mercoledì 16 febbraio 2011

Le proposte del PD per un'agenda digitale italiana

L’avvento dell’era digitale sta cambiando l’economia, le forme di comunicazione e di impegno politico, le nostre stesse vite. Nei Paesi privi di democrazia e libertà, Internet è uno straordinario motore di cambiamento. A livello comunitario, il mercato digitale viene definito come la “quinta libertà” e, come tale, il suo sviluppo viene considerato prioritario. 
L’innovazione tecnologica ha un ritmo tale da modificare continuamente e in profondità la realtà della Rete. I mutamenti più recenti, con l’enorme incremento dell’accesso da reti mobili legato agli smartphone e ai nuovi tablet, moltiplicano le possibilità di superare il divario digitale ma allo stesso tempo pongono nuovi problemi. Libertà e neutralità della Rete vanno ora difese anche dall’eccessiva diffusione di circuiti chiusi e a pagamento che sono l’altra faccia della medaglia del successo dei motori di ricerca e dei nuovi device e delle loro applicazioni proprietarie.
(…)
Di fronte alla linea di questo governo il PD deve indicare la propria visione, contribuendo al confronto per varare finalmente un’Agenda digitale italiana e mettendo al centro della propria iniziativa i temi della cittadinanza digitale.
Le proposte del PD si articolano attorno a quattro grandi obiettivi:
1) Garantire il diritto all’accesso al digitale a tutti i cittadini. 
2) Investire sulle reti per assicurare a tutti i cittadini un’offerta digitale adeguata e competitiva con gli altri paesi europei.
3) Sviluppare i contenuti digitali e contribuire a ridurre il divario della nostra domanda rispetto agli altri paesi europei
4) Aggiornare il quadro normativo e regolatorio per salvaguardare la neutralità della Rete, semplificare il sistema e accrescere la competitività delle imprese.


1 euro in più sul biglietto: la tassa sul cinema la paga lo spettatore e il gestore diventa gabelliere per conto del Governo

Dal 1° luglio 2011 e almeno fino al 31 dicembre 2013, al biglietto del cinema verrà applicata una tassa di 1 euro. Lo dice un emendamento al Decreto Milleproroghe. In questo modo gli spettatori dovranno pagare una nuova tassa e toccherà ai gestori delle sale versarla, diventando in tal modo esattori per conto del governo. Solo poche settimane fa lo stesso governo aveva smentito (?!) l'aumento, che adesso è stato invece riconfermato. "In merito al provvedimento – ha afferma il ministro della Cultura Sandro Bondi - ho il dovere di precisare che la previsione di un aumento di 1 euro allo scopo di finanziare per tre anni consecutivi gli incentivi fiscali a favore del cinema stesso non era inizialmente nei miei progetti e nelle mie intenzioni".
Ma questo non era il governo che “non metteva le mani nelle tasche degli italiani”? Eccome no! Lui le mani non le mette, costringe gli altri a farlo. Lui, il governo, si limita a incassare i proventi.
E’ così con il biglietto del cinema, sarà così con la tassa di soggiorno e con le addizionali e tutti gli altri balzelli che verranno introdotti con il falso federalismo della destra e della Lega Nord!
In questo modo – lo diciamo chiaramente – si fa un pessimo servizio alla cultura, al nostro Cinema, alla possibilità stessa di operare e di lavorare delle sale cinematografiche dei centri più piccoli ancora attive, come il Cinema Senio di Casola Valsenio, la cui funzione sociale, culturale ed educativa deve essere invece preservata e sostenuta. Questa decisione, sbagliata e assurda, va ritirata.
Anche qui sta la differenza tra la destra e la sinistra.

martedì 15 febbraio 2011

Bersani: "Dimissioni ed elezioni anticipate"

"Non ci occupiamo di reati perché questo è il lavoro della magistratura - ha dichiarato Pier Luigi Bersani, segretario del PD - né ci occupiamo di peccati perché se ne occupa la chiesa. Noi ci occupiamo dell'Italia e non vogliamo che l'Italia sia allo sbando". Elezioni anticipate? "Siamo noi che le chiediamo, io chiedo le elezioni".

Berlusconi a processo

Silvio Berlusconi sarà processato il 6 aprile sul caso Ruby. Il Gip di Milano, Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato nei confronti del premier per i reati di concussione e prostituzione minorile. La procura ha stralciato la posizione del presidente del Consiglio rispetto agli altri indagati, Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. I reati ipotizzati fanno riferimento alle telefonate alla questura di Milano fatte dal Cavaliere per chiedere il rilascio di Karima Mahroug e ai presunti rapporti sessuali avuti con la ragazza quando era ancora minorenne.
Il giudizio immediato è legato all'evidenza della prova e la connessione tra i reati contestati a Silvio Berlusconi. Di conseguenza non ci sarà alcuna seduta preliminare e si procederà con il rito immediato.
Tra l'altro per il Gip, i reati imputati sono legati uno all'altro: la concussione sarebbe stata fatta per evitare che emergesse il secondo reato, la prostituzione minorile.
È stata negata inoltre la competenza del Tribunale dei Ministri: l'ufficio giudicante resta il Tribunale di Milano e saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione a comporre il collegio arbitrale il prossimo 6 aprile.
Nel decreto con cui il Gip di Milano ha rinviato a giudizio col rito immediato Silvio Berlusconi sono indicati anche tre funzionari della Questura di Milano che erano presenti la notte tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno quando arrivò la telefonata del Presidente del Consiglio che chiese di affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti. Oltre ai tre funzionari (Pietro Ostuni, Girogia Iafrate e Ivo Morelli) figurano tra le parti offese la stessa giovane marocchina e il Ministero dell'Interno.

