione culturale assume i caratteri di un nuovo modo di fare cittadinanza, attraverso progetti di rigenerazione urbana e territoriale: dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza identitaria, attivare le città nella creazione di valore economico e sociale attraverso la cultura e la creatività, aumentare ulteriormente la visibilità, il racconto e la reputazione del nostro patrimonio, tutto, non solo quello più noto. Le nostre proposte si fondano su quattro progetti chiave.
Più cultura. Scuola e università al centro. Il programma PD
Pubblichiamo, punto per punto, il programma del PD per la cultura, la scuola e l’università
Quando in Italia si parla di cultura il pensiero corre subito al patrimonio storico, artistico, architettonico e museale di cui il nostro Paese è straordinariamente ricco. Giusto.
Così come è giusto rimarcare lo straordinario contributo che il nostro Paese ha dato, nel corso della storia, alla cultura umanistica del pianeta, esprimendo alcuni tra i più grandi geni della letteratura, delle arti figurative, della musica. E se è pur vero che nel corso degli ultimi anni siamo riusciti a far sì che il Paese tornasse a innamorarsi del suo incredibile patrimonio culturale, con una crescita spettacolare dei visitatori e degli incassi dei suoi musei, con un investimento nella valorizzazione del bello che ha avuto pochi eguali nel corso degli ultimi decenni, è vero anche che cultura non vuol dire soltanto passato. E non vuol dire soltanto sapere umanistico.
Cultura sono anche le imprese culturali e creative, che hanno beneficiato dell’introduzione degli incentivi fiscali per il loro sviluppo.
Cultura è cinema e spettacoli dal vivo, anch’essi protagonisti di un grande rilancio.
Cultura è design, è moda, è cibo, è capacità di progettare e di applicare la nostra arte ai canoni della produzione e alle esigenze dell’impresa.
Quando in Italia si parla di cultura il pensiero corre subito al patrimonio storico, artistico, architettonico e museale di cui il nostro Paese è straordinariamente ricco. Giusto.
Così come è giusto rimarcare lo straordinario contributo che il nostro Paese ha dato, nel corso della storia, alla cultura umanistica del pianeta, esprimendo alcuni tra i più grandi geni della letteratura, delle arti figurative, della musica. E se è pur vero che nel corso degli ultimi anni siamo riusciti a far sì che il Paese tornasse a innamorarsi del suo incredibile patrimonio culturale, con una crescita spettacolare dei visitatori e degli incassi dei suoi musei, con un investimento nella valorizzazione del bello che ha avuto pochi eguali nel corso degli ultimi decenni, è vero anche che cultura non vuol dire soltanto passato. E non vuol dire soltanto sapere umanistico.
Cultura sono anche le imprese culturali e creative, che hanno beneficiato dell’introduzione degli incentivi fiscali per il loro sviluppo.
Cultura è cinema e spettacoli dal vivo, anch’essi protagonisti di un grande rilancio.
Cultura è design, è moda, è cibo, è capacità di progettare e di applicare la nostra arte ai canoni della produzione e alle esigenze dell’impresa.
Elisoccorso, in arrivo sette nuove aree di atterraggio in provincia di Ravenna, accessibili anche in orario notturno. Una anche a Casola Valsenio.
In tutto la Regione ha autorizzato 142 nuove elisuperfici, distribuite da Piacenza a Rimini. La metà sarà collocata in area montana.
Sarà attivato inoltre un nuovo elicottero dotato di tecnologia Nng (visori a intensificazione di luce) che consentirà di utilizzare anche basi di atterraggio non illuminate per arrivare in tempi sempre più rapidi
Altre 142 aree per il decollo e l’atterraggio delle eliambulanze su tutto il territorio regionale, anche di notte, di cui oltre la metà (83) in zone montane e 7 sul territorio ravennate, nel territorio di Brisighella, Casola Valsenio, Alfonsine, Lugo, Faenza, Russi, Cervia (fonte, il Corriere Romagna). Un nuovo elicottero dotato di tecnologia NVG (Night Vision Goggles, visori a intensificazione di luce) che consentirà di utilizzare anche basi di atterraggio non illuminate.
Sono queste le novità presentatein Regione per quanto riguarda il servizio di Elisoccorso in Emilia Romagna.
Lo scopo è quello di arrivare in tempi sempre più rapidi e sempre più vicino alle persone che hanno bisogno di ricevere un soccorso sanitario tempestivo, in condizioni di emergenza, in cui anche qualche minuto può fare la differenza.
Il servizio di elisoccorso nel 2017 ha effettuato 3.213 missioni e 1.960 ore di volo.
Nato nel 1986 con la prima base, quella di Bologna, a giugno 2017 è stato esteso alle ore notturne (con 17 aree a disposizione per il decollo e l’atterraggio), e ora viene ulteriormente ampliato e rafforzato: si è infatti concluso il percorso di condivisione che ha permesso a Regione, Ausl e Conferenze territoriali socio-sanitarie di raggiungere l’accordo per individuare le 142 nuove aree che diventeranno operative nel biennio 2018-2019.
Complessivamente, quindi, l’Emilia-Romagna potrà contare su 159 superfici attrezzate per l’elisoccorso, anche notturno, comprese quelle ospedaliere.
Le nuove aree sono così distribuite sul territorio romagnolo: 7 a Ravenna (con quella già attiva diventeranno 8), 12 a Forlì-Cesena (che saranno 13) e 12 a Rimini. Inoltre, già all’inizio dell’estate l’elicottero attualmente in servizio anche di notte verrà sostituito con un nuovo mezzo dotato di visori a intensificazione di luce, tecnologia militare adattata all’uso civile, che permetterà l’utilizzo del mezzo anche su aree di atterraggio non illuminate.
Il piano di rafforzamento è stato presentato in Regione, a Bologna, dal Presidente Bonaccini e dall’assessore alle Politiche per la salute, Venturi.
