La Camera ha approvato la riforma della
pubblica amministrazione che segue, a distanza di un anno, l’approvazione del
decreto legge sulla pubblica amministrazione, contenente le norme più urgenti e
immediatamente applicabili, e una consultazione
pubblica che ha permesso un confronto reale,
frutto di un metodo di lavoro coesivo e partecipativo, con gli attori coinvolti.
Il provvedimento, collegato alla manovra di finanza pubblica e già
approvato dal Senato, è composto da 23 articoli che contengono prevalentemente
deleghe legislative da esercitarsi nei 12 mesi successivi all'approvazione
della legge.
La pubblica amministrazione è l'insieme di attività a presidio
degli interessi pubblici; da questo elemento occorre partire per comprendere la
ratio della riforma che non è rivolta esclusivamente ai 3 milioni di
dipendenti pubblici ma a tutti gli italiani. Questa è la chiave di lettura per
descrivere i singoli interventi contenuti in un testo che tiene insieme ambiti
e settori apparentemente distanti e diversi tra loro. Il primo grande
cambiamento è dunque nell'approccio: non una riforma di settore, ma una
“riforma Paese” per creare, mediante la garanzia della certezza e della
trasparenza, una pubblica amministrazione più democratica, più semplice e
più competente.
Tale provvedimento costituisce, dunque, un ulteriore passo avanti
lungo la strada delle riforme per l’ammodernamento del sistema-Italia: la
riforma del titolo V della Costituzione1, l'attuazione della cosiddetta “legge
Delrio” (legge n. 56 del 2014) e, adesso, la riforma della pubblica
amministrazione ci permetteranno di allineare il nostro Paese ai più alti standard
europei.
Per una lettura più approfondita e dettagliata del provvedimento
si rinvia ai lavori parlamentari (AC 3098) ai dossier del
Servizio Studi della Camera dei deputati.