Bersani intervistato dalla Padania: "Alla Lega dico: un patto per il federalismo vero"

Intervista di Carlo Passera de La Padania, a Pier Luigi Bersani: "E' il Carroccio a tenere attaccata oggi la spina del governo Berlusconi. Un accanimento terapeutico con l'unico scopo di portare a casa il federalismo. Ma in queste condizioni si rischia di fare una cattiva riforma".
(leggi l'intervista)

Basta polemiche e indecisioni! Il 17 marzo deve essere la festa dell'Unità d'Italia

Pubblichiamo la lettera/appello di Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino e Presidente dell'ANCI

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signori del Governo,
Noi Sindaci d’Italia rivolgiamo un vibrante appello al Parlamento e al Governo della Repubblica per sentire e condividere con noi, con le nostre comunità e con tutto il popolo italiano la volontà di ricordare e di celebrare, con la solennità che la data richiede, il centocinquantenario dell’Unità d’Italia nella giornata del 17 marzo, in cui 150 anni fa nel Parlamento di Torino veniva proclamata l’Italia unita.
Nella memoria dei nostri antenati e di tutte le generazioni presenti, passate e future che hanno concorso e concorreranno con il loro sacrificio ed impegno a fare sempre più prospero, unito e forte il nostro Paese, deve rimanere vivo e vitale il ricordo e il significato di quella giornata e del percorso di costruzione dell’Italia unita che ha attraversato questi 150 anni di storia italiana.
I cittadini italiani e tutti coloro che pacificamente vivono e lavorano nel nostro Paese devono poter dedicare una giornata, che deve essere di festa, alla riflessione e all’attenzione alla propria storia, ed alla propria identità, per ritrovare lo slancio con cui costruire il presente guardando al futuro.
Un paese non è solo la sua economia ma l’economia e la crescita sono fondamentali per guardare con serenità al futuro. Tanto più in un paese come l’Italia, che da troppo tempo è fermo. Lo sviluppo dell’economia è però condizionato anche dalla capacità di stare insieme, di valorizzare il bene comune, di fare comunità o come si dice in termini più accessibili, di fare squadra.
Una giornata di festa in un anno in cui peraltro molte festività si accavallano è utile per far scattare la scintilla comunitaria. Una giornata particolare, come richiede il grande valore della ricorrenza da onorare, in cui ciascuno potrà nelle diverse forme, momenti e sedi a ciò dedicate, volgere il pensiero e l’animo a ciò che significa essere italiani, uomini e donne impegnati nel lavoro, nella famiglia, nella società, nelle istituzioni.

domenica 13 febbraio 2011

Centinaia di migliaia di donne e uomini in tutte le piazze d'Italia, per la dignità e per dire basta!

Berlusconi, guarda che spettacolo!

Solo il TG1 di Minzolini non se n'è accorto!
In Italia oggi è successo qualcosa di unico e senza precedenti. Manifestazioni delle donne, per la dignità delle donne, per risollevarci dal baratro in cui è finita l'Italia grazie al signor bunga-bunga. Ma per il Tg1 la notizia non merita certo l'apertura della serata. E neppure approfondimenti speciali. Nonostante sia accaduto qualcosa di speciale: qualunque cronista lo sa.

Prima i titoli vanno sui migranti e i loro sbarchi (per i quali Berlusconi, la destra e la Lega Nord dovrebbero rimangiarsi molte parole). Poi l'Egitto. Con servizi di approfondimento. Dopo l'Algeria. Dopo 8 minuti ancora le manifestazioni delle donne hanno meritato appena un accenno. Meglio non dedicarvi troppo tempo. Potrebbe disturbare qualcuno.
Ma la giornata di oggi non si cancella. Peserà, eccome che peserà!

Grande partecipazione ovunque, piazze gremite in tutte le città dell'Emilia-Romagna
“Un corteo imponente, civile, colorato” ha scritto su facebook il segretario regionale del PD, Stefano Bonaccini a proposito della manifestazione di Bologna. “Come in tutte le piazze dell'Emilia-Romagna e il PD c'era, senza bandiere, com'era giusto, ma con la passione di una grande forza popolare. Vuoi vedere che, lavorando come Oriali, anni di fatica e botte, vinci casomai i mondiali... Forza, tocca a noi”.
“Anche a Forlì una piazza meravigliosa! Una piazza piena di colori e di sorrisi...” segnala un altro commento. “Anche a Reggio Emilia la piazza era piena” e così a Rimini “una piazza magica”.
“Manifestazione affollata e bellissima anche in Piazza Matteotti a Modena”. E poi Ferrara, Parma, Ravenna, con piazza del Popolo “affollatissima di donne, uomini, giovani e ragazze. Con testimonianze, interventi e la rappresentazione allestita dalle lavoratrici dell'OMSA, che hanno portato in piazza il dramma della perdita del posto di lavoro. La parola d'ordine, per tutte e per tutti, era DIGNITA'”.

venerdì 11 febbraio 2011

Il capo del PdL li caccia. E da noi cosa succederà?

Silvio Berlusconi, parlando coi presidenti di Regioni e Province del PdL, è stato categorico: "L'UdC deve uscire dalle giunte che governiamo noi". Secondo l'agenzia Ansa il premier avrebbe detto: "Gli attacchi personali non posso sopportarli più".
E dove l'UdC è alleata del PdL all'opposizione, come a Casola, che si fa? Si vive da separati in casa? Si fa finta di niente?

Inaccettabile la direttiva-bavaglio contro l'informazione Rai

"Se i contenuti fossero confermati, in realtà ci troveremmo di fronte a una direttiva sul bavaglio. Per il Partito democratico questo è inaccettabile". Lo ha affermato il segretario del PD, Pier Luigi Bersani.
"Ogni tentativo di mettere camicie di forza agli spazi informativi della Rai sarebbe, oltre che una violazione del pluralismo, dell'autonomia e della liberta di informazione, un danno grave verso l'azienda che subirebbe un contraccolpo molto grave anche sotto il profilo economico. Mi rivolgo quindi al presidente e ai membri della commissione di Vigilanza Rai e ai vertici dell'azienda - ha proseguito Bersani - affinché in questa fase politicamente delicata e complessa, respingano le pressioni che si sono fatte clamorose e garantiscano la possibilità a ogni giornalista e a ogni lavoratore di poter svolgere correttamente e in autonomia il proprio ruolo.
La Rai ha certamente bisogno di cambiamenti e di riforme, a partire da quelle sulla governance. Di certo non ha bisogno di una lunga agonia a cui la stanno portando le iniziative del PdL".