Sarà attivato inoltre un nuovo elicottero dotato di tecnologia Nng (visori a intensificazione di luce) che consentirà di utilizzare anche basi di atterraggio non illuminate per arrivare in tempi sempre più rapidi
Altre 142 aree per il decollo e l’atterraggio delle eliambulanze su tutto il territorio regionale, anche di notte, di cui oltre la metà (83) in zone montane e 7 sul territorio ravennate, nel territorio di Brisighella, Casola Valsenio, Alfonsine, Lugo, Faenza, Russi, Cervia (fonte, il Corriere Romagna). Un nuovo elicottero dotato di tecnologia NVG (Night Vision Goggles, visori a intensificazione di luce) che consentirà di utilizzare anche basi di atterraggio non illuminate.
Sono queste le novità presentatein Regione per quanto riguarda il servizio di Elisoccorso in Emilia Romagna.
Lo scopo è quello di arrivare in tempi sempre più rapidi e sempre più vicino alle persone che hanno bisogno di ricevere un soccorso sanitario tempestivo, in condizioni di emergenza, in cui anche qualche minuto può fare la differenza.
Il servizio di elisoccorso nel 2017 ha effettuato 3.213 missioni e 1.960 ore di volo.
Nato nel 1986 con la prima base, quella di Bologna, a giugno 2017 è stato esteso alle ore notturne (con 17 aree a disposizione per il decollo e l’atterraggio), e ora viene ulteriormente ampliato e rafforzato: si è infatti concluso il percorso di condivisione che ha permesso a Regione, Ausl e Conferenze territoriali socio-sanitarie di raggiungere l’accordo per individuare le 142 nuove aree che diventeranno operative nel biennio 2018-2019.
Complessivamente, quindi, l’Emilia-Romagna potrà contare su 159 superfici attrezzate per l’elisoccorso, anche notturno, comprese quelle ospedaliere.
Le nuove aree sono così distribuite sul territorio romagnolo: 7 a Ravenna (con quella già attiva diventeranno 8), 12 a Forlì-Cesena (che saranno 13) e 12 a Rimini. Inoltre, già all’inizio dell’estate l’elicottero attualmente in servizio anche di notte verrà sostituito con un nuovo mezzo dotato di visori a intensificazione di luce, tecnologia militare adattata all’uso civile, che permetterà l’utilizzo del mezzo anche su aree di atterraggio non illuminate.
Il piano di rafforzamento è stato presentato in Regione, a Bologna, dal Presidente Bonaccini e dall’assessore alle Politiche per la salute, Venturi.
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Stefano Bonaccini
giovedì 1 marzo 2018
6. Lo sport come educazione
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Le misure adottate dai governi a guida PD rappresentano la premessa di credibilità e fattibilità per una serie di riforme fondamentali, attese da decenni dal mondo dello sport. Dal credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici alla riforma del sistema pensionistico degli sportivi professionisti, dai canali preferenziali per le società dilettantistiche no profit nelle concessioni degli impianti pubblici alla maternità per le atlete, fino al rifinanziamento del Fondo sport e periferie: tutti i provvedimenti sono andati incontro alle esigenze di un settore troppo spesso dimenticato dalla legislazione. Certo, non basta. Abbiamo chiari in mente gli obiettivi per la prossima legislatura, a partire dall’approvazione di un Codice unico dello sport e dal superamento della distinzione tra atleti professionisti e dilettanti. Fondamentale poi rivedere il funzionamento del mercato dei diritti audiovisivi, potenziare e uniformare il programma di promozione dei valori sportivi nelle scuole, così come proseguire nell’opera di recupero e riqualificazione degli impianti dismessi. Perché molte zone disagiate del Paese possano ripartire anche dallo sport. Che è prima di tutto educazione.
Le misure adottate dai governi a guida PD rappresentano la premessa di credibilità e fattibilità per una serie di riforme fondamentali, attese da decenni dal mondo dello sport. Dal credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici alla riforma del sistema pensionistico degli sportivi professionisti, dai canali preferenziali per le società dilettantistiche no profit nelle concessioni degli impianti pubblici alla maternità per le atlete, fino al rifinanziamento del Fondo sport e periferie: tutti i provvedimenti sono andati incontro alle esigenze di un settore troppo spesso dimenticato dalla legislazione. Certo, non basta. Abbiamo chiari in mente gli obiettivi per la prossima legislatura, a partire dall’approvazione di un Codice unico dello sport e dal superamento della distinzione tra atleti professionisti e dilettanti. Fondamentale poi rivedere il funzionamento del mercato dei diritti audiovisivi, potenziare e uniformare il programma di promozione dei valori sportivi nelle scuole, così come proseguire nell’opera di recupero e riqualificazione degli impianti dismessi. Perché molte zone disagiate del Paese possano ripartire anche dallo sport. Che è prima di tutto educazione.
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Verso le elezioni politiche 2018
5. La salute come diritto da tutelare
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Nelle classifiche internazionali il Servizio sanitario nazionale italiano è da sempre ai primissimi posti nel panorama internazionale. Oggi è rimasto uno degli ultimi a sopravvivere con le sue caratteristiche di unitarietà, universalità ed equità. E rappresenta uno strumento imprescindibile per assicurare il diritto alla salute, sancito nella nostra Costituzione. È un patrimonio che ci impegniamo a salvaguardare, rafforzare e difendere. Negli anni passati, quelli in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente, la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante al consolidamento della finanza pubblica attraverso la riduzione del Fondo sanitario nazionale negli anni 2011 e 2012, i mancati attesi aumenti per circa 30 miliardi di euro e una revisione della spesa tradottasi nel blocco dei contratti e delle assunzioni.
Rispetto alla stagione dei tagli, con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati a investire in sanità: il Fondo sanitario è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi; dopo un decennio abbiamo finalmente i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire a tutti l’accesso agli stessi servizi; con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. Sono stati approvati, infine, provvedimenti attesi da anni: dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale del personale sanitario alla riforma della dirigenza sanitaria, dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini alla riforma delle sperimentazioni cliniche e degli Ordini professionali, fino alla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.