Sono proprio alla disperazione! Il PdL vuole mettere il bavaglio alla RAI

Se Bruno Vespa il lunedì sera tratta il caso Ruby-Berlusconi, per otto giorni nessun altro talk show potrà tornare sull'argomento. Per fare degli esempi: Ballarò, il martedì, dovrà occuparsi della crisi in Egitto e Annozero, il giovedì, della controversa festa del 17 marzo. È il "principio della ridondanza". A "Parla con me" sarà necessario il contraddittorio dei comici. Alla parodia di Minzolini dovrà seguire l'imitazione di Gad Lerner o di Bianca Berlinguer, perché "trasmissioni apparentemente di satira o di varietà" spacciano "una" verità per "la" verità.
Cari telespettatori, non siamo su "Scherzi a parte".
È tutto vero, messo nero su bianco dal senatore PdL della Vigilanza Rai Alessio Butti. Con un "Atto di indirizzo sul pluralismo" che verrà votato dalla commissione la prossima settimana, mercoledì probabilmente. La sinistra - secondo Butti - occupa la Rai e la tv di Stato "relega in posizioni assolutamente minoritarie le idee, i valori e le proposte della maggioranza degli italiani".

giovedì 10 febbraio 2011

Contributi alle imprese per rimuovere l'amianto e installare il fotovoltaico


Molto inter­es­sante l’iniziativa della Regione Emilia-Romagna che ha recen­te­mente lan­ci­ato un bando per per­me­t­tere da un lato la bonifica da amianto, dall’altro mag­giori instal­lazioni di impianti fotovoltaici. 9 mil­ioni di euro sono stati stanziati infatti per favorire non solo la rimozione del tossico amianto, ma anche per la sua sos­ti­tuzione con impianti foto­voltaici, favorendo la coiben­tazione degli edi­fici sot­to­posti ai lavori ed allo stesso tempo una mag­giore resa ener­get­ica degli stessi edi­fici, tramite auto­pro­duzione di energia.
Il bando è ind­i­riz­zato alle pic­cole e medie imp­rese del ter­ri­to­rio e sem­bra riscuotere inter­esse da parte dei destinatari.
Le domande andranno pre­sen­tate tramite posta cer­ti­fi­cata e rac­co­man­data nel peri­odo com­preso tra il 1° aprile ed il 2 mag­gio e potranno accedere al finanzi­a­mento, non ecce­dente i 150.000 euro per ben­e­fi­cia­rio, solo le pic­cole e medie imp­rese con sede legale nella Regione Emilia Romagna.
(Per saperne di più vai al sito della Regione Emilia-Romagna)

Dalla Regione 400 milioni l'anno per la prevenzione sanitaria

Il nuovo Piano regionale della prevenzione 2010-2012 è stato illustrato dall'assessore regionale alle Politiche per la salute, Carlo Lusenti.
Per quanto riguarda le risorse, la Regione ha seguito l'indicazione nazionale e ha destinato il 5% del Fondo sanitario regionale alla prevenzione: in tutto 400 milioni di euro l'anno.
Per quanto riguarda gli obiettivi il Piano segue tre linee: programmi di prevenzione per tutta la popolazione, per gruppi specifici e per scongiurare complicazioni da recidive di malattie.
Gli ambiti di intervento interessano cinque aree: la promozione della salute, la prevenzione e il controllo delle malattie trasmissibili, gli screening oncologici, il rapporto tra lavoro e salute e quello tra ambiente e salute.
(Vai al sito della Regione Emilia-Romagna per approfondire l'argomento)

Nuova politica agricola europea, dall'Emilia-Romagna le richieste per l'ortofrutta

1) Reciprocità di regole qualitative, commerciali e fitosanitarie tra i paesi europei ed extraeuropei;
2) Un ruolo più forte delle Organizzazioni dei produttori anche su scala transnazionale per governare meglio l’offerta sui mercati;
3) Reti protettive per affrontare le crisi di mercato attraverso fondi mutualistici e possibilità di ritiro delle produzioni eccedentarie;
4) Trasparenza e nuovi strumenti contrattuali nei rapporti con la grande distribuzione;
5) Una politica più incisiva per contrastare il calo generalizzato dei consumi domestici di frutta e verdura.

Sono queste le richieste a sostegno del comparto ortofrutticolo che arrivano dall’Emilia-Romagna, in vista della definizione della nuova politica agricola comune 2014-2020, indicate dall'assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni.

“Nonostante i forti investimenti in qualità e innovazione, l’ortofrutta italiana ed emiliano-romagnola continua a soffrire di una bassa redditività - ha sottolineato Rabboni - Vogliamo che nella nuova Pac ci sia una risposta adeguata alle difficoltà di questo importante comparto. Perché ciò accada occorre però che l’Italia definisca proposte chiare e di alto profilo, con una posizione unitaria e condivisa nei confronti dell’Unione europea”.
Bisogna quindi rafforzare il principio di una Pac che non serve solo agli agricoltori ma a tutti i cittadini europei e costruire un percorso che veda l’Italia protagonista.

Il ruolo e il peso dell'Emilia-Romagna nel settore
Con una PLV pari a circa 1, 1 miliardi di euro, pari al 30% del totale regionale, l’Emilia-Romagna è una delle regioni  forti dell’ortofrutta europeo. Una realtà che in questi anni ha fortemente investito in qualità e organizzazione con 14 mila aziende, pari al 50% del totale, organizzate in OP, una produzione integrata che ha raggiunto i 96 mila ettari e un biologico in forte crescita. In Emilia-Romagna hanno le loro radici alcuni grandi gruppi ortofrutticoli, leader a livello nazionale e internazionale e ogni anno si tiene, a Cesena, il Macfrut, la più importante manifestazione fieristica del settore a livello nazionale e la seconda in Europa.

mercoledì 9 febbraio 2011

La destra vuole modificare l'art.41 della Costituzione? Il PD propone 41 liberalizzazioni, ...vere!