Nelle classifiche internazionali il Servizio sanitario nazionale italiano è da sempre ai primissimi posti nel panorama internazionale. Oggi è rimasto uno degli ultimi a sopravvivere con le sue caratteristiche di unitarietà, universalità ed equità. E rappresenta uno strumento imprescindibile per assicurare il diritto alla salute, sancito nella nostra Costituzione. È un patrimonio che ci impegniamo a salvaguardare, rafforzare e difendere. Negli anni passati, quelli in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente, la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante al consolidamento della finanza pubblica attraverso la riduzione del Fondo sanitario nazionale negli anni 2011 e 2012, i mancati attesi aumenti per circa 30 miliardi di euro e una revisione della spesa tradottasi nel blocco dei contratti e delle assunzioni.
Rispetto alla stagione dei tagli, con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati a investire in sanità: il Fondo sanitario è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi; dopo un decennio abbiamo finalmente i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire a tutti l’accesso agli stessi servizi; con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. Sono stati approvati, infine, provvedimenti attesi da anni: dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale del personale sanitario alla riforma della dirigenza sanitaria, dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini alla riforma delle sperimentazioni cliniche e degli Ordini professionali, fino alla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.
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4. Una pensione per giovani
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Il sistema previdenziale e pensionistico non è solo uno degli elementi centrali del welfare, è anche un importante fattore di solidarietà tra generazioni: i lavoratori di oggi finanziano le pensioni di oggi, nella prospettiva che i lavoratori di domani paghino le loro. Per tutelare i giovani lavoratori che contribuiscono, dobbiamo preservare la stabilità finanziaria del sistema e al contempo dare delle garanzie sul loro futuro previdenziale, soprattutto per chi ha carriere lavorative saltuarie e precarie.
Per i lavoratori anziani, toccati dall’innalzamento dell’età di pensionamento, dobbiamo prevedere un piano per l’invecchiamento attivo, che aiuti la loro permanenza nel mercato del lavoro a condizioni lavorative, economiche e sociali adeguate, ma che consenta anche forme di uscita flessibile.
L’innalzamento dell’età di pensionamento, per non produrre effetti negativi sulle condizioni di vita delle generazioni più anziane, deve essere accompagnato da politiche di miglioramento dell’organizzazione del lavoro, da nuove forme di flessibilità dell’orario di lavoro, da nuove possibilità di combinare part time e sostegni al reddito e pensione, dal cambiamento delle mansioni in coerenza con l’età, dalla possibilità di combinare esigenze di cura e attività lavorativa.
Il sistema previdenziale e pensionistico non è solo uno degli elementi centrali del welfare, è anche un importante fattore di solidarietà tra generazioni: i lavoratori di oggi finanziano le pensioni di oggi, nella prospettiva che i lavoratori di domani paghino le loro. Per tutelare i giovani lavoratori che contribuiscono, dobbiamo preservare la stabilità finanziaria del sistema e al contempo dare delle garanzie sul loro futuro previdenziale, soprattutto per chi ha carriere lavorative saltuarie e precarie.
Per i lavoratori anziani, toccati dall’innalzamento dell’età di pensionamento, dobbiamo prevedere un piano per l’invecchiamento attivo, che aiuti la loro permanenza nel mercato del lavoro a condizioni lavorative, economiche e sociali adeguate, ma che consenta anche forme di uscita flessibile.
L’innalzamento dell’età di pensionamento, per non produrre effetti negativi sulle condizioni di vita delle generazioni più anziane, deve essere accompagnato da politiche di miglioramento dell’organizzazione del lavoro, da nuove forme di flessibilità dell’orario di lavoro, da nuove possibilità di combinare part time e sostegni al reddito e pensione, dal cambiamento delle mansioni in coerenza con l’età, dalla possibilità di combinare esigenze di cura e attività lavorativa.
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Chiuso il ponte dei Mulini (Calgheria). Il Comune mette in programma la ricostruzione
Il Sindaco di Casola Valsenio, Nicola Iseppi, ha emesso un'ordinanza che vieta il transito sul "Ponte dei Mulini" (località Calgheria-Cà di Canzola).
A seguito di segnalazione pervenuta al Comune di Casola Valsenio, il personale del servizio Coordinamento LLPP Valle Senio ha effettuato un sopralluogo di verifica presso il ponte dei Mulini, dal quale è emersa la necessità di procedere ad un approfondimento tecnico volto ad accertare il suo effettivo stato di sicurezza. E' stato affidato l'incarico allo studio Micheloni Srl affinché redigesse una relazione diagnostica in grado di stabilire lo stato di salute del ponte; il 2 febbraio 2018 con prot n. 544 è pervenuta la relazione del tecnico incaricato nella quale è stato comunicato al Comune che le condizioni strutturali del ponte sono tali da non renderlo idoneo al transito veicolare, che le travi principali presentano gravi lesioni strutturali e le indicazioni delle prove di laboratorio effettuate sui materiali costituenti la struttura confermano la totale non idoneità strutturale e quindi il ponte è stato classificato al livello 5 della scala livelli di esercizio, posizione di massima criticità che richiede l'immediata chiusura al traffico.
Per queste motivazioni si è disposta la chiusura immediata del manufatto a pedoni e veicoli.
Il Comune di Casola Valsenio ha previsto nel piano triennale delle opere un investimento da 550.220 euro, è la stima dello Studio Micheloni per la realizzazione di un nuovo ponte di 42 mt di lunghezza (come quello attuale) per 4,5 metri di larghezza (più largo dell'attuale) in struttura mista cemento armato e acciaio oppure solamente in acciaio. La stima considera già i costi di smaltimento del ponte attuale e le spese tecniche necessarie.
A seguito di segnalazione pervenuta al Comune di Casola Valsenio, il personale del servizio Coordinamento LLPP Valle Senio ha effettuato un sopralluogo di verifica presso il ponte dei Mulini, dal quale è emersa la necessità di procedere ad un approfondimento tecnico volto ad accertare il suo effettivo stato di sicurezza. E' stato affidato l'incarico allo studio Micheloni Srl affinché redigesse una relazione diagnostica in grado di stabilire lo stato di salute del ponte; il 2 febbraio 2018 con prot n. 544 è pervenuta la relazione del tecnico incaricato nella quale è stato comunicato al Comune che le condizioni strutturali del ponte sono tali da non renderlo idoneo al transito veicolare, che le travi principali presentano gravi lesioni strutturali e le indicazioni delle prove di laboratorio effettuate sui materiali costituenti la struttura confermano la totale non idoneità strutturale e quindi il ponte è stato classificato al livello 5 della scala livelli di esercizio, posizione di massima criticità che richiede l'immediata chiusura al traffico.