Ecco la risposta PD alla propaganda berlusconiana: 41 proposte subito in rete, per discuterle con gli italiani. Non per modificare l'art. 41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.
Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del PD alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”.
L'azione del PD è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Costituzione sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.
Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del PD – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche lo 0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa.
“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner. Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.
“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetti che non provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario, un timing”.
“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.
(leggi le 41 liberalizzazioni proposte dal PD)

Reagire alle difficoltà, soprattutto in montagna

di Tiberio Rabboni (Assessore regionale all'agricoltura)

Siamo preoccupati per le prospettive della nostra montagna. In un paio di decenni hanno cessato l’attività circa la metà delle imprese agricole e quelle rimaste non godono sicuramente di buona salute. In Appennino il clima, i dislivelli e le caratteristiche dei suoli riducono le rese agricole ed aumentano i costi di produzione. Ma anche attorno all’agricoltura le cose non vanno bene. Le piccole e medie imprese industriali stentano a riprendere volumi e ritmi produttivi pre-crisi. E pure i consistenti tagli governativi alla spesa pubblica italiana sono motivo di preoccupazione. Quando le risorse pubbliche scarseggiano, non è affatto vero che scarseggino per tutti allo stesso modo; quel che è disponibile si impiega nelle aree a più alta concentrazione di popolazione e di attività. Lo confermano la recente abolizione del fondo nazionale per la montagna ed altri provvedimenti simili.
Si può contrastare questa deriva? La Regione ci prova, in attesa che anche altri lo facciano.
Le scelte sono quattro.
La prima è confermare le protezioni sociali per tutti i cittadini, dirottando su altri settori di spesa i tagli governativi.
La seconda è uno sforzo straordinario di investimenti pubblici sulle due leve che possono creare nuovo sviluppo e nuova occupazione: l’economia della conoscenza e l’economia verde. Ciò vuol dire, per fare alcuni esempi, creare 10 “tecnopoli” per coniugare ricerca, innovazione e sistema produttivo emiliano-romagnolo, una rete regionale per l’alta formazione, emanare bandi pubblici per finanziare progetti privati di ricerca pre-competitiva, un piano per le fonti energetiche rinnovabili, tecnologie e materiali per la riduzione dei consumi energetici e chimici, il volano turistico, l’agricoltura a qualità regolamentata.
La terza scelta è l’innalzamento della produttività delle risorse pubbliche attraverso un drastico taglio alle sovrastrutture amministrative, alle procedure burocratiche e l’incentivo alle Unioni dei Comuni per la gestione associata di gran parte dei servizi locali.
La quarta opzione è una strategia per la crescita della montagna fondata sulle sue potenzialità di grande volano per l’economia verde (agricoltura sostenibile, produzioni naturali, tipiche e tradizionali, turismo del territorio e dell’enogastronomia, forestazione produttiva, fonti energetiche rinnovabili,
multifunzionalità innovativa) dando priorità nell’accesso ai fondi pubblici: ad esempio, il Programma di sviluppo rurale destina il 40% delle sue risorse alla montagna pur rappresentando essa solo il 15% delle imprese. Questo si traduce in un impegno della Regione a cercare nuove fonti finanziarie per il contrasto del dissesto idrogeologico, per far riconoscere ai servizi di base parametri differenziati rispetto a quelli di pianura, per facilitare l’accesso ai servizi di rango superiore (ospedali, alta formazione, attività di ricerca) tramite sistemi a rete.
Tutto ciò mentre lavoriamo per un significativo riconoscimento del ruolo della montagna nella nuova Pac, sostenendo in particolare la creazione di un pagamento diretto aggiuntivo per tutti gli agricoltori che operano in zone svantaggiate e una disciplina europea per la riconoscibilità in etichetta dei prodotti delle aree montane.

Il PD e la montagna: "Stiamo con la gente che il governo ignora"

Sabato 12 febbraio, a Lizzano in Belvedere, nell'Appennino bolognese, dove è in corso la Festa regionale del PD sulla neve, si terrà l'attivo regionale del PD sulla montagna. Sarà l'occasione per presentare le proposte del PD per lo sviluppo e la valorizzazione dell'Appennino emiliano-romagnolo e denunciare i danni provocati dai tagli del Governo PdL-Lega Nord e dalla completa mancanza di un'organica politica nazionale per i territori montani.

martedì 8 febbraio 2011

10 febbraio, il ricordo della tragedia delle foibe

di Giacomo Giacometti

Il 10 febbraio è istituita per legge (n° 92 /2004) la giornata del ricordo della tragedia delle foibe, dal nome di crepacci naturali profondi anche centinaia di metri in cui furono gettate migliaia di vittime della violenza di squadre di partigiani comunisti della ex Jugoslavia di Tito. Il tutto avvenne verso la fine della 2^ guerra mondiale.
L'istituzione della giornata vuole essere la dedica a un ricordo perenne per quelle vittime, ma è stata anche la rimozione di un oblio totale in cui per anni furono tenuti quei fatti crudeli.
La giornata deve dunque essere anche un invito a proseguire la riflessione su quegli atroci fatti di sangue, per capirne le cause, per inquadrare meglio il contesto storico in cui avvennero, per definirne le responsabilità personali anche di chi diede gli ordini e di coloro che li eseguirono ed infine di coloro che li ignorarono.
Le tesi giustificazioniste tendono ad accreditare quella barbarie come ritorsione verso analoghi comportamenti tenuti da milizie fasciste e naziste, mentre altri, cercando di dare una forzata interpretazione politica, giustificano la violenza con la mira espansionista verso l'Istria del regime di Tito che portò squadre di partigiani a reprimere con la violenza ogni oppositore. Semplici azioni di guerra dunque!
Altri ancora richiamano la sostanziale neutralità tenuta dagli alleati, ormai certi vincitori della guerra, verso episodi che considerarono non meritevoli di intervento.
Pare che i Comandi dell'esercito anglo-americano fossero dislocati in zona e ragioni di strategia militare impedirono di intervenire in difesa della popolazione.
Forse, dopo tanti anni, è giunta l'ora che si aprano tutti gli archivi, perchè emerga tutta la verità su quegli episodi.
A quei martiri si deve verità!
Tuttavia, al di là della ricerca storica, si può già dire con certezza che anche allora la violenza della guerra provocò odio e altra violenza, che l'esasperazione ideologica provocò ogni aberrazione.
La giornata delle foibe ci dice di riandare con la memoria a quelle vittime, e ci obbliga anche a riflettere sulle violenze che avvengono nel mondo ai giorni nostri.
Sono anche queste violenze sull'uomo perpetrate in nome di distorte ideologie o di religioni fondamentaliste, tollerate o addirittura perpetrate da governi dittatoriali dediti a perseguire con guerre o strumenti di morte interessi di casta, piuttosto che il bene comune delle popolazioni.