Per queste motivazioni si è disposta la chiusura immediata del manufatto a pedoni e veicoli.
Il Comune di Casola Valsenio ha previsto nel piano triennale delle opere un investimento da 550.220 euro, è la stima dello Studio Micheloni per la realizzazione di un nuovo ponte di 42 mt di lunghezza (come quello attuale) per 4,5 metri di larghezza (più largo dell'attuale) in struttura mista cemento armato e acciaio oppure solamente in acciaio. La stima considera già i costi di smaltimento del ponte attuale e le spese tecniche necessarie.
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mercoledì 28 febbraio 2018
Damiano: “Fiero del programma del PD su lavoro, stato sociale e lotta alle diseguaglianze”
Intervista a Cesare Damiano di Giulia Merlo – Il Dubbio, 28 febbraio 2018 in Politiche 2018
Una campagna elettorale agli sgoccioli, in cui la polemica non si è mai placata. Ora l’ultima, con gli attacchi a Renzi da sinistra. Cesare Damiano, leader dell’area LabourDem e candidato al collegio uninominale di Terni, non è certo un renziano ma difende il segretario: «Non mi stupisce l’accanimento: la legge del “nemico a sinistra” è sempre stata uno dei nostri mali. Da uomo di sinistra che vuole l’unità, dico che non la si ottiene a bastonate».
Una campagna elettorale agli sgoccioli, in cui la polemica non si è mai placata. Ora l’ultima, con gli attacchi a Renzi da sinistra. Cesare Damiano, leader dell’area LabourDem e candidato al collegio uninominale di Terni, non è certo un renziano ma difende il segretario: «Non mi stupisce l’accanimento: la legge del “nemico a sinistra” è sempre stata uno dei nostri mali. Da uomo di sinistra che vuole l’unità, dico che non la si ottiene a bastonate».
Immagini dal Mondo 2018. La programmazione di marzo
#DOVE @ORE 20,45 Sala Nolasco Biagi - Via Cardinal Soglia (1° piano) Casola Valsenio.
#DOPO PROIEZIONE @A fine proiezione viene offerto un piccolo buffet a tutti i partecipanti. Via spettiamo numerosi e ... passate parola.
#ORGANIZZAZIONE @CIRCOLO FOTOGRAFICO CASOLANO - CFC
[02 Marzo] @Claudio Menni #Viaggio in Mali.
La falesia di Bandiagara, le popolazioni Dogon, la mitica Timboucktù e i villagi sul fiume Niger.
[09 Marzo] @Rosalba Pezzi #Sri Lanka.
Viaggio tra la storia e la bellissima natura dell'Isola di Smeraldo.
[16 Marzo] @Girolamo Sorrentino #Tasmania.
Ricca di aree protette, una natura viva ed uno stile di vita semplice.
Dalle soleggiate coste orientali alla foresta pluviale dell'ovest, passando per spiagge selvagge e montagne silenziose, quale miglior modo di visitarla se non con bici e tenda?
[23 Marzo] @Massimo Dalmonte #Passaggi in Argentina.
Buenos Aires, Patagonia, Iguazù cascate e missioni, Fiesta de la vindimia a Mendoza, e un po’ di tango come collante.
[29 Marzo] @Paola Giacometti e Pierino Malavolti #Marocco.
I mille colori del Marocco. Da Marrakech a Fez passando tra i paesi di influenza spagnola del nord fino al deserto del Sahara attraverso la valle dello Ziz.
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Per lui, pari sono!
Se, anche a causa di Leu, dovesse esserci un governo guidato dalla destra, che fine faranno tutte le leggi sui diritti civili approvate dal PD?
Pietro Grasso parla chiaro, equipara senza appello e senza distinzioni Matteo Renzi a Salvini, Berlusconi e Di Maio.
E lo fa con le argomentazioni che leggete qui a fianco, poche settimane dopo aver proposto l’abolizione delle tasse universitarie (meno tasse per tutti?). L’approfondimento del messaggio sul Corriere non è meno perentorio di quello del tweet.
La prima domanda che viene in mente è “perché, se sono tutti così ugualmente brutti sporchi e cattivi, aprite al M5S e investite ogni energia per attaccare il PD e il suo segretario?”.
Ma in questo tranciante giudizio del presidente del Senato c’è qualcosa di molto più serio su cui riflettere, senza bisogno di approfondire i palesi motivi che hanno portato alla scissione: fuggire dalle primarie, ossia dal giudizio del proprio elettorato, quindi salvare la candidatura (una volta mancata la rimozione di Renzi dalla segreteria nonostante il “duro travaglio” e l’aiuto “scafartiano” dell’House Organ grillino).
Grasso mette sullo stesso piano dei leader delle tre destre italiane (Lega, Forza Italia e M5S) il segretario del partito cardine di una maggioranza di governo che ha prodotto le seguenti leggi:
Pietro Grasso parla chiaro, equipara senza appello e senza distinzioni Matteo Renzi a Salvini, Berlusconi e Di Maio.
E lo fa con le argomentazioni che leggete qui a fianco, poche settimane dopo aver proposto l’abolizione delle tasse universitarie (meno tasse per tutti?). L’approfondimento del messaggio sul Corriere non è meno perentorio di quello del tweet.
La prima domanda che viene in mente è “perché, se sono tutti così ugualmente brutti sporchi e cattivi, aprite al M5S e investite ogni energia per attaccare il PD e il suo segretario?”.
Ma in questo tranciante giudizio del presidente del Senato c’è qualcosa di molto più serio su cui riflettere, senza bisogno di approfondire i palesi motivi che hanno portato alla scissione: fuggire dalle primarie, ossia dal giudizio del proprio elettorato, quindi salvare la candidatura (una volta mancata la rimozione di Renzi dalla segreteria nonostante il “duro travaglio” e l’aiuto “scafartiano” dell’House Organ grillino).
Grasso mette sullo stesso piano dei leader delle tre destre italiane (Lega, Forza Italia e M5S) il segretario del partito cardine di una maggioranza di governo che ha prodotto le seguenti leggi:
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Verso le elezioni politiche 2018
Venerdì 2 marzo, banchetto del PD in piazza Oriani
Venerdì mattina, 2 marzo, dalle ore 9.30 alle ore 12.00, saremo in piazza con il banchetto del Partito Democratico, per incontrare i cittadini, per diffondere materiale informativo sulle prossime elezioni politiche, sulle cose fatte dal PD al governo del Paese, sulle cose da fare nella prossima legislatura.
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Verso le elezioni politiche 2018
martedì 27 febbraio 2018
Il video spot del PD, per il voto del 4 marzo
Il 4 marzo sta arrivando e l'operazione #primoposto è alla nostra portata. Guarda e diffondi il nuovo video spot del PD per convincere gli indecisi! Avanti, insieme!
https://www.facebook.com/partitodemocratico.it/videos/10155693818876896/
https://www.facebook.com/partitodemocratico.it/videos/10155693818876896/
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3. Terzo settore: semplicemente, una priorità
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Sostenere il Terzo settore è per il PD una priorità. Un settore di 700 mila lavoratori, pari al 4,3% del Pil. Uno spaccato importante della nostra economia, tanto che è uno dei settori che, in piena crisi, ha aumentato gli occupati. Il Terzo settore, con la presenza in tutto il Paese (dalle periferie delle grandi città ai piccoli borghi) e con cinque milioni di volontari, non è solo un aiuto decisivo per chi si trova in difficoltà, ma rappresenta un importante fattore di coesione sociale. L’intento della riforma che abbiamo approvato è stato quello di allargare la partecipazione attiva e responsabile delle persone, di valorizzare il potenziale di crescita sociale e occupazionale dell’economia sociale, di puntare su razionalizzazione e semplificazione. Per la prossima legislatura ci impegniamo a dare attuazione alla riforma e a introdurre:
Sostenere il Terzo settore è per il PD una priorità. Un settore di 700 mila lavoratori, pari al 4,3% del Pil. Uno spaccato importante della nostra economia, tanto che è uno dei settori che, in piena crisi, ha aumentato gli occupati. Il Terzo settore, con la presenza in tutto il Paese (dalle periferie delle grandi città ai piccoli borghi) e con cinque milioni di volontari, non è solo un aiuto decisivo per chi si trova in difficoltà, ma rappresenta un importante fattore di coesione sociale. L’intento della riforma che abbiamo approvato è stato quello di allargare la partecipazione attiva e responsabile delle persone, di valorizzare il potenziale di crescita sociale e occupazionale dell’economia sociale, di puntare su razionalizzazione e semplificazione. Per la prossima legislatura ci impegniamo a dare attuazione alla riforma e a introdurre:
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2. Raddoppiare le risorse per il reddito d’inclusione
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Dopo decenni di convegni in cui ci si lamentava che l’Italia era l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura strutturale di contrasto alla povertà, un reddito di ultima istanza sottoposto alla prova dei mezzi, i governi a guida PD hanno finalmente colmato questa lacuna. Se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale di contrasto alla povertà, in pochi anni l’Italia ha fatto un passo in avanti gigantesco, arrivando a dotarsi di una misura strutturale
che vale oltre 2,3 miliardi di euro dal 2018. A gennaio, il 60% degli aventi diritto aveva già fatto domanda (300 mila famiglie su 500 mila). Nel corso dell’anno, le famiglie che potranno beneficiare del reddito di inclusione arriveranno a 750 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone (il 53% di tutte le persone in povertà assoluta).
Dopo decenni di convegni in cui ci si lamentava che l’Italia era l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura strutturale di contrasto alla povertà, un reddito di ultima istanza sottoposto alla prova dei mezzi, i governi a guida PD hanno finalmente colmato questa lacuna. Se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale di contrasto alla povertà, in pochi anni l’Italia ha fatto un passo in avanti gigantesco, arrivando a dotarsi di una misura strutturale
che vale oltre 2,3 miliardi di euro dal 2018. A gennaio, il 60% degli aventi diritto aveva già fatto domanda (300 mila famiglie su 500 mila). Nel corso dell’anno, le famiglie che potranno beneficiare del reddito di inclusione arriveranno a 750 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone (il 53% di tutte le persone in povertà assoluta).
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1. Non autosufficienza: sostegno economico, servizi di cura e investimento sull’autonomia
Il programma PD. Prendersi cura delle persone.
Dopo avere colmato nella legislatura appena terminata una lacuna storica del welfare italiano, quella del contrasto alla povertà, è arrivato il momento di affrontare altri bisogni sui quali l’Italia è ancora in ritardo: la cura delle persone non autosufficienti. Negli altri paesi europei, negli ultimi due decenni, sono state introdotte nuove politiche per la non autosufficienza; noi abbiamo iniziato in modo sistematico solo negli ultimi anni. Le cose fatte dai governi a guida PD sono importanti: la legge sul Dopo di noi, il riconoscimento
e il sostegno a chi si prende cura di un familiare malato o disabile (caregiver familiare), la previsione di un Piano nazionale per la non autosufficienza. Su queste basi costruiremo una riforma più ampia, che dia a tutte le persone non autosufficienti e alle loro famiglie diritti, sostegno economico e certezze. Partendo dalla consapevolezza che, per le persone non-autosufficienti, l’assistenza da parte dei collaboratori familiari non è un lusso ma una necessità esistenziale al pari delle spese mediche, vogliamo rendere le politiche per la non autosufficienza un diritto di cittadinanza e l’indennità di accompagnamento un diritto soggettivo legato al bisogno di cura individuale.