lunedì 7 febbraio 2011

Conclusa l'Assemblea nazionale del PD. "Oltre Berlusconi con i nostri valori: onestà, serietà, civismo, solidarietà"

Pier Luigi Bersani in chiusura dell'Assemblea Nazionale richiama i punti principali di quello che sarà il programma di governo del PD

“Non saranno parole di conclusioni ma un'introduzione all'ultima fase del nostro lavoro. Il progetto per l'Italia”. Così Pier Luigi Bersani ha iniziato l’intervento che ha chiuso l'Assemblea Nazionale del PD. “Abbiamo mostrato una straordinaria coralità nell'analisi e nella questione politica: il dibattito di questi due giorni ha mostrato grande emozione e tensione civile che non dobbiamo abbandonare. Noi siamo un partito di governo e lo dimostriamo sia nelle decisioni politiche sia quando diciamo parole non generiche sull'Italia che vogliano e che promettiamo di fare”.
Il respiro del progetto. “Il nostro progetto e la sua lunghezza d'onda guarda il decennio appena finito ed il prossimo. Il decennio del berlusconismo ha aggravato i problemi economici e sociali. Abbiamo perso contatto con i paesi con cui stavamo volentieri in compagnia. Ormai siamo sotto la media dell'Europa dei 27 in molti aspetti fondamentali. In 2 anni ci siamo allontanati di 4 anni da Francia e Germania. La verità è stata occultata dal populismo berlusconiano. Noi dobbiamo dire la verità: questa è la chiave per rifiutare la chiave della rassegnazione, per costruire nuovi orizzonti e il futuro del paese. Nessuna favola ma una sfida positiva per il futuro.
L'arretramento del Paese è dovuto alla crisi democratica. L'inadeguatezza della politica del ghe pensi mi e del populismo ha deformato la visione del governo: un governo al servizio del breve termine, a servizio dell'interesse personale e non del generale”. Il distacco in Europa è altresì un distacco sociale e democratico. “Siamo arrivati alla politica dei trucchi. Organizziamo tutto il centrosinistra e affrontiamo il problema democratico e sociale.
Il tramonto berlusconiamo. “Ogni giorno si assiste ad un colpo contro i muri portanti della casa comune, contro il sistema delle regole. È giunto il momento per andare oltre. Guardiamo oltre Berlusconi. Rilanciamo il progetto europeo, sarà la finanza a pagare la crisi. I debiti non li devono pagare i giovani. Non lasciamo nessuna ipoteca sul loro futuro. Alleggeriamo il futuro e diamo nuove prospettive”.
Per Bersani i punti chiavi della ripresa sono la “riforma della Repubblica e un nuovo patto sociale per la crescita e lavoro”.
La riforma della Repubblica. Quando si parla di riforma repubblicana si intende proteggere la nostra Costituzione, che è la più bella del mondo, attraverso la sua innovazione. Questo significa ridurre il numero dei parlamentari, superare il bicameralismo perfetto tra Camera e Senato, una riforma elettorale, la cancellazione delle leggi fatte per la cricca e della sicurezza fai da te.
Significa riformare la Pubblica Amministrazione a partire dall'incompatibilità degli incarichi, la trasparenza, la riduzione dei ministeri, del numero delle Province, l'accorpamento dei piccoli comuni, la riduzione dei raggiri e delle falsità...”lo si farà altro che brunetta!”.
Significa un nuovo sistema di diritti a cui dare la massima importanza: “un figlio di immigrati nato in Italia è italiano, le donne devono contare di più. Mettiamo le mani nella politica con il calore di una risposta civica e morale che non può essere tenuto in astratto”.
Il Patto per la crescita e il lavoro. “Produttività e competitività devono essere recuperate a livello di sistema. Se siamo il Paese che cresce meno, con i prezzi che crescono di più, chi ci sta marciando? Stabilità e crescita devono darsi la mano. Basta con il tremontismo! Le diseguaglianze e la ricchezza solo in mano dei pochi inibisce la crescita: occorre stringere la forbice di questa disuguaglianza. Meno stato e più società non è la ricetta. Stato e società devono darsi una mano”.
“Abbandoniamo l'idea dei tagli lineari, mettiamo il cacciavite nel sistema. Noi sappiamo come farlo. Oltre al controllo della spesa, il PD rilancia sulla riforma fiscale dove abbiamo presentato il nostro progetto 20-20-20 legato ad una nuova fedeltà fiscale: una Maastricht del fisco che varrebbe almeno 50 miliardi di euro. Buone norme, tracciabilità, lotta al nero, atteggiamento vigoroso nei confronti dello stato e delle sue agenzie, il blocco totale e tombale di ogni condono.
Parliamo di lavoro. Lavoro unito nei diritti e nella sua rappresentanza. Un lavoro vulnerabile da proteggere con politiche positive per la crescita del welfare. Nessuna chiacchiera ma riforme liberali per lavoro, imprese, famiglia, giovani. Ma ricordiamo che nessun mercato può gestire la scuola e la salute”.
“Riattiviamo gli investimenti mettendo le poche risorse a disposizione nel modo giusto. Così otterremo nuove risorse da investire. Nelle politiche industriali si deve fare maggiore chiarezza. Caro Marchionne vogliamo parlare solo di pause nei turni o per i 150 anni dell'Italia fai in tempo a spiegarci come intendi investire? Per noi le risposte sono economia verde, nuovi processi tecnologici e qualità. Non si fa politica industriale con generici incentivi che fanno spuntare solo capannoni”.
La riforma federale e l'unità del Paese. “Il Nord si allontana dall'Europa e il Sud si allontana dal Nord. La novità deve venire proprio dal Sud: si parte da lì per dare credibilità ad una convincente ricostruzione dell'unità del Paese. Il Sud chiede riforme utili per sé stesso e per il Nord. Pieni diritti di cittadinanza, standard di servizi perché dove sta bene un cittadino, sta bene un'impresa. Il federalismo può essere una chiave importante, il federalismo non sono quelle 4 robette che ha scritto la Lega. Obiettivi di servizio, meccanismi perequativi, costi standard, sono cose che dovrebbero capire bene anche i leghisti. La Lega con Bersluconi non può farlo il federalismo! Al Sud non è tutto da buttare: non lasciamo soli i giovani amministratori lo dobbiamo a Salvatore Vassallo. Dobbiamo fare una guerra micidiale all'analfabetismo di ritorno, investire su scuole tecniche, professori, contratto unico di ricerca, stop alle riforme dell'università fantasma!”
“La nostra è una sfida della modernità per tenere assieme diritti sociali e diritti civili. Così ho sempre letto l'articolo 3 della Costituzione”.
“L'Italia non può essere più vecchia della sua democrazia, non può essere più vecchi degli italiani. Deve essere più giovane! Pronunciamo le parole essenziali, radicalmente alternative a Berlusconi: onestà, serietà, sobrietà, civismo, solidarietà.
“Riprendiamo queste parole e le mettiamo davanti al nostro mondo. Noi siamo un partito con valori civici, che sono il cuore del nostro progetto. C'è sottotraccia una forte esigenza di valori. Oltre l'umiliazione di questo periodo c'è l'Italia di domani e il PD, con tutte le sue forze e tutta la sua unità, si mette a servizio di questa Italia”.