Per questo, aumenteremo l’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone, dando libertà di scelta tra un assegno di cura e un budget di cura, favorendo così il riconoscimento professionale e la regolarizzazione degli assistenti familiari. L’indennità aumenterà per tutti e arriverà a raddoppiare per i casi più gravi. I finanziamenti aggiuntivi saranno reperiti attraverso un contributo specifico di 0,5% della retribuzione lorda. Il costo del lavoro delle imprese si ridurrà in ogni caso rispetto a oggi per via della riduzione di quattro punti del cuneo contributivo.
Dopo avere colmato nella legislatura appena terminata una lacuna storica del welfare italiano, quella del contrasto alla povertà, è arrivato il momento di affrontare altri bisogni sui quali l’Italia è ancora in ritardo: la cura delle persone non autosufficienti. Negli altri paesi europei, negli ultimi due decenni, sono state introdotte nuove politiche per la non autosufficienza; noi abbiamo iniziato in modo sistematico solo negli ultimi anni. Le cose fatte dai governi a guida PD sono importanti: la legge sul Dopo di noi, il riconoscimento
e il sostegno a chi si prende cura di un familiare malato o disabile (caregiver familiare), la previsione di un Piano nazionale per la non autosufficienza. Su queste basi costruiremo una riforma più ampia, che dia a tutte le persone non autosufficienti e alle loro famiglie diritti, sostegno economico e certezze. Partendo dalla consapevolezza che, per le persone non-autosufficienti, l’assistenza da parte dei collaboratori familiari non è un lusso ma una necessità esistenziale al pari delle spese mediche, vogliamo rendere le politiche per la non autosufficienza un diritto di cittadinanza e l’indennità di accompagnamento un diritto soggettivo legato al bisogno di cura individuale.
Per questo, aumenteremo l’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone, dando libertà di scelta tra un assegno di cura e un budget di cura, favorendo così il riconoscimento professionale e la regolarizzazione degli assistenti familiari. L’indennità aumenterà per tutti e arriverà a raddoppiare per i casi più gravi. I finanziamenti aggiuntivi saranno reperiti attraverso un contributo specifico di 0,5% della retribuzione lorda. Il costo del lavoro delle imprese si ridurrà in ogni caso rispetto a oggi per via della riduzione di quattro punti del cuneo contributivo.
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Prendersi cura delle persone. Il programma PD
Pubblichiamo, punto per punto, il programma PD per lo stato sociale e la sanità.
Per rafforzare e difendere il modello sociale europeo, dobbiamo innanzitutto rendere più europeo e più universale lo stato sociale italiano.
Per rafforzare e difendere il modello sociale europeo, dobbiamo innanzitutto rendere più europeo e più universale lo stato sociale italiano.
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lunedì 26 febbraio 2018
7. Gli italiani all’estero come risorsa per il Paese
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
Dobbiamo valorizzare i 5 milioni di italiani all’estero, una risorsa e una rete di conoscenze per tutto il Paese. Intendiamo mettere in campo interventi mirati per proseguire sulla strada del rilancio e della modernizzazione dei servizi consolari e dell’Aire. E per rendere il voto all’estero più sicuro, personale e inclusivo. Vogliamo realizzare una seria e aggiornata anagrafe delle associazioni italiane nel mondo con l’obiettivo di farle diventare colonna portante del sistema Italia all’estero. Creeremo un’anagrafe dei ricercatori italiani all’estero con aree di competenza, titoli, riconoscimenti e pubblicazioni, in modo da favorire la mobilità e la creazione di nuove collaborazioni, facilitando il contatto tra i ricercatori italiani emigrati e il sistema italiano.
Amplieremo il riconoscimento ufficiale di titoli, lauree, master, dottorati, specializzazioni post-laurea, abilitazioni e specializzazioni mediche per facilitare non solo il rientro in patria e la collocazione lavorativa di chi li ha ottenuti, ma anche la mobilità all’interno dell’Unione Europea e dell’Associazione europea di libero scambio, aree all’interno delle quali sono riconosciuti non solo i titoli di studio europei, ma anche quelli esteri già riconosciuti da uno stato membro.
Dobbiamo valorizzare i 5 milioni di italiani all’estero, una risorsa e una rete di conoscenze per tutto il Paese. Intendiamo mettere in campo interventi mirati per proseguire sulla strada del rilancio e della modernizzazione dei servizi consolari e dell’Aire. E per rendere il voto all’estero più sicuro, personale e inclusivo. Vogliamo realizzare una seria e aggiornata anagrafe delle associazioni italiane nel mondo con l’obiettivo di farle diventare colonna portante del sistema Italia all’estero. Creeremo un’anagrafe dei ricercatori italiani all’estero con aree di competenza, titoli, riconoscimenti e pubblicazioni, in modo da favorire la mobilità e la creazione di nuove collaborazioni, facilitando il contatto tra i ricercatori italiani emigrati e il sistema italiano.
Amplieremo il riconoscimento ufficiale di titoli, lauree, master, dottorati, specializzazioni post-laurea, abilitazioni e specializzazioni mediche per facilitare non solo il rientro in patria e la collocazione lavorativa di chi li ha ottenuti, ma anche la mobilità all’interno dell’Unione Europea e dell’Associazione europea di libero scambio, aree all’interno delle quali sono riconosciuti non solo i titoli di studio europei, ma anche quelli esteri già riconosciuti da uno stato membro.
6. L’Europa come forza di pace e sviluppo nel mondo
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
La sfida principale che attende l’Unione Europea oggi si chiama Mediterraneo. Un mare d’Europa e non un problema italiano come qualcuno vorrebbe far credere. Il G7 di Taormina e la presenza italiana nel Consiglio di Sicurezza Onu hanno contribuito a riaffermare la priorità del Mediterraneo allargato. Lo stesso vale per il nostro impegno a riaprire il negoziato politico in Libia, per l’azione multilaterale volta a fermare atroci tragedie come in Siria e per le nostre missioni militari, a partire dall’Iraq con il contributo alla sua libertà e alla sconfitta di Daesh.