Decreto Ronchi sulla privatizzazione dell’acqua. Il PD è mobilitato per bloccarlo

L’Assemblea nazionale del PD ha approvato un ordine del giorno a difesa dell’acqua pubblica e contro la privatizzazione forzata imposta dal governo Berlusconi. Il testo approvato impegna il partito a presentare in Parlamento proposte ed emendamenti per fermare gli effetti del decreto Ronchi in attesa della consultazione referendaria, a continuare la battaglia in difesa dell’acqua pubblica sostenendo la partecipazione alla consultazione referendaria come occasione per fermare la privatizzazione forzata imposta dal governo e avviare una riforma complessiva del settore che abbia al centro i principi ispiratori della proposta di legge presentata dal Partito democratico”.

Le candidature PD al parlamento saranno decise dal voto degli iscritti e degli elettori. …E negli altri partiti chi deciderà?

L'Assemblea nazionale del PD ha approvato l'ordine del giorno presentato da tutti i Segretari regionali per definire le modalità di selezione e scelta della prossima rappresentanza parlamentare.
L'ordine del giorno, che ha riassunto altre proposte presentate, tra cui quella di Pippo Civati, impegna il Pd ad un'ampia partecipazione democratica per la scelta dei candidati, precisa che le modalità (primarie o altre forme pienamente partecipative) saranno stabilite dalla Conferenza sul partito o, in caso di elezioni anticipate, da un regolamento approvato dalla Direzione nazionale.

L’Assemblea nazionale del PD ribadisce il NO al piano nucleare del Governo

L’Assemblea nazionale del PD, come affermato anche nella relazione conclusiva il Segretario Bersani, ha ribadito un chiaro no al piano nucleare del Governo. La contrarietà al nucleare non nasce da un approccio ideologico, ma da motivazioni concrete legate a valutazioni di carattere economico e tecnologico, oltre che ambientali.
Per quanto riguarda il referendum sul nucleare, pur ritenendo che lo strumento referendario sia ormai logorato, il PD ritiene che la campagna referendaria costituisca in ogni caso un’importante occasione di dibattito pubblico sui temi dell’energia e di pronunciamento da parte degli elettori su una questione di grande importanza. Questa sarà anche l’occasione per lanciare un forte impegno per una profonda riforma dell’istituto referendario che preveda tra l’altro l’aumento delle firme necessarie per la presentazione di quesiti referendari e l’abbassamento del quorum per la sua validità, affinché torni a rappresentare un importante ed efficace strumento di democrazia diretta su scelte di grandi rilievo per la vita del Paese.

sabato 5 febbraio 2011

Se non ora quando? L'appello delle donne per il 13 febbraio

Se non ora quando?
In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA
(guarda il video di "Se non ora quando?)

venerdì 4 febbraio 2011

Addio al fuoriclasse

di Massimo Barzaglia

Caro Diego,
appena ho saputo della tua scomparsa, ho riflettuto su quanto ci legava in un rapporto di amicizia e di stima, sincero e profondo. E non era una questione generazionale. Erano quell’insieme di valori, da te insegnati e da noi condivisi in quello spaccato di vita che più di tutti ti apparteneva, che ci legavano a te. Tanti bambini e ragazzi, anche con i tuoi suggerimenti, sono diventati uomini.
Sei sempre stato una persona sincera, onesta e garbata. Sopra ogni altra cosa spiccava la tua coerenza. Noi lo riconoscevamo in ogni tuo gesto e parola. Il calcio, lo sport, per te erano innanzitutto uno stile di vita. Il sacrificio, senso di squadra, rispetto dei ruoli e onestà. Questo tu hai insegnato a intere generazioni del nostro paese. Che non smetteranno mai di renderti merito.
Insieme abbiamo redatto le pagine sportive del periodico casolano Altavalle. Te lo chiesi con orgoglio, perché pensavo che nelle tue parole fosse ancora intriso quell’insieme di valori che il calcio mondano a effetto stava cancellando. Eravamo sul finire degli anni 90’ quando hai pubblicato nelle pagine di Altavalle alcune profonde e personali riflessioni sulla salute del mondo del calcio. Denunciasti una situazione drammatica, giunta oramai a fine corsa. Dopo pochi anni le tue riflessioni si tradussero in impetuosa realtà. Una diagnosi mai tanto azzeccata. Dapprima lo scandalo dei passaporti, il doping, le plusvalenze, la corruzione, sino ad arrivare a quanto hanno chiamato calciopoli. Scrivevi che quando il sacrificio e la passione sono sopraffatti dal denaro, non solo lo sport raggiunge il collasso, ma il senso stesso della vita.
E’ poi arrivata la tua malattia, che hai affrontato con la determinazione e la grinta che ti apparteneva. Mi ricordo, ogni volta che venivo a parlare e scambiare con te opinioni, che rimanevo stupito dal piglio e dalla tenacia con cui stavi lottando. Mai rassegnarsi, mi ripetevi. E tu Diego non hai mai smesso di mettere in pratica quegli stessi valori che con tanta passione ci hai insegnato. L’ultimo grande esempio della tua coerenza.
Tu ci hai lasciato, ma con noi rimarranno quel patrimonio di valori che hai profuso in ogni tuo istante.
Ciao Diego, sono sicuro che il tuo nome rimarrà per sempre impresso nel nostro paese.
Perché è così che capita ai fuoriclasse.
A un amico vero.