Verso Sud e attraverso il Mediterraneo, l’Italia, insieme all’Europa, vivrà le sfide di questo secolo. Anche per includere nel suo progetto i Balcani e affermare principi di convivenza in Medio Oriente, pervaso da nuovi e vecchi conflitti. Allo stesso tempo, l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale.
La sfida principale che attende l’Unione Europea oggi si chiama Mediterraneo. Un mare d’Europa e non un problema italiano come qualcuno vorrebbe far credere. Il G7 di Taormina e la presenza italiana nel Consiglio di Sicurezza Onu hanno contribuito a riaffermare la priorità del Mediterraneo allargato. Lo stesso vale per il nostro impegno a riaprire il negoziato politico in Libia, per l’azione multilaterale volta a fermare atroci tragedie come in Siria e per le nostre missioni militari, a partire dall’Iraq con il contributo alla sua libertà e alla sconfitta di Daesh.
Verso Sud e attraverso il Mediterraneo, l’Italia, insieme all’Europa, vivrà le sfide di questo secolo. Anche per includere nel suo progetto i Balcani e affermare principi di convivenza in Medio Oriente, pervaso da nuovi e vecchi conflitti. Allo stesso tempo, l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale.
domenica 25 febbraio 2018
5. Costruire l’Unione sociale
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
Per unire l’Europa e i suoi cittadini è il momento di costruire anche una vera e propria Unione sociale. Non uno stato sociale federale, che sarebbe irrealistico di fronte alle profonde differenze dei sistemi di welfare europei, ma una cornice comune per promuovere inclusione, protezione e investimenti sociali. Serve un cambio di passo nella politica sociale dell’Unione Europea, che ora è troppo frammentata e poco riconoscibile ai cittadini. Va razionalizzata e rafforzata finanziariamente. La cittadinanza europea è oggi prevalentemente incentrata su diritti economici e politici. La Carta dei diritti fondamentali e il pilastro sociale elencano un paniere di diritti sociali comuni, ma solo come aspirazioni, come “diritti programmatici”, al massimo utili per operazioni di valutazione e monitoraggio.
Per unire l’Europa e i suoi cittadini è il momento di costruire anche una vera e propria Unione sociale. Non uno stato sociale federale, che sarebbe irrealistico di fronte alle profonde differenze dei sistemi di welfare europei, ma una cornice comune per promuovere inclusione, protezione e investimenti sociali. Serve un cambio di passo nella politica sociale dell’Unione Europea, che ora è troppo frammentata e poco riconoscibile ai cittadini. Va razionalizzata e rafforzata finanziariamente. La cittadinanza europea è oggi prevalentemente incentrata su diritti economici e politici. La Carta dei diritti fondamentali e il pilastro sociale elencano un paniere di diritti sociali comuni, ma solo come aspirazioni, come “diritti programmatici”, al massimo utili per operazioni di valutazione e monitoraggio.
4. Ridurre il debito: quota 100 in 10 anni
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
Ma la riduzione del debito pubblico non è solo un tema che riguarda il rapporto tra l’Italia e l’Europa. Ridurre il debito è un impegno che dobbiamo assumere innanzitutto con le future generazioni di italiani. I governi a guida PD in questi anni hanno raggiunto due importanti obiettivi di finanza pubblica: hanno ridotto il deficit (dal 3% del Pil del 2014 al 2,1% del terzo trimestre 2017) e hanno stabilizzato il debito al 132% del Pil. E questo senza infrangere le regole fiscali europee, salvaguardando la spesa sociale e sanitaria e iniziando a ridurre le tasse. Il debito pubblico tuttavia rimane troppo alto e dobbiamo impostare una strategia coerente e credibile per ridurlo. Per ridurre la probabilità di future crisi. E per destinare a scopi più produttivi (lotta
alla povertà, riduzione delle tasse, sostegno agli investimenti) i troppi miliardi che ogni anno usiamo per pagare gli interessi.
L’obiettivo del Partito Democratico è ridurre gradualmente ma stabilmente il rapporto tra debito pubblico e Pil al valore del 100% entro i prossimi 10 anni. Quello che serve per rassicurare i mercati, che ci prestano ogni anno mediamente 400 miliardi per rifinanziarci, non è tanto il livello del debito, né sicuramente annunci roboanti e poco credibili, che anzi hanno l’effetto opposto. La cosa veramente importante è realizzare una riduzione graduale ma costante.
Ma la riduzione del debito pubblico non è solo un tema che riguarda il rapporto tra l’Italia e l’Europa. Ridurre il debito è un impegno che dobbiamo assumere innanzitutto con le future generazioni di italiani. I governi a guida PD in questi anni hanno raggiunto due importanti obiettivi di finanza pubblica: hanno ridotto il deficit (dal 3% del Pil del 2014 al 2,1% del terzo trimestre 2017) e hanno stabilizzato il debito al 132% del Pil. E questo senza infrangere le regole fiscali europee, salvaguardando la spesa sociale e sanitaria e iniziando a ridurre le tasse. Il debito pubblico tuttavia rimane troppo alto e dobbiamo impostare una strategia coerente e credibile per ridurlo. Per ridurre la probabilità di future crisi. E per destinare a scopi più produttivi (lotta
alla povertà, riduzione delle tasse, sostegno agli investimenti) i troppi miliardi che ogni anno usiamo per pagare gli interessi.
L’obiettivo del Partito Democratico è ridurre gradualmente ma stabilmente il rapporto tra debito pubblico e Pil al valore del 100% entro i prossimi 10 anni. Quello che serve per rassicurare i mercati, che ci prestano ogni anno mediamente 400 miliardi per rifinanziarci, non è tanto il livello del debito, né sicuramente annunci roboanti e poco credibili, che anzi hanno l’effetto opposto. La cosa veramente importante è realizzare una riduzione graduale ma costante.
3. Un sistema di regole fiscali più semplici e flessibili
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
Le regole fiscali dovranno essere riformate e semplificate in modo complementare a questo processo, garantendo la sostenibilità delle finanze pubbliche ma anche fornendo i corretti incentivi alla crescita, agli investimenti e alle riforme, in modo da consentire una credibile traiettoria di medio termine di riduzione del debito e un adeguato livello di aumento del Pil, dell’occupazione e della crescita potenziale.