Diego se ne è andato

di Gianpaolo Sbarzaglia 

Diego se ne andato, è così che diciamo quando succede.
Io ho perso un amico e un maestro. Casola un casolano prezioso, un inestimabile uomo di sport e un autentico signore del calcio, la sua grande passione.
Diego Dall'Osso ha speso gran parte della sua vita a trasmettere a generazioni di giovani casolani l’amore per il calcio, l’educazione per lo sport.
Sono stato un suo giocatore. Nella metà degli anni sessanta fu lui che portò i 4 montanari casolani (il sottoscritto, Sergio Montefiori, Giuliano Spada, Dino Dall’Osso) alla bassa, in quel di Castelbolognese, e i 4 montanari appena arrivati fecero vincere al Castello il campionato di 1° categoria 63/64 mandandolo in Promozione.
Era maestro e tecnico nello stesso tempo, ti insegnava come stoppare o fare il cross ma anche la lealtà, la passione, l’amicizia, l’attaccamento alla propria squadra, il lavorare con impegno e saper soffrire per ottenere i risultati. Ti dava grande fiducia ma pretendeva anche molto, con lui non si sgarrava.
Per il suo Casola aveva sempre l’obbiettivo e una soluzione: “Un punto a partita, pochi in più nella stagione di bonaccia, pochi in meno nella stagione di tempesta. Per approdare questi risultati occorre programmazione, umiltà, sacrifici, serietà, preparazione a livello tecnico-organizzativo, cuore, gambe e polmoni a livello di calciatori”, scriveva ne "Il Senio" nel lontano 1984.
Il Comune di Casola ha riconosciuto- giustamente e meritatamente - la sua impagabile attività per lo sport casolano con il conferimento della medaglia d’oro.
Le doti umane, il senso di responsabilità, la sua passione per lo sport e la capacità di allenatore hanno certo segnato me ma anche tantissimi casolani.
Grazie Diego del tuo insegnamento. La comunità casolana ti è riconoscente per sempre.

giovedì 3 febbraio 2011

Federalismo municipale: governo battuto. E adesso, a casa

La Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale ha respinto il parere del relatore di maggioranza, Enrico La Loggia, sul decreto che riforma il fisco municipale. Il voto in Commissione si è concluso infatti con un pareggio (15-15) con il voto contrario di tutte le opposizioni compreso il rappresetante del FLI, Baldassarri. In caso di pareggio, il regolamento della Commissione bicamerale prevede infatti che il parere viene considerato respinto.
Anche il PD ha votato contro, perché il pasticcio costruito dal PdL e dalla Lega Nord è un finto federalismo, è un bidone vuoto, che determina un aumento delle tasse su lavoratori, imprese e famiglie.
In particolare con il raddoppio dell'ICI, ridefinita Imu, su immobili ad uso aziendale di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori.
Il PD da mesi ha proposto le soluzioni per un fisco municipale senza aumenti di imposte e con vera autonomia per i Comuni, ma da parte del Governo si è voluto insistere su una impostazione sbagliata.
L’Italia ha bisogno di un federalismo serio e responsabile. Calderoli ritiri e riscriva il decreto.

Dichiarazione del Segretario del PD, Pier Luigi Bersani:
"Un vero federalismo è necessario e possibile. Quello che è stato respinto era un pasticcio. Adesso, ci si fermi. Non ci sono le condizioni né giuridiche, né politiche per andare avanti. Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione. Si creino condizioni politiche nuove e si rifletta finalmente sulle proposte di un partito come il Partito Democratico, che ha le più forti e vere radici autonomiste."

On. Waletr Vitali (PD): "Il testo non può andare avanti lo stesso"
"Secondo noi non si puo' andare avanti lo stesso". Così il capogruppo del PD in commissione Bicamerale per il federalismo fiscale Walter Vitali replica ai cronisti che gli chiedono dell'intenzione della maggioranza di procedere comunque con l'emanazione del provvedimento, nonostante la bocciatura subita oggi dal decreto del federalismo fiscale sul fisco municipale in commissione Bicamerale. Vitali ribadisce quanto aveva proposto durante le dichiarazioni di voto sul provvedimento. "Il parere - aveva detto - verrà respinto. Anzichè procedere in modo insensato sul testo che non ha i consensi necessari: ci si fermi e si discuta in Commissione il prossimo decreto sulla fiscalità regionale e provinciale, sarebbe un atto di saggezza". Ma così non è stato.

La Patrimoniale? E’ nel progetto di federalismo della Lega Nord e del PdL

“La patrimoniale nel programma del PD non c’è. Punto”. Così Enrico Letta, vice segretario del Partito Democratico ha posto fine ad una sterile, falsa polemica sull'introduzione di una tassa patrimoniale nel programma di governo del PD.
Il PD, per affrontare il disastro del debito pubblico e sostenere i redditi e la ripresa non propone una "tassa patrimoniale" ma di spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro e d’impresa alle rendite finanziarie, e rilanciare una efficace azione di contrasto dell’evasione fiscale. Lo afferma chiaramente la mozione presentata dal PD e approvata dalla Camera dei Deputati.
La strategia di Berlusconi è stata facilmente smascherata: disorientare l'opinione pubblica attribuendo all’opposizione proposte inesistenti e fare in modo che il volano di diffusione fosse il Tg1 del fedele Minzolini.
La verità è che quella che si configura (o si configurerebbe) come una forma surrettizia di “tassa patrimoniale” la introduce proprio il Governo del PdL e della Lega: il decreto sul federalismo municipale contiene infatti il raddoppio dell’ICI su immobili ad uso aziendale di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori!

Ecco i successi della destra: il reddito è calato del 2,7%. Non succedeva dal 1995

 Era dal 1995 che non succedeva. Ma tra i record fallimentari del governo Berlusconi mancava anche le regressione dei redditi delle famiglie. I dati Istat parlano chiaro: nel 2009 il reddito nazionale è calato del 2,7% stabilendo la prima flessione dal 1995 ad oggi. Un altro chiaro segnale per chiedere con ancora più convinzione le dimissioni di Berlusconi.
Il dato che fa maggiormente riflettere è che, paradossalmente, la flessione è avvenuta principalmente al Nord, in quelle terre dove la Lega Nord e il PdL governano da anni, in quelle terre dove la propaganda populista ha preso il sopravvento. Cosa saranno disposti a dire oggi Bossi & co. a quelle famiglie che hanno visto impoverire il proprio portafoglio? Sempre colpa di Roma ladrona? Sempre colpa degli altri?
Sono tre anni che il PD chiede un intervento per ridurre il carico tributario su famiglie e pensionati. Non si può più tergiversare, bisogna avviare quanto prima una riforma fiscale che rilanci la crescita economica e redistribuisca reddito a favore dei ceti medi e delle fasce sociali più deboli.
Il PD ha presentato e fatto approvare una mozione parlamentare: riduzione delle tasse per lavoro e imprese e aumento di quelle su speculazioni e rendite finanziarie.
E’ questa la strada da percorrere. Ma per farlo bisogna mandare a casa Berlusconi e il governo della destra.

Siamo alle comiche finali: per Berlusconi il debito pubblico italiano l'hanno fatto i comunisti

Silvio Berlusconi, incalzato dalle insidiose (?!) domande del direttore del TG1, Minzolini, ha finalmente rivelato agli italiani il responsabile del pesante debito pubblico del Paese. Un debito che oggi, è bene ricordarlo, è pari al 116% del Prodotto Interno Lordo (PIL).
"Abbiamo ereditato un pesante debito pubblico dai governi del passato. Il debito - ha affermato Berlusconi - è stato moltiplicato 8 volte dal 1980 al 1992 dalle vecchie forze politiche con i comunisti in primo piano".
Peccato, per lui, che non sia vero. In quegli anni, dal 1980 al 1992 al governo non c'erano "i comunisti".
Nell'VIII (1979/83), nella IX (1983/87) e nella X legisaltura (1987/92), al governo ci sono stati ininterrottamente la DC e il PSI (...il PSI di Craxi, il pricipale protettore di Berlusconi!) a cui si aggiungevano di volta in volta il PSDI, il PRI e il PLI. Sono gli anni dei governi di pentapartito, che avevano assunto come "preambolo" politico proprio l'esclusione del PCI dal governo del Paese.

Ma veniamo al debito pubblico. In Italia, il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 1980 è al 60%, un valore allineato con quello medio degli altri Paesi dell’Europa a 15. Merito, evidentemente, delle maggioranze e dei governi che avevano retto il Paese fino ad allora. Ma mentre nel resto d'Europa il debito si è mantenuto a questi livelli per tutto il ventennio successivo, in Italia gli anni Ottanta hanno visto una progressione costante del debito fino a raggiungere nel 1994 il 121.5% del PIL (più del doppio rispetto al valore del 1980!). Allo stesso modo, gli anni Ottanta  sono stati anni di grandi disavanzi (deficit), con  una media annua del 10.7% del PIL contro il 4% dei paesi dell’Europa a 15. Negli stessi anni, inoltre, la spesa pubblica è passata dal 36% del PIL nel 1970 al 50% del PIL nel 1985.
Per chiarezza si riporta questa tabellina (si noti come nel periodo craxiano la % del debito sul PIL fa un balzo di 20 punti!):
Anno
%
Debito/PIL
Presidente del Consiglio
Partito
Coalizione
1980
59,5
Francesco Cossiga
DC
DC-PSI-PRI
1981
61,5
Arnaldo Forlani
DC
DC-PSI-PRI-PSDI
1982
66,6
Giovanni Spadolini
PRI
DC-PSI-PRI-PSDI-PLI
1983
72,0
Bettino Craxi
PSI
DC-PSI-PRI-PSDI-PLI
1984
77,4
1985
83,9
1986
88,1
1987
92,5
1988
94,7
Giovanni Goria
DC
DC-PSI-PRI-PSDI-PLI
1989
97,6
Ciriaco De Mita
DC
DC-PSI-PRI-PSDI-PLI
1990
99,1
Giulio Andreotti
DC
DC-PSI-PSDI-PLI
1991
103,1
1992
110,3

mercoledì 2 febbraio 2011

Berlusconi dimettiti!

La disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il 29%, tra le più alte in Europa. Secondo l'Istat mai così tanti disoccupati dal 2004 ad oggi.
“Ancora una pessima notizia dal fronte lavoro. Ancora un aumento dei giovani in disperata ricerca di lavoro: le generazioni più giovani passano dalla precarietà alla disoccupazione senza speranza. Non è soltanto conseguenza della crisi globale, è anche colpa grave di un governo concentrato da mesi sulle ragazzine a casa Berlusconi e di un ministro del Lavoro impegnato a tempo pieno a dividere i sindacati e a colpire i diritti dei lavoratori. Berlusconi si deve dimettere. L’Italia ha bisogno di un governo per le riforme, per la crescita e il lavoro". Così Stefano Fassina, Responsabile economia e lavoro del PD.

martedì 1 febbraio 2011

Imparare l'inglese, a Casola

Per il lavoro, per lo studio, per il divertimento... per comunicare è sempre più indispensabile conoscere bene la lingua inglese. Con l'intento di offrire un'opportunità e un servizio ulteriore ai cittadini casolani, l'Amministrazione Comunale organizza corsi di lingua inglese per gruppi di 6 persone di vari livelli a partire da marzo 2011.
Il corso sarà organizzato in 2 moduli da 10 ore cadauno da svolgersi dalle 20 alle 22 in giornate da definirsi. Il costo per ogni partecipante è di €. 100,00 per ogni modulo da 10 ore.
L’Amministrazione comunale mette a disposizione un viaggio-premio per Londra al migliore allievo di ogni livello di appartenenza.
Gli interessati potranno dare la propria adesione presso la Biblioteca Comunale "G. Pittano".
Il 21 febbraio alle ore 20.30 presso la Biblioteca comunale è fissato l'incontro con la docente, Sara Montefiori dello Studio Omnia Lezioni, per incontrare gli iscritti e definire i livelli di appartenenza. In tale occasione saranno comunicate le date del corso.