Per questo, l’attuale proposta di direttiva che punta a sostituire il Fiscal compact, e che introduce al posto dell’obbligo di pareggio strutturale di bilancio un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht e all’evoluzione della spesa pubblica, potrà essere discussa solo nel quadro di una parallela riforma del Patto di stabilita e crescita.
Le regole fiscali dovranno essere riformate e semplificate in modo complementare a questo processo, garantendo la sostenibilità delle finanze pubbliche ma anche fornendo i corretti incentivi alla crescita, agli investimenti e alle riforme, in modo da consentire una credibile traiettoria di medio termine di riduzione del debito e un adeguato livello di aumento del Pil, dell’occupazione e della crescita potenziale.
Per questo, l’attuale proposta di direttiva che punta a sostituire il Fiscal compact, e che introduce al posto dell’obbligo di pareggio strutturale di bilancio un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht e all’evoluzione della spesa pubblica, potrà essere discussa solo nel quadro di una parallela riforma del Patto di stabilita e crescita.
2. Per un governo economico dell’Eurozona
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
Il nostro obiettivo è quello di trasformare l’Eurozona in una vera Unione economica. Creando, cioè, una vera e propria istituzione politica di livello europeo che sia in grado di emettere bond per gestire la domanda aggregata e intervenire in caso di rischi sistemici. Questo significa condividere sovranità. Ma costruendo una politica europea comune che superi la logica intergovernativa e consenta un recupero di sovranità democratica di fronte alle sfide della globalizzazione.
Per raggiungere questo obiettivo, proponiamo queste linee di azione per i paesi che vorranno realizzare un’unione più stretta in campo economico.
• Creazione di un ministro delle Finanze dell’Eurozona che raccolga le funzioni del commissario per gli Affari
Economici e Monetari e del presidente dell’Eurogruppo, sia vicepresidente della Commissione e venga eletto dal Parlamento europeo.
• Creazione e potenziamento di un budget comune per gestire shock, anche asimmetrici, con politiche anticicliche.
• Emissione di Eurobond per finanziare progetti su capitale umano, ricerca e infrastrutture.
Ipotizzando un’emissione fino al 5% del Pil dell’Eurozona, si tratterebbe di risorse aggiuntive dirette per la crescita pari a 540 miliardi.
Il nostro obiettivo è quello di trasformare l’Eurozona in una vera Unione economica. Creando, cioè, una vera e propria istituzione politica di livello europeo che sia in grado di emettere bond per gestire la domanda aggregata e intervenire in caso di rischi sistemici. Questo significa condividere sovranità. Ma costruendo una politica europea comune che superi la logica intergovernativa e consenta un recupero di sovranità democratica di fronte alle sfide della globalizzazione.
Per raggiungere questo obiettivo, proponiamo queste linee di azione per i paesi che vorranno realizzare un’unione più stretta in campo economico.
• Creazione di un ministro delle Finanze dell’Eurozona che raccolga le funzioni del commissario per gli Affari
Economici e Monetari e del presidente dell’Eurogruppo, sia vicepresidente della Commissione e venga eletto dal Parlamento europeo.
• Creazione e potenziamento di un budget comune per gestire shock, anche asimmetrici, con politiche anticicliche.
• Emissione di Eurobond per finanziare progetti su capitale umano, ricerca e infrastrutture.
Ipotizzando un’emissione fino al 5% del Pil dell’Eurozona, si tratterebbe di risorse aggiuntive dirette per la crescita pari a 540 miliardi.
1. Democrazia e riforme: verso gli Stati Uniti d’Europa
Il programma PD. Più Europa. E più politica in Europa.
L’Unione Europea risente, dopo l’allargamento, una situazione confusa, in cui l’integrazione europea sembra nemica delle democrazie nazionali. Il nostro europeismo non può consistere nella mera difesa di uno status quo alla lunga insostenibile. I paesi che hanno in comune l’Euro non possono accontentarsi degli attuali livelli di integrazione: il bilancio europeo è insufficiente e non costituisce una leva adeguata per lo sviluppo comune; nelle istituzioni domina ancora troppo la logica intergovernativa rispetto alla capacità di rappresentare l’insieme dei cittadini europei. Siamo quindi a favore dello sviluppo di un’Europa democratica e politica dotata di risorse adeguate e incentrata su istituzioni comuni, dove la logica federale del metodo comunitario sia chiaramente dominante su quella intergovernativa.
I paesi che non vogliono entrare nell’Euro preferendo un’integrazione minimale non possono pretendere di bloccare gli altri: se non vorranno procedere su questa strada si imporrà un’integrazione differenziata su più livelli all’interno dell’Unione, con lo sviluppo di una più profonda integrazione politica ed economica distinta dal mercato unico.
Serve più Europa. E serve più politica in Europa.
L’Unione Europea risente, dopo l’allargamento, una situazione confusa, in cui l’integrazione europea sembra nemica delle democrazie nazionali. Il nostro europeismo non può consistere nella mera difesa di uno status quo alla lunga insostenibile. I paesi che hanno in comune l’Euro non possono accontentarsi degli attuali livelli di integrazione: il bilancio europeo è insufficiente e non costituisce una leva adeguata per lo sviluppo comune; nelle istituzioni domina ancora troppo la logica intergovernativa rispetto alla capacità di rappresentare l’insieme dei cittadini europei. Siamo quindi a favore dello sviluppo di un’Europa democratica e politica dotata di risorse adeguate e incentrata su istituzioni comuni, dove la logica federale del metodo comunitario sia chiaramente dominante su quella intergovernativa.
I paesi che non vogliono entrare nell’Euro preferendo un’integrazione minimale non possono pretendere di bloccare gli altri: se non vorranno procedere su questa strada si imporrà un’integrazione differenziata su più livelli all’interno dell’Unione, con lo sviluppo di una più profonda integrazione politica ed economica distinta dal mercato unico.
Serve più Europa. E serve più politica in Europa.